Il 17 febbraio, un incendio ha distrutto il Teatro Sannazaro di Napoli. Partono le donazioni, gli artisti si mobilitano, ma è possibile ricostruire?
È il simbolo dello shopping, corso Buenos Aires, a Milano, ben prima della rincorsa di corso Vercelli. È il simbolo del traffico, è sempre congestionata. È il simbolo delle piste ciclabili di Aspettando Godot, che non arrivano mai. È il simbolo delle associazioni di negozianti che si oppongono a ogni suo miglioramento (salvo poi, come è successo in
È il simbolo dello shopping, corso Buenos Aires, a Milano, ben prima della rincorsa di corso Vercelli. È il simbolo del traffico, è sempre congestionata. È il simbolo delle piste ciclabili di Aspettando Godot, che non arrivano mai. È il simbolo delle associazioni di negozianti che si oppongono a ogni suo miglioramento (salvo poi, come è successo in via Dante, ricredersi). È il simbolo della speculazione edilizia, della cementificazione e dell’automobilizzazione che la metropoli – come forse tutte le città italiane – ha subìto dal primo Dopoguerra a Tangentopoli, grazie ai tanti assessori Zanchetta che si sono susseguiti. È il simbolo dello sradicamento della mobilità lenta dei tram, i cui tre binari sono stati divelti e dimenticati.
Ciò, nei fatti, non ha portato al miglioramento della qualità della vita, dato che nessuno oggi oserebbe affermare che corso Buenos Aires è vivibile.
La riflessione, alla luce dell’emergenza smog che attanaglia Milano come tutte le grandi città del Nord in inverno, viene dalla contemplazione dell’atmosfera che le vecchie cartoline di una Milano sparita trasmettono, e non solo di corso Buenos Aires: gente che passeggia, tram paciosi, filari immancabili di alberi, piazze ariose, ordinate e verdi. Anche se in bianco e nero.
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