Bhutan, tra realtà e leggenda

Druk Yul, il Paese del Drago Tonante – come tradizionalmente viene chiamato il Bhutan. Una nazione tra leggenda e verità.

Il Bhutan, o meglio Druk Yul (Paese del Drago Tonante) che
è il nome del paese per i bhutanesi, consente di entrare in
contatto con l’unica civiltà sopravvissuta agli
sconvolgimenti del XX secolo dove permane un ordine sociale e
ambientale ispirato dai principi del buddismo tibetano. Nel Druk
Yul i tentativi di invasione sono stati sempre respinti e
così anche le ingerenze esterne: neppure gli inglesi,
durante il loro lungo dominio coloniale del subcontinente indiano,
riuscirono a prenderne il controllo. Le tradizioni sono state
amorevolmente preservate con uno spirito di illuminato isolamento,
cercando di utilizzare ciò che di buono viene oggi offerto
dalla tecnologia ma senza stravolgere i fondamenti della vita delle
persone e le tradizioni. Il turismo è stato limitato in
considerazione del forte impatto che avrebbe generato.

Druk Yul è un piccolo paese Himalaiano (46.500 kmq),
grande poco più della Svizzera, abitato da circa 750.000
persone che condividono la fede nel
buddismo
delle scuole tibetane Kagyupa e Nyingmapa. I
gruppi etnici principali sono gli Sharchops, gli abitanti originari
di queste terre, predominanti nell’est del paese, e i Ngalops, di
origine tibetana, che sono il gruppo numericamente predominante.
Vengono utilizzate diverse lingue e i dialetti sono diversissimi ma
in tutte le scuole viene insegnata la lingua ufficiale: lo
Dzongkha, che è simile al tibetano ed è parlata dalla
maggioranza della popolazione. Molti dei testi di studio utilizzati
nelle scuole sono in lingua inglese – così moltissimi
giovani bhutanesi ora lo parlano.

La natura del
Bhutan è grandiosa
: si passa dalla giungla
della fascia meridionale alle altissime vette himalaiane, con una
varietà ambientale straordinaria. Due terzi del territorio
sono coperti da foreste e la parte restante è costituita da
enormi massicci montani dominati da vasti ghiacciai sovrastati da
vette elevatissime: la più alta (e mai scalata) è il
Kulha Gangri (7554 mt), la più famosa è il Chomolhari
(7314 mt), la montagna sacra a nord est di Paro.

Le profonde valli sono solcate da poche strade; molte zone sono
raggiungibili per ora solo a piedi: è infatti in corso un
progetto di sviluppo per collegare la maggior parte dei villaggi
con almeno delle stradine sterrate entro il 2020. Sono stati
istituiti molti parchi nazionali, ma le aree che non lo sono
appaiono comunque pristine! La biodiversità è
immensa: si trovano piante di ogni tipo, 457 specie di funghi e una
molteplicità di specie animali: vivono qui tigri, elefanti,
scimmie, diversi tipi di orsi tra cui una specie di Panda, il
leopardo delle nevi, svariati tipi di erbivori, tra i quali il
bizzarro Takin che è stato promosso animale simbolo del
Bhutan, e quasi 700 tipi di volatili, di cui le gru dal collo nero
sono i più noti.

I monasteri-fortezza,
chiamati Dzong, sorgono in posizione dominante sulle valli
himalaiane …

 

I monasteri-fortezza, chiamati Dzong, sorgono in posizione
dominante sulle valli himalaiane enunciando anche con l’imponenza
della struttura il loro ruolo difensivo. Queste affascinanti
costruzioni non sono soltanto un simbolo del paese, sono tutt’oggi
i centri religiosi ed amministrativi dove le persone entrano con
serio contegno indossando esclusivamente il proprio costume
tradizionale. La vita scorre seguendo ritmi antichi in cui i
momenti più importanti sono scanditi da cerimonie religiose
e prestando attenzione ai consigli degli astrologi. In tutto il
paese non vi è un cartellone pubblicitario, viene utilizzato
da buona parte delle persone l’abito tradizionale e anche
l’architettura delle nuove costruzioni rispetta lo stile classico
bhutanese. La coscienza ambientale è sorprendente, e si
riflette anche nella politica: per fare degli esempi, la caccia
è vietata e l’energia idroelettrica, primaria fonte di
reddito grazie all’esportazione in India, per non deturpare
l’ambiente viene prodotta senza barriere ai fiumi tramite condotte
deviate. Per comprendere lo spirito che pervade la gestione del
paese, si può citare un altro esempio: nei pressi di
Puntsholing era stata aperta una fabbrica per la produzione di
compensati, ma si è deciso di chiuderla perché
consumava troppo legno… Lo slogan che è stato coniato per
ispirare la gestione della cosa pubblica e per la valutazione del
progetto di crescita in corso è lo sviluppo della
“felicità nazionale netta”, non solo del “prodotto nazionale
lordo”.

Fu lo Shabdrung, il padre spirituale e politico del Bhutan,
originario del monastero di Ralung in Tibet, ad istituire nel 1600
il peculiare sistema degli Dzong, che pone in una medesima
struttura le autorità religiose e secolari. Il reggente,
responsabile dell’amministrazione nel periodo che intercorreva tra
le successive reincarnazioni riconosciute dello Shabdrung, è
stato sostituito all’inizio del ‘900 dalla figura di un Re, in
risposta anche alla necessità di confrontarsi con la
pressione dell’impero coloniale britannico. L’attuale Re,
incoronato nel 1974, è il quarto, ed è un fortunato
esempio di monarca illuminato generalmente amato da tutti. Ha un
rapporto diretto con la popolazione: chiunque può rivolgersi
direttamente a lui se sente di essere vittima di qualche
sopruso.

Per capire meglio questo spirito, è interessante la
storia di Namgay, un mio carissimo amico bhutanese: quando
morì suo padre aveva solo tre anni e la giovane madre si
recò dal Re perché non riusciva ad onorare i debiti
contratti dal marito che aveva iniziato poco prima
un’attività. Il Re chiuse i debiti e regalò loro una
casa e della terra. Da un punto di vista più macroscopico,
ha attuato anche delle riforme importanti, ad esempio sostenendo
negli anni ’80 una legge che ha limitato a 20 ettari le dimensioni
della proprietà di terreni posseduti da una singola famiglia
e distribuendo i terreni in eccesso ai contadini senza terra.

Le figure di riferimento dei bhutanesi sono i grandi Lama
reincarnati
, i Tulku. I monaci in Bhutan sono circa
6000, ed esistono anche molte comunità di praticanti
religiosi laici (i Gomchen), ispirati dagli insegnamenti della
scuola Nyingmapa. L’autorità monastica ufficiale è il
Je Khempo, che viene eletto dai monaci e la cui autorevolezza
è equiparabile a quella del Re. La fede religiosa è
manifestata da tutti e permea ogni cosa.

La presenza di entità immateriali, di eventi che noi
considereremmo straordinari, di rituali che evocano energie
potentissime, qui sono realtà della vita quotidiana. I Lama
Nyingmapa, lignaggio diretto di Guru Rimpoce e del grande Santo
bhutanese Pema Lingpa, sono grandi adepti dei rituali di magia
bianca. I Lama Kgyupa, lignaggio diretto di Tilopa, Naropa, Marpa e
Milarepa, sono maestri del misticismo tantrico; per la formazione
dei monaci di questa scuola è previsto un ritiro ascetico in
solitudine che dura almeno tre anni. All’ingresso dei monasteri
mandala
raffinatissimi, introvabili sui libri, raffigurano la saggezza che
qui viene tramandata.

Alessandro
Zuzic

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