Coronavirus

Coronavirus, scuole chiuse per un’altra settimana in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna

È ufficiale. Scuole chiuse fino al 7 marzo in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Chiusure mirate in altre città. La decisione del governo in linea con le richieste dell’Istituto superiore di sanità.

Aggiornamento 02/03/2020

L’attività didattica di università, scuole e asili nido resterà sospesa in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna anche la settimana prossima, ovvero quella da lunedì 2 marzo a sabato 7 marzo. Una misura presa dal governo in accordo con la comunità scientifica, per arginare e contenere la diffusione del coronavirus nel nostro Paese.

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Tra i primi a comunicarlo (ancora prima dell’annuncio da parte del governo) sono stati il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Una comunicazione tempestiva con cui le autorità sono andate incontro ai tanti genitori, studenti e insegnanti in attesa di una risposta per potersi organizzare quanto prima.

Scrive Bonaccini sul suo profilo Facebook: “Sulla base del parere del Comitato Tecnico Scientifico nazionale, resta confermata la chiusura dei nidi, dell’attività scolastica e delle Università anche per la prossima settimana per le tre Regioni più colpite: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Il Comitato Tecnico Scientifico e il Governo ritengono inoltre di dover aggiornare settimanalmente tale previsione sulla base dell’andamento della situazione epidemiologica”.

Anche Fontana si è servito dei social per arrivare il prima possibile alle famiglie, scrivendo addirittura mentre il vertice in video conferenza con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte era ancora in corso: “Sono in riunione con il premier Conte e i presidenti delle Regioni. Per ora l’unica notizia che posso anticipare, soprattutto nel rispetto delle famiglie, è che anche la prossima settimana l’attività didattica delle scuole e degli asili resta sospesa. Vi aggiornerò non appena avremo altre notizie certe”.

Il governo ha così deciso di ascoltare e affidarsi alle indicazioni fornite dall’Istituto superiore di sanità, che aveva definito saggio il prolungamento della chiusura delle scuole nelle Regioni interessate dai focolai. Una decisione per certi versi impopolare, che richiederà un ulteriore sforzo alle famiglie, ma necessaria secondo tutta la comunità scientifica.

Attilio Fontana, in quarantena volontaria dopo che una sua collaboratrice ha contratto il virus, scrive sempre sul suo profilo: “L’arma che abbiamo contro questo virus è quella di non farlo circolare”.

Soddisfatto l’assessore al Welfare della regione Lombardia Giulio Gallera che ha riconosciuto “la sostanziale adesione alle nostre richieste” da parte del governo.

Giuseppe Conte: “Misure di prudenza”

Al termine del vertice sull’emergenza Coronavirus, svoltosi presso la sede della Protezione Civile, il premier Giuseppe Conte ha dichiarato: “Abbiamo adesso concluso la riunione, domani mattina pubblicheremo il nuovo Dpcm in pieno raccordo con le valutazioni dei governatori. C’è un clima di grande collaborazione”. Sulla chiusura delle scuole precisa: “Per quanto riguarda le Regioni interessate adotteremo misure di prudenza che si distingueranno dalle altre”.

Secondo gli esperti le misure restrittive adottate in questa settimana dalle Regioni, anche in via preventiva, sono fondamentali per arginare la diffusione del Covid-19. Se non altro per una “questione matematica”: ridurre drasticamente i contatti e gli assembramenti significa rallentare l’espandersi della malattia. Inoltre venerdì prossimo saranno passati quattordici giorni (ovvero il periodo di incubazione del virus) dal Paziente 1. A quel punto si dovrebbe avere un quadro più completo.

Un altro punto cruciale alla base delle restrizioni è quello di cercare di non congestionare gli ospedali. Nelle zone rosse del Lodigiano, Cremona e Alzano Lombardo (Bg) dove l’incidenza è alta, la situazione degli ospedali è ancora sotto controllo, ma le rianimazioni sono piene e un ulteriore incremento del contagio potrebbe metterle in crisi.

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Scuole chiuse a Benevento, Barletta-Andria-Trani e Fiumicino

Chiusure mirate sono state adottate nella provincia di Benevento (fino al 7 marzo), dove un militare è risultato positivo al coronavirus, e a Fiumicino,  dove una bambina di dieci anni colpita dal virus coi suoi genitori.  “A seguito delle linee dettate da Regione, Asl e Spallanzani”, afferma il sindaco Esterino Montino, “si è deciso di chiudere e sanificare fino al 9 marzo a scopo precauzionale la scuola frequentata dalla bambina, ovvero la scuola elementare Rodano. Data la conformazione dell’intero plesso e i tanti punti di scambio al suo interno, saranno chiuse e sanificate fino al 9 marzo anche la scuola media Segré e la piscina comunale attigua”.

Per quanto riguarda la provincia di Benevento i comuni interessati dai provvedimenti sono San Lupo, San Lorenzo Maggiore, Castelvenere, Telese, San Salvatore Telesino e Guardia Sanframondi.

Nuovi interventi di sanificazione sono stati disposti anche le scuole superiori della provincia di Barletta-Andria-Trani, che resteranno chiuse da oggi fino a lunedì 2 marzo, come disposto dal presidente, Bernardo Lodispoto, con l’obiettivo di prevenire possibili contagi.

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Chiusure prorogate anche in altre Regioni

Resteranno chiuse anche le scuole di Regioni non direttamente interessate dai focolai che la settimana dal 24 al 29 febbraio avevano deciso la chiusura preventiva.  In Piemonte scuole chiuse fino al 4 marzo “per un fatto di cautela visto che confiniamo con la Lombardia”, nelle dichiarazioni del presidente della Regione Alberto Cirio. Il 4 marzo stesso sarà comunicato alle famiglie se le scuole riapriranno o meno, secondo l’evolversi della situazione.

In Liguria scuole chiuse tutta la settimana nella provincia di Savona.  Nelle province di Genova, Spezia e Imperia dovrebbero invece riaprire nella giornata di mercoledì 4 marzo, “per lasciare il tempo agli istituti di dotarsi di tutti gli strumenti di prevenzione previsti dalle norme”, come spiegato dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.  Resta però chiusa tutta la settimana l’Università di Genova.

Le scuole resteranno chiuse per altri sette giorni anche in Friuli Venezia Giulia e solo nella provincia di Pesaro Urbino, nelle Marche.

Da martedì 3 marzo torna alla normalità l’attività didattica a Palermo, dove le scuole sono rimaste chiuse tutta la settimana per pulizie straordinarie. Più disomogenea la situazione a Napoli, dove le scuole hanno riaperto lunedì 2 marzo in città, ma non in tutti i paesi limitrofi.

In Trentino Alto Adige riaprono le scuole, ma con le nuove regole per l’igiene e con la raccomandazione dell’assessore all’istruzione Mirko Bisesti di tenere i figli a casa se non stanno bene.

Giorni di scuola persi, il governo firma la deroga

Nel frattempo il decreto legge approvato venerdì sera dal Consiglio dei ministri ha introdotto una norma del ministero dell’istruzione che deroga al limite dei 200 giorni minimi per la validità dell’anno scolastico nelle scuole chiuse per il Coronavirus. Questo significa che i giorni persi non dovranno essere necessariamente recuperati. Considerata la situazione ancora in piena evoluzione dovremo comunque attendere le successive decisioni delle autorità.

 

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