Marco Roveda incontra Vasco Rossi

Intervista a Vasco Rossi   Ciao Vasco. Siamo entrambi figli della civiltà consumistica, che guarda sempre più all’apparire e meno all’”essere”. Quando ti sei accorto che il paradigma che ha passato il sistema ” studia che poi lavori, lavora che poi guadagni, guadagna che poi sei felice” è una ciulata? Me ne sono accorto negli

Intervista a Vasco Rossi

 

Ciao Vasco. Siamo entrambi figli della civiltà
consumistica, che guarda sempre più all’apparire e meno
all'”essere”. Quando ti sei accorto che il paradigma che ha passato
il sistema ” studia che poi lavori, lavora che poi guadagni,
guadagna che poi sei felice” è una ciulata?

Me ne sono accorto negli anni Settanta, a vent’ anni, grazie
alla ventata di ribellione contro quei falsi valori del consumismo
e dell’apparenza a tutti i costi, non raggiungendo gli ideali che
pensavamo di poter raggiungere.

 

Diventi ricco e famoso, ma ti rendi conto che insieme
ai soldi non è arrivata la
felicità…

I soldi non danno la felicità. So che non averli
è un problema perché devi pensare solo a quello. Ma
se li hai sono solo uno strumento per poter essere liberi.

 

Cos’è la felicità per te?

È una chimera, un’utopia. Puoi raggiungere la
serenità se lavori molto su te stesso. Non sono le cose a
renderti felice, ma con la tua consapevolezza puoi cercare di
essere sereno.

 

Io penso che la felicità sia uno stato di
grazia, che raggiungi se riesci a dare un senso alla tua vita, alle
tue azioni. Prima mi dicevi che abiti in un posto che ti piace, che
fai un lavoro che ti piace… Poi hai la
musica.

Si, abito in un bosco, sono un solitario, non mi piace la
confusione, mi piacciono i suoni della natura. La musica è
una cosa straordinaria, è una benedizione, mi aiuta
moltissimo, è un miracolo. Non abbiamo capito cos’è
in realtà la musica, non c’è una spiegazione…
Un linguaggio per comunicare le emozioni.

 

Ti rendi conto che la nostra civiltà in questo
momento storico non è eco-sostenibile?

Certo che me ne rendo conto. Ma dovrebbe rendersene conto
anche Bush, però si vede che gli interessi economici sono
così grossi che molti se ne fregano. Rischiamo di lasciare
un pianeta invivibile ai nostri figli.

 

Con il titolo del tuo nuovo disco, ‘Buoni o cattivi’,
che messaggio vuoi dare ?

Io canto le emozioni le sensazioni, la rabbia e uso l’ironia
per prendere in giro i luoghi comuni, le coscienze addormentate.
‘Buoni o cattivi’ è una provocazione. Per me i cattivi sono
i disperati, i disgraziati. Se devo scegliere, sto dalla parte
degli ultimi.

 

Per “cattivi” intendiamo quel che si ribellano, che
non accettano, a cui non vanno bene le cose come stanno. I veri
cattivi sono quelli che la gente comune considera buoni,
vero?

Infatti è pericoloso dividere il mondo dei buoni e
cattivi, perché porta sempre e solo a dividere, mentre-
è un concetto che esprimo nella canzone- qui tutto dovrebbe
aiutare a unire.

 

Dato che gli attori del sistema sono: la gente, il
mercato, e la politica, sei d’accordo nel dire che il mercato da
quello che la gente chiede e che i politici fanno la stessa cosa?
Quindi il protagonista “è la gente”?

Secondo me il mercato non da quello che vuole la gente. Il
mercato condiziona la gente, c’è un rimbambimento di
massa…

 

Naturalmente non parliamo delle persone che hanno
allineato la vita a valori ideali, ma di quelle schiave del
consumismo e dell’apparire…

…Che è la maggioranza, la gente è molto
influenzata dal bombardamento micidiale che arriva da tutto, dalla
televisione, dai mezzi di comunicazione di massa.

