Coronavirus

Viaggio in una Venezia mai vista

Dopo l’acqua alta di novembre e l’emergenza coronavirus, Venezia si è risvegliata vuota, diversa. Tra acque cristalline e calli silenziose.

L’ultima visita risaliva allo scorso 25 febbraio, poco dopo i primi casi registrati in Italia di Covid-19 e la prima chiusura di alcune aree del paese. Già in quei giorni la città si era svuotata, e gli ultimi avventori si affrettavano con i trolley a raggiungere treni ed aerei per lasciare la città. Il carnevale infatti era finito qualche giorno prima – diversamente dagli altri anni – e si stava iniziando a parlare di emergenza sanitaria. È durante la settimana successiva, il 3 marzo 2020, che per combattere il calo del turismo, si offriva lo spritz in piazza San Marco. Oggi, dopo due mesi di isolamento, la città è completamente trasformata. E piazza San Marco, uno dei simboli della città lagunare, è vuota. I turisti sono scomparsi, i ponti sono liberi, non ci sono venditori ambulanti di selfie stick, non c’è nessuna ressa alla stazione.

Venezia
Il ponte di Calatrava, insolitamente vuoto © Rudi Bressa

Ciò che si ode, tra lo sciabordìo delle onde che si infrangono, è il canto di qualche gabbiano e degli altri uccelli che popolano la città. Ed è quello forse che fa più impressione in questa città: il silenzio. Gli “imbarcadero” sono praticamente vuoti, mentre le corse dei vaporetti sono ridotte al minimo. Niente traffico sui canali, niente moto ondoso. A Venezia sono rimasti solo i veneziani, ormai ridotti a poco più di 51mila residenti.

A Venezia l’acqua torna pulita e si possono avvistare gli animali

Hanno fatto il giro delle rete le immagini della medusa che attraversa indisturbata un canale, o di un cavalluccio marino che nuota tranquillamente tra ponti e calli. O ancora, l’avvistamento di un polpo nella acque adiacenti a piazzale Roma. Ma non è difficile nemmeno scorgere banchi di pesci nascosti tra le alghe. Che l’acqua di Venezia fosse tornata pulita, lo si poteva già vedere analizzando le immagini satellitari realizzate da Sentinel-2 di Copernicus. A fine febbraio le immagini mostravano ancora una torbidità accentuata, che è andata via via scomparendo. L’11 marzo, quando il blocco era già in atto e il traffico delle barche quasi fermo, si notava ancora un’altissima concentrazione di sedimenti sospesi a causa dei forti venti che soffiavano sulla laguna. Il 19 marzo, senza più traffico marittimo e con l’assenza di venti, la laguna tornava a mostrare la sua vera natura.

 

 

 

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?Piazzale Roma, 24.04.2020? Un post condiviso da Venezia NON è Disneyland (@venezia_non_e_disneyland) in data:

“La torbidità fornisce una misura quantitativa della trasparenza dell’acqua, che può variare con diversi livelli di particelle sospese”, spiegano i ricercatori del Cnr-Ismar, nell’ambito del progetto CoastObs H2020. “Queste sono spesso usate per monitorare le acque costiere del mare perché la torbidità e il livello della materia sospesa influenzano la penetrazione della luce, la composizione dell’acqua e hanno un impatto sugli ecosistemi marini nell’area”. Dal 19 marzo in poi, le acque torbide hanno lasciato il posto al verde smeraldo, tipico della laguna e che oggi avvolge il Canal Grande, il Canale della Giudecca e molti altri, in un gioco di riflessi mai visti prima.

Per Venezia è il momento di ripensare al modello di turismo

Anche i vaporetti sono semi vuoti. Tutti indossano mascherine e guanti, come da regolamento regionale, e i pochi che si spostano hanno il carrellino per la portare la spesa, in molti campielli è infatti giorno di mercato. Rialto è chiuso, così come chiese, palazzi e musei. Il colpo d’occhio lo si ha salendo sul ponte dell’Accademia: una piatta tavola d’acqua in un canale deserto, mentre tutta la tavolozza dei colori dona un’immagine che resta impressa nella memoria.

Camminare per le calli silenziose, vedere tutte le serrande abbassate, con alcuni cartelli appesi che recitano “Chiusi fino al 9 aprile”, toglie il fiato. Ma siamo ormai a fine aprile, è non ancora chiaro se e come certi locali potranno riaprire. “Come viviamo questa situazione? Siamo molto preoccupati. Molti di noi sono a casa in cassa integrazione”, racconta una dipendente dell’Actv, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico nella città metropolitana.

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Un imbarcadero insolitamente vuoto © Rudi Bressa

“Il turismo? Azzerato”, dice Stefano Croce, guida turistica ufficiale e presidente dell’associazione guide turistiche di Venezia. “Prima eravamo sommersi, assediati. Oggi siamo in una situazione di totale desolazione”. Dei circa 25 milioni di presenze l’anno – ma non esistono dati certi – si è passati a zero, nel giro di poco più di tre mesi.

“La città è come quella di 50 anni fa, solo che di veneziani ne son rimasti pochi”, spiega Croce. “Volenti o nolenti il turismo sarà di fatto sostenibile. Deve esserlo”. Già nei mesi scorsi infatti erano state molte le proposte per tentare in qualche modo di arginare l’effetto del turismo “mordi e fuggi”, quello che ha trasformato in pochi anni la città lagunare, tanto decantata dai poeti, quanto anelata dagli innamorati di tutto il mondo, ad un parco divertimenti assediato giorno e notte da turisti di ogni nazionalità. Si era pensato ad un numero chiuso, da gestire attraverso gli arrivi e le prenotazioni. Ad una riduzione degli attracchi delle navi da crociera, che più di una volta hanno causato incidenti, rasentando il disastro.

Quel che è certo è che ciò che non è riuscito a fare l’uomo fino ad oggi, c’ha pensato la natura, prima con l’acqua alta e poi con un’emergenza sanitaria che non ha eguali nella storia recente. L’occasione è di far tornare a nuova vita questo piccolo gioiello unico al mondo, puntando su un’offerta differente, più consapevole e pensata anche per i pochi rimasti. In piazza San Marco le gondole sono scosse dalle onde, solitarie, vuote. “Dobbiamo stare qui per coprirle, e controllare che non cambi il tempo troppo velocemente”, racconta Marco (nome di fantasia), gondoliere da generazioni. “Ma ormai non c’è più nessuno. Una Venezia così non si è mai vista, in secoli di storia. Prima l’acqua alta e poi questo. Per noi è finita”, dice sconsolato. Non mancando però di augurare buona fortuna.

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