I governi ancora non vogliono salvare il clima della Terra

Le nuove promesse dei governi di riduzione della CO2 sono ancora largamente insufficienti rispetto a quando chiesto dalla scienza per salvare il clima.

Gli impegni dei governi per salvare il clima sono blandi, parziali, moderati. In una parola: insufficienti. Un nuovo rapporto dell’Unfccc, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ha valutato gli impatti sul riscaldamento globale delle promesse avanzate dagli stati di tutto il mondo in materia di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. Concludendo che, anche se tutto ciò che è stato proposto fosse rispettato al 100 per cento, la temperatura media globale aumenterà di 2,5 gradi centigradi, di qui alla fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali. Il che significherà passare da una situazione di crisi ad una di catastrofe climatica.

Identiche conclusioni sono state raggiunte anche dall’Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, che ha sottolineato nel suo rapporto “Emission Gap” pubblicato il 27 ottobre come la forchetta entro la quale ci porteranno le promesse dei governi sia compresa tra 2,4 e 2,6 gradi (a seconda dei differenti scenari). Inoltre, il documento aggiunge che, qualora invece si continuasse con la traiettoria attuale, il dato arriverebbe a 2,8 gradi.

Le promesse sul clima dei governi sempre insufficienti, dal 2015 ad oggi

Le promesse di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra furono avanzate per la prima volta nel 2015, mentre ci si avvicinava alla ventunesima Conferenza mondiale sul clima, la Cop 21 di Parigi, che portò all’approvazione dell’Accordo che porta il nome della capitale francese. Tecnicamente, ciò avvenne attraverso dei documenti che furono consegnati all’Unfccc, noti come Ndc (Nationally determined contributions).

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Le emissioni di CO2 continueranno ad aumentare nei prossimi anni, secondo i dati delle Nazioni Unite © Jason Blackeye/Unsplash

Ebbene, la prima valutazione di tali impegni fu drammatica: essi avrebbero portato ad un aumento della temperatura media globale di ben 3,2 gradi centigradi rispetto a prima che l’uomo cominciasse a bruciare carbone, petrolio e gas. Per questo, negli anni successivi, fu chiesto ai governi di presentare nuove Ndc. Anche queste, però, risultarono insufficienti, benché in via di miglioramento: la traiettoria avrebbe portato a +2,7 gradi, secondo un’analisi dell’Unep (il Programma ambientale delle Nazioni Unite) dell’ottobre del 2021.

Ancora lontanissima la traiettoria per l’obiettivo degli 1,5 gradi

A un anno di distanza, le nuove promesse risultano dunque migliorate solo in modo lievissimo. Appena 0,2 gradi. E come, è bene ricordarlo ancora, la proiezione parte dal presupposto che esse siano mantenute per intero, cosa che non è per nulla scontata, dal momento che negli stati col tempo cambiano governi, maggioranze parlamentari. E intervengono crisi economiche, geopolitiche, energetiche che possono convincere ad intraprendere strade diverse.

Ciò che è certo, piuttosto, è ciò che indica la scienza. Ovvero che per contenere entro limiti accettabili gli impatti dei cambiamenti climatici il mondo dovrebbe avere un unico faro: la soglia degli 1,5 gradi. Perché già raggiungere i 2 gradi, come spiegato nel dettaglio da un rapporto dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, pubblicato nell’ottobre del 2018, cambierebbe la storia della vita sulla Terra.

Le emissioni cresceranno ancora, del 10,6 per cento, di qui al 2030

Il nuovo rapporto dell’Unfccc spiega che, di qui al 2030, anziché diminuire le emissioni di gas ad effetto serra continueranno ad aumentare. Del 10,6 per cento, per la precisione, rispetto ai livelli del 2010. Un dato, anche in questo caso, migliorato solo leggermente rispetto a quello dello scorso anno, quando fu indicato un +13,7 per cento. Poi, per lo meno, le previsioni indicano una stabilizzazione delle emissioni, che però, precisa l’Onu “non mostrano la tendenza al calo drastico che la scienza giudica necessario”.

Per l’Ipcc, infatti, la traiettoria che porterebbe agli 1,5 gradi implicherebbe un calo delle emissioni mondiali del 45 per cento di qui al 2030, rispetto ai livelli del 2019. “Abbiamo centrato qualche progresso quest’anno – ha commentato il segretario esecutivo dell’Unfccc Simon Stiell -, ma la scienza è chiara, esattamente come quanto indicato dall’Accordo di Parigi. Siamo ancora lontani da ciò che servirebbe. I governi nazionali devono rafforzare subito i loro piani di azione climatica”.

A pochi giorni dall’inizio della ventisettesima Conferenza mondiale sul clima – la Cop 27 che si terrà in Egitto – quello dell’Unfccc rappresenta un nuovo monito agli esecutivi di tutto il mondo. La Terra è nelle loro mani. Il futuro dei nostri figli è nelle loro mani.

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