Black lives matter

Lo sport si ferma contro il razzismo negli Stati Uniti

Nella notte i campioni dell’Nba non sono scesi in campo contro il razzismo. Negli Stati Uniti si fermano anche calcio, baseball, tennis e basket femminile.

Mercoledì 26 agosto 2020 è già diventata una data storica. Il campo da basket più importante e più seguito al mondo, quello dell’Nba (National basketball association), è rimasto vuoto perché i giocatori hanno preso una decisione: alzare il livello della protesta che campeggia sul parquet e sul retro delle canotte dal 31 luglio, quando la lega americana è tornata in campo con i messaggi di sostegno alla causa antirazzista del movimento Black lives matter. Ora hanno deciso di fare ciò che è più in antitesi con lo sport: rifiutarsi di giocare. Per lanciare un messaggio ancora più forte nella lotta al razzismo.

La squadra del Wisconsin, i Milwaukee Bucks, ha dato il via. L’appoggio delle altre squadre è stato un effetto domino.

Nba sciopero black lives matter contro il razzismo
I Bucks, la squadra migliore della stagione regolare per protesta non è scesa in campo mercoledì © Nba tv

Se lo sport scrive la storia della lotta contro il razzismo negli Stati Uniti

La causa scatenante di questa scelta arriva dallo stato del Wisconsin, dove domenica 24 agosto a Kenosha Jacob Blake, un uomo afroamericano di 29 anni, è stato ripetutamente colpito alla schiena da una serie di colpi sparati dalle forze dell’ordine.

I Bucks, la squadra migliore della stagione regolare e il team dell’Mvp Nba del 2019 Giannis Antetokounmpo, per protesta non sono scesi in campo mercoledì per il riscaldamento pre-partita. Anche gli Orlando Magic, gli sfidanti, hanno abbandonato il parquet. Da segnalare il fatto che i Bucks, sono in vantaggio per 3-1 nella serie al meglio di quattro e rischiavano quindi una pesante sanzione sportiva partendo da una situazione che sportivamente li vede favoriti.

La partita avrebbe dovuto prendere il via alle 16 locali, le 22 italiane, ma i giocatori sono rimasti negli spogliatoi in protesta. Sono saltate anche le altre gare della notte del calendario tra Houston Rockets e Oklahoma City Thunder, e tra Los Angeles Lakers e Portland Trail Blazers. L’Nba le ha rinviate dopo che avevano ipotizzato l’adesione al boicottaggio anche i Toronto Raptors e i Boston Celtics, impegnati nella notte tra giovedì e venerdì in gara 1 delle semifinali.

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Da quando è tornata in campo a Orlando il 31 luglio l’Nba ha concesso ai giocatori di scrivere messaggi sociali sulle canotte © Overtime

I giocatori Nba pensano allo stop definitivo 

Un gesto così forte non se lo aspettava nessuno. Neanche i vertici dell’Nba o i proprietari dei team, che però non hanno ostacolato la presa di posizione. Che succederà ora? Nessuno lo può sapere. Il boicottaggio delle partite potrebbe proseguire. La stagione potrebbe non finire.

Stando a quanto riportato da The Athletic, Lakers e Clippers, due tra i club con le maggiori possibilità di vittoria finale, nella riunione fiume nella notte tra i 14 team ancora in corsa per la vittoria finale avrebbero votato a favore dello stop definitivo della stagione Nba, a differenza di tutte le altre franchigie intenzionate in qualche modo a portarla a termine. Milwaukee Bucks compresi, additati da alcuni durante un acceso confronto di aver deciso senza aver consultato i giocatori delle altre squadre.

LeBron James, il giocatore più rappresentativo ed iconico dell’Nba odierna, ha abbandonato la riunione, seguito in maniera immediata dai suoi compagni di squadra dei Lakers e dall’intero roster dei Clippers. James ha chiesto in maniera esplicita maggiore azione da parte dei proprietari delle franchigie riguardo le ingiustizie e le discriminazioni dovute al colore della pelle. È possibile quindi che dopo il l’incontro dei dirigenti dei club avvenuto sempre nella notte, arrivi una proposta per convincere Lakers e Clippers a fare un passo indietro e rivedere a loro posizione.

Basket femminile, calcio, baseball e tennis uniti contro il razzismo

Anche nel campionato di baseball americano, la Mlb, alcune squadre hanno deciso di seguire l’esempio dei colleghi del basket: non giocare. I Brewers di Milwaukee, come i Bucks, a una cinquantina di chilometri da Kenosha, si sono rifiutati di scendere in campo contro Cincinnati. Altre due partite di baseball sono state rinviate. Lo stesso è accaduto nel campionato di football nordamericano, la Mls, dove cinque delle sei partite in programma sono state boicottate dai giocatori.

 

Una tendenza che ha toccato anche gli atleti di sport individuali come il tennis. La campionessa giapponese Naomi Osaka ha annunciato che non intende disputare la semifinale dei Western & Southern Open Usa. “Prima di essere una atleta, sono una donna e sono nera”, ha twittato. Così la direzione del Western&Southern open ha deciso di posticipare tutte le partite in programma giovedì alla giornata di venerdì, con le finali probabilmente slittate alla giornata di sabato.

Infine le giocatrici Wnba, la lega americana di basket femminile, impegnate nella fase conclusiva della stagione a Bradenton, hanno votato e deciso di seguire la scelta dei Bucks e non scendere in campo in segno di protesta a seguito dell’aggressione subita da Jacob Blake.

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Anche le donne della Wnba nella notte hanno seguito l’esempio degli uomini. Le atlete dei Washington Mystics hanno indossato delle magliette con una singola lettera per comporre il nome di Jacob Blake e con sette fori sulla schiena © Stephen Gosling/Nbae/Getty Images

Niente partita e giocatrici radunate al centro del campo in ginocchio, con alcune componenti del roster delle Washington Mystics che hanno indossato delle magliette ognuna con una lettera per comporre il nome del ragazzo afroamericano brutalmente aggredito dagli agenti e con sette fori sulla schiena, a rappresentare i colpi di pistola che hanno raggiunto Jacob Blake mentre disarmato tentava di tornare in auto.

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