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Accordo Ue sugli ogm: Paesi liberi di vietarli o meno

Ogni Stato membro potrà decidere se vietare, limitare o consentire la coltivazione di cibi biotech. Il testo dovrà tornare al Parlamento per la seconda lettura.

Accordo raggiunto oggi dai ministri dell’ambiente Ue in tema di ogm: ogni Stato membro deciderà se coltivarli o vietarli, parzialmente o completamente, sul proprio territorio nazionale.

 

Il ministro delle Polite agricole Maurizio Martina ha espresso ”piena soddisfazione” per l’accordo. “L’intesa raggiunta”, ha spiegato Martina, “introduce la necessaria flessibilità che consente agli Stati membri di decidere in merito alla gestione della propria agricoltura, permettendo di vietare o limitare la coltivazione degli ogm nel proprio Paese”. Sarà compito della presidenza italiana, che sta per insediarsi, trovare un accordo legislativo con il nuovo Parlamento europeo. Il ministro Martina, infine, ha espresso ”apprezzamento” per la scelta del Consiglio di Stato, arrivata sempre in giornata, di confermare la decisione del Tar del Lazio di bloccare le semine biotech in Friuli rinviando la definitiva decisione nel merito al 4 dicembre, quando sarà in vigore la normativa europea che lascia la libertà di non coltivare ogm ai singoli Stati membri.

 

“L’accordo raggiunto oggi è un buon compromesso in quanto molti Paesi Ue volevano una soluzione meno stringente, altri invece chiedevano una soluzione più stringente, ad esempio l’Italia”, ha commentato il ministro per l’Ambiente Gianluca Galletti. “Credo però che il senso di responsabilità e la voglia di venire fuori da una situazione confusa ci abbia indotto tutti a trovare una sintesi con il documento di oggi”. Il ministro ha anche precisato di essere consapevole “che alla presidenza italiana spetta un compito difficile”: quello di trovare un accordo finale con il Parlamento europeo. Ci sarà su questo “il massimo impegno della presidenza italiana”.

 

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Per Legambiente l’accordo dei ministri dell’ambiente europei è “un primo passo nella giusta direzione”, Coldiretti ha dichiarato che “l’Italia è libera di non coltivare ogm come ha fatto fino ad ora e come chiedono quasi otto cittadini su dieci 10 che si oppongono al biotech nei campi”. Anche la Cia ha espresso apprezzamento per la decisione dichiarando che si tratta di “un passo avanti importante dopo anni di dibattiti”.

 

Non la pensano così Greenpeace e Slow Food, che hanno diffuso in giornata una nota congiunta che descrive l’accordo europeo come una trappola. “Il testo presentato dalla Grecia dà poche garanzie di reggere in sede legale. Quei Paesi, come l’Italia, che vogliono dire no agli ogm possono essere esposti alle ritorsioni legali del settore biotech” – dichiarano le due organizzazioni. “Questo testo impedisce agli Stati membri di utilizzare le motivazioni legate ai rischi per salute e l’ambiente derivanti da colture ogm per limitarne la coltivazione a livello nazionale. Il Parlamento Europeo si era già espresso nel 2011 sulla bozza di legge per la ri-nazionalizzazione e aveva concordato un quadro giuridico molto più robusto per i divieti nazionali agli ogm. Il testo del Parlamento europeo permetterebbe ai Paesi dell’Ue di vietare la coltivazione di ogm anche per problemi di carattere ambientale, al fine di evitare problemi legati allo sviluppo di erbe infestanti resistenti agli erbicidi, agli effetti negativi della coltivazione di ogm su animali e piante e nei casi in cui mancano dati sufficienti sugli effetti degli ogm in determinati ambienti naturali”.

 

Il testo approvato oggi dovrà tornare al Parlamento europeo per la seconda lettura. Greenpeace e Slow Food chiedono ai parlamentari Ue di rafforzare la legge norma sulla ri-nazionalizzazione per “garantire reale solidità giuridica alle iniziative di quegli Stati membri che intendono vietarne la coltivazione sul proprio territorio”.

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