Gli Stati Uniti stanno vivendo un tragico momento storico. Nell’anno delle 59esime elezioni presidenziali, che si terranno il 3 novembre e vedranno sfidarsi – con ogni probabilità – Joe Biden e Donald Trump, e nel bel mezzo di una pandemia che ha visto gli Usa tra i paesi più colpiti al mondo, l’ennesimo caso di razzismo ha scosso la popolazione.

George Floyd, un uomo di 46 anni di origini afroamericane, è stato ucciso dalla polizia a Minneapolis, in Minnesota. Dopo essere stato fermato per aver tentato di usare una banconota falsa in un supermercato, è stato immobilizzato a terra dall’agente Derek Chauvin, che gli ha tenuto un ginocchio premuto sul collo per 8 minuti e 46 secondi. “I can’t breathe”, “non riesco a respirare”, continuava a ripetere Floyd, invano. Ed è così che ha perso la vita, lasciando sola una figlia di sei anni. Ora Chauvin è accusato di omicidio volontario, mentre gli altri tre agenti coinvolti sono sono stati arrestati con l’accusa di complicità.

La vicenda non ha infiammato solo Minneapolis, ma svariate altre città statunitensi tra cui Los Angeles, Dallas, New York e Filadelfia dove migliaia di persone stanno manifestando per le strade urlando lo slogan “black lives matter”. Un movimento di protesta che ci porta indietro nel tempo, alla lotta di Martin Luther King per il riconoscimento dei diritti civili degli afroamericani: una battaglia che, a quanto pare, non è ancora finita.