I lavori preparatori per la Cop31 sul clima segnati dagli attacchi alla scienza

Alla “pre-Cop” di Bonn numerose nazioni hanno denunciato inediti tentativi di mettere apertamente in discussione la scienza del clima.

I lavori preparatori della trentunesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite – la Cop31 che si terrà ad Antalya, in Turchia, nel prossimo mese di novembre – si sono tenuti a Bonn dall’8 al 18 giugno. Dieci giorni di lavori particolarmente complessi, nel corso dei quali numerose nazioni (decine di paesi in via di sviluppo, stati membri dell’Unione europea e la Svizzera) non hanno potuto evitare di manifestare apertamente la loro inquietudine. E, stavolta, non solo per i mancati passi avanti nei negoziati su come mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici, ai quali le ultime Cop ci hanno ormai abituati. A preoccupare è un fatto inedito: il tentativo aperto, non più sottaciuto, di minare il consenso scientifico sulle cause e le soluzioni alla crisi.

Il capo-delegazione delle Fiji: “Interessi potenti di chi vuole proteggere la propria ricchezza”

Nel corso dei lavori in Germania, infatti, i partecipanti hanno dovuto fronteggiare “interessi potenti che cercavano disperatamente di proteggere la loro ricchezza e la loro influenza”, ha dichiarato senza mezzi termini il capo-delegazione delle Fiji, Sivendra Michael. Tanto che lo stesso inviato della nazione insulare, assiema ad altri, ha posato con magliette con la scritta “La scienza non è negoziabile”.

Lo stesso Michael ha rincarato la dose: “Abbiamo visto alcuni paesi prendere in ostaggio il processo negoziale”, senza pensare “alle popolazioni vulnerabili che soffrono per lo stress termico, alle inondazioni, alle tempeste, alla siccità e alla fame”.

Una manifestazione di fronte all'ingresso della Cop30 a Belém, in Brasile
Una manifestazione di fronte all’ingresso della Cop30 a Belém, in Brasile nel novembre 2025 © Ivan Pisarenko/Afp/Getty Images

Un segnale decisamente negativo, se si tiene conto che la Cop30 a Belém si è conclusa con l’ennesima delusione e si spera che la prossima possa permettere di cambiare almeno in parte la rotta. I lavori delle “pre-Cop” sono infatti cruciali per il buon andamento delle conferenze autunnali: è a Bonn che si smussano gli angoli e si pongono le basi per evitare situazioni di “blocco”.

Proposta la cancellazione dei riferimenti all’Ipcc e agli 1,5 gradi

Mankeet Dhaka, del gruppo dei 44 paesi meno avanzati, ha denunciato all’agenzia Afp quelli che ha definito “attacchi coordinati in tutte le stanze in cui si sono svolti i negoziati”, orditi da un piccolo ma potente gruppo “di coloro che difendono gli interessi di carbone, petrolio e gas”.

Per comprendere in modo concreto fino a che punto si siano spinte le delegazioni che cercano di ostacolare i negoziati, basti pensare che si è tentato di eliminare i riferimenti ai lavori dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici: il più autorevole organismo scientifico in materia, composto da climatologi, glaciologi, fisici, meteorologi, economisti, sociologi. O, ancora, si è proposto di eliminare il riferimento alla necessità di limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 1,5 gradi centigradi, rispetto ai livelli pre-industriali.

Le argomentazioni antiscientifiche entrano nei negoziati sul clima

Tutte proposte alle quali ha risposto con fermezza la capo delegazione del gruppo Aosis che comprende le piccole nazioni insulari, Anne Rasmussen: “Sono estremamente preoccupata per questi tentativi che puntano a mettere in discussione i migliori dati scientifici che abbiamo a disposizione. Bisogna smetterla di giocare al gatto col topo”.

Passi indietro giganteschi dal punto di vista politico, dunque, probabilmente agevolati dal fatto che alcune argomentazioni antiscientifiche sono state “sdoganate” da alcuni governi, a partire da quello statunitense diretto da Donald Trump. Qualche esempio: come riportato dal notiziario indipendente Earth Negotiations Bulletin curato dall’Istituto internazionale per lo sviluppo sostenibile (Iisd) i cui membri possono assistere alle discussioni, l’Arabia Saudita si è opposta ad ogni formulazione che comprendesse i rischi legati all’emergere del fenomeno climatico noto come El Niño.

L’Ue costretta a chiedere che “si difenda la scienza sul clima”

L’India ha proposto poi di eliminare ogni riferimento ai “cambiamenti irreversibili”, mettendo in discussione il concetto stesso di tipping points (punti di non ritorno) che a livello scientifico gode di un sostegno pressoché unanime. Le due stesse nazioni, assieme alla Cina, hanno inoltre richiesto che l’Ipcc procrastini di un anno (al 2029) la pubblicazione del prossimo rapporto di valutazione sul clima. Idea che ha suscitato l’opposizione, tra gli altri, dell’Unione europea, il cui rappresentante Demetris Psyllides si è visto costretto a lanciare un appello “a tutte le parti affinché si difenda la scienza e si promuova un’informazione corretta”.

In conclusione, come riportato dall’organizzazione non governativa Carbon Brief, sia sul macro-tema dell’adattamento che su quello della mitigazione, “la riunione di Bonn si è conclusa in una situazione di stallo”. Con “le divisioni tra paesi sviluppati e in via di sviluppo in materia di finanziamenti e ricerca scientifica che hanno frenato i progressi in settori chiave, lasciando un senso di delusione e molto lavoro da fare in vista della Cop31”.

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