Black lives matter

Beyoncé attivista, si infiamma il tema razziale negli Usa

L’ultimo video di Beyoncé, Formation, e il suo show al Super Bowl hanno rievocato le Pantere Nere e acceso le polemiche sul razzismo negli Stati Uniti.

Il nuovo video “politico” di Beyoncé, Formation, e la sua performance provocatoria al Super Bowl 50 (finale del campionato di football americano), hanno scatenato un’ondata di entusiasmo tra gli attivisti per i diritti dei neri, ma anche una pioggia di critiche non soltanto da parte dei conservatori.

Il video è ambientato in Louisiana, un tempo luogo di deportazione degli schiavi africani, dove le conseguenze dell’uragano Katrina furono drammatiche. La clip celebra il ruolo delle donne nere nei movimenti di giustizia sociale come il Black Lives Matter e ricorda le sempre più frequenti uccisioni di cittadini neri. Nella scena finale, Beyoncé affonda col proprio peso, simbolicamente, un’auto della polizia.

 

Beyoncé affonda una macchina della polizia nel video Formationpolizia
Immagine dal video di Formation in cui Beyoncé affonda una macchina della polizia

 

Il messaggio del video è rimbombato nell’intervallo della finale del Super Bowl, dove Beyoncé ha cantato Formation davanti a 70mila spettatori. Si è esibita con una formazione di ballerine disposte a X, in tributo a Malcom X, che hanno riecheggiato l’immaginario delle Pantere Nere, gruppo di rivolta politica (anche armata, per autodifesa) del popolo nero negli anni Sessanta, e mostrato cartelli con scritto “Giustizia per Mario Woods”, un uomo di colore ucciso lo scorso anno.

 

Pantere nere hanno ispirato Beyoncé
Pantere Nere donne alzano il pugno nel 1966, ispirazione per la performance di Beyoncé al Super Bowl 50

 

Le reazioni di media e politici conservatori sono state immediate. Alcuni reporter della Fox hanno accusato l’icona pop di razzismo e istigazione all’odio contro la polizia, paragonando la sua performance al KKK. L’ex sindaco di New York Rudy Giuliani ha parlato espressamente di oltraggio e chiesto di “non usare l’intrattenimento come piattaforma per attaccare persone che rischiano le proprie vite per salvare quelle degli altri”. Un movimento di protesta anti-Beyoncé sta perfino organizzando un raduno all’uscita degli uffici della NFL.

 

Beyoncé Bruno Mars
Beyoncé con Bruno Mars al Super Bowl 50 © Getty Images

 

Secondo i liberal più critici, l’inno al femminismo di Queen Bey, ostentato a caratteri cubitali ai VMA del 2014 (lo stesso anno in cui il Time la mise in copertina tra i cento personaggi più influenti al mondo), sarebbe in realtà limitato. La sua recente svolta attivista attraverso Formation è interpretata come una strategia consumeristica ispirata alla questione razziale piuttosto che una sentita opera di sensibilizzazione.

 

In sostanza, a parte la schietta celebrazione della negritudine, i messaggi di Formation sarebbero costruiti su misura per generare profitti dalle masse (nel frattempo è impennata la domanda di biglietti per il suo tour), destinati cioè a una fetta demografica disposta a investire dollari e pensiero politico in una celebrità. Paradossalmente, sono le stesse accuse di capitalismo contro cui lottava il Black Panthers Party, associate al fatto di alimentare un sistema che storicamente ha oppresso e sfruttato la cultura black.

 

Quali che siano la verità e la bontà dietro le spettacolari uscite di Beyoncé, celebrità come lei e altre popstar mondiali – secondo diversi media tra cui la CNN – fanno comunque bene a mostrare che la fama può e deve essere utilizzata per spingere verso una maggiore giustizia sociale.

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