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Sulle nuove biotecnologie stesse restrizioni che sugli ogm

Secondo la Corte di Giustizia europea le tecniche di mutagenesi potrebbero comportare gli stessi rischi per l’ambiente e la salute degli ogm.

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Sulle biotecnologie di nuova generazione si applicano le stesse norme di legge dell’Unione europea che sugli organismi geneticamente modificati. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia europea che ha dato ragione a nove associazioni francesi, tra cui il sindacato agricolo Confédération paysanne, che hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato sulla normativa nazionale che esenta gli organismi ottenuti mediante mutagenesi dagli obblighi imposti dalla direttiva sugli ogm.

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Secondo la Corte di Giustizia europea sulla mutagenesi si applica la stessa direttiva degli ogm ©Ingimage

Mutagenesi come ogm ma con una distinzione

Se è vero che, a differenza della transgenesi, la mutagenesi è un insieme di tecniche che consentono di modificare il genoma di una specie vivente senza inserire Dna estraneo, sotto accusa da parte delle associazioni francesi sono le nuove tecniche in vitro che consentono di procedere a mutazioni mirate al fine di ottenere un organismo resistente a determinati erbicidi, con un conseguente rischio di danni per l’ambiente e per la salute umana e animale. Con la sentenza del 25 luglio la Corte di Giustizia europea ha stabilito che, poiché le tecniche e i metodi di mutagenesi modificano il materiale genetico di un organismo secondo modalità che non si realizzano naturalmente, gli organismi ottenuti con le nuove biotecnologie rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva sugli ogm e sono soggetti agli obblighi previsti da quest’ultima poiché potrebbero comportare rischi simili a quelli derivanti dalla produzione e diffusione di ogm. La Corte ha stabilito anche che la direttiva non si applica però alle tecniche di mutagenesi che sono state utilizzate convenzionalmente in varie applicazioni con una lunga tradizione di sicurezza.

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Le tecniche di mutagenesi di lungo corso e considerate sicure non sono soggette alle norme sugli ogm ©Ingimage

Le associazioni: “Ora serve vigilare”

“Lo studio e l’impiego di ogni nuova tecnologia che aiuta ad esaltare la distintività del nostro modello agroalimentare, il made in Italy e i suoi primati di biodiversità, possono essere approfonditi e valutati solo nel rispetto del principio di precauzione, della sostenibilità ambientale, del libero accesso al mercato, della reversibilità e della necessità di fornire una risposta alle attese dei consumatori”, ha affermato Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti, mentre Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia ha commentato: “Il rilascio di questi nuovi ogm nell’ambiente senza adeguate misure di sicurezza sarebbe un gesto illegale e irresponsabile, dato che l’editing genetico può portare a effetti collaterali indesiderati. La Commissione europea e i Paesi membri devono ora garantire che tutti i nuovi ogm siano adeguatamente testati ed etichettati e che qualsiasi sperimentazione in ambiente venga sottoposta alle norme sugli ogm”. Per Slow Food si tratta di una sentenza storica nulle nuove biotecnologie, e attraverso Francesco Sottile del Comitato esecutivo ha specificato: “Dobbiamo però vigilare affinché venga rispettata a livello nazionale per garantire la biodiversità e la sovranità degli agricoltori di piccola scala che tutelano l’ambiente”.

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