 

Lo dici in una canzone… “Tu non sei più
in grado neanche di dire se quello che hai in testa l’hai pensato
te!”

È difficile star fuori da questo e vivere secondo
valori diversi. Non penso che la gente voglia il “Grande Fratello”,
guardando la tv guardano quello che c’è. C’è una
logica perversa nel consumismo.

 

Dobbiamo riuscire a rompere questa
spirale.

Combattere contro secondo me è giustissimo. LifeGate
è un progetto molto intelligente, oltre che molto
interessante, è un bel segnale, è veramente un modo
concreto di dare un’alternativa a tutto questo, un’idea geniale, mi
ha conquistato!

 

Grazie…

Sinceramente è così che si fa, dare
un’alternativa. Prendi per esempio la tua radio. Una radio di altro
tipo, con una scelta musicale di un altro tipo, che non sia una
scelta… che non è scelta.

 

Se tu potessi far cambiare lavoro a qualche
politico… ci dici qualche nome?

Io fare i cambiare lavoro a tutti. Anche questa cosa, del
rapporto di fiducia e di rappresentanza: io eleggo un
rappresentante, lui decide per gli altri, guerra di qui, guerra di
là. Vorrei che ci andasse lui in prima linea, con l’elmetto,
come facevano una volta. Far guerra da casa, dallo “studio
ovale”… Sono diventati sempre meno quelli che fanno politica
per principi ideali e sinceri.

 

Vasco, cos’è per te la qualità della
vita?

È poter vivere decentemente. Cercare le cose giuste, e
non correre dietro a tutto quello che luccica. La qualità
della vita è una cosa che uno se la deve cercare. Non
dipende dai soldi che hai, dipende dai rapporti che riesci ad avere
con le persone… E fare un lavoro che ti piace è
fondamentale.

 

Che cos’è per te un mondo
migliore?

Un mondo che sia più attento all’ecologia,
all’ecosistema è fondamentale. Dove si possa vivere
più serenamente.

 

Con più etica.

Con dei valori, l’amore per esempio, la passione per le cose
che fai, per le donne. È l’amore che spinge tutto.
Ma… Ho paura di dire delle cose un po’ scontate.

 

No, non sono scontate. L’amore è la fonte della
civiltà. La fonte per vedere la vita in modo etico,
eco-sostenibile, equosolidale. Chi non è capace di amare
è un incivile, non ha cuore, non ha sentimento, abbandona il
cane in autostrada, il sacco dell’immondizia fuori dalla
finestra… Non dobbiamo avere vergogna di parlare di
sentimenti.

Condivido pienamente, è l’amore che spinge tutto.
Però alcuni dirigono l’amore in modo sbagliato, almeno se
stessi, non gli altri. Forse bisogna che la gente venga aiutata a
dirigere il proprio amore verso cose e motivazioni giuste, e questo
si fa con l’informazione e l’educazione. Dobbiamo trovare un
sistema per convivere e capire ognuno le ragioni dell’altro anch’io
l’ho imparato. Per cercare tutti di starci, in questo mondo, senza
rifiutarci a vicenda.

 

La Terra è “finita”, non è infinita. Non
possiamo crescere, e consumarla tutta.

Questo modello di civiltà non può consumare
al’infinito… Mi piace molto l’idea di Impatto Zero, un
concetto molto bello, molto intelligente, molto giusto, che prima o
poi dovrà illuminare le menti di quelli che dirigono i
grandi governi mondiali, perché altrimenti si rischia di
andare a rotoli. Non si può pensare di crescere, crescere,
crescere… di consumare, consumare, consumare… Senza
pensare al’impatto ambientale. Marco, mi fa molto piacere che metti
in pratica questo concetti, che li realizzi, sei il primo! Una cosa
eccezionale, sono diventato tuo fan! Fai un lavoro straordinario!

 

Grazie, grazie, grazie Vasco, ciao.

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