Coronavirus

Coronavirus, il caso della Svezia che rifiuta il confinamento totale

La Svezia, a differenza del resto d’Europa, non ha mai voluto adottare il confinamento totale di fronte al coronavirus. Ecco i risultati.

Il mondo intero da settimane conteggia contagi, decessi e ricoveri in terapia intensiva, in piena emergenza-coronavirus. Ovunque si osservano curve, andamenti, trend. In Scandinavia, però, a tutto ciò si aggiunge un paragone. Quello con la Svezia: unica nazione ad essersi rifiutata di adottare la strategia del confinamento totale.

Anche Danimarca e Austria alleggeriranno il confinamento

Il governo di Stoccolma ha infatti disposto unicamente la chiusura parziale degli istituti scolastici, assieme a quelle di piscine e palestre. Assieme al divieto di riunioni di più di 50 persone, allo stop alle visite nelle case di riposo e alla sospensione del servizio al banco nei bar e nei ristoranti.

Löfven premier svezia
Il primo ministro della Svezia, Stefan Löfven © Michael Campanella/Getty Images

Misure infinitamente meno stringenti rispetto a quelle applicate nella maggior parte delle nazioni europee. Seguite solo in parte, di recente, dalla Danimarca e dall’Austria. Nel primo caso, infatti premier Mette Frederiksen ha annunciato l’eliminazione progressiva delle restrizioni, con la riapertura di asili e scuole a partire dal 16 aprile. Vienna, invece, ha annunciato il riavvio delle attività dei negozi dal 14 aprile.

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In Svezia oltre 100 morti in sole 24 ore per il coronavirus

Da parte sua, il primo ministro della Svezia, Stefan Löfven, è stato sollecitato a più riprese sulla questione. Ma ha sempre minimizzato i rischi. In un’intervista al quotidiano Dagens Nyheter, il 3 aprile spiegava: “Ciascuna nazione riflette al modo migliore di adottare misure per garantire una sufficiente distanza sociale e rafforzare i sistemi sanitari. E lo si fa in modo differente. A volte anche in ragione del fatto che ci si trova in fasi differenti”.

I numeri, tuttavia, per ora sembrano punire l’approccio “leggero” della Svezia. Mentre infatti il numero di morti è ancora relativamente limitato in Finlandia e in Norvegia (27 e 75 morti), la Danimarca ne ha registrati 187 e la Svezia 477. Di tratta di dati aggiornati al 6 aprile: il giorno successivo il governo di Stoccolma ha dovuto annunciare più di 100 morti in sole 24 ore. Va detto che quest’ultima ha circa il doppio degli abitanti delle nazioni limitrofe. Ma i dati restano negativi.

“Aspettiamoci migliaia di morti”

Tanto che lo stesso Löfven ha parlato di “migliaia di morti” attesi. Nella capitale, inoltre, un terzo delle case di riposo risulta già contaminato dal coronavirus. Tanto che nelle altre nazioni scandinave si cominciano a sospettare “importazioni” di casi, in particolare attraverso i lavoratori transfrontalieri.

Per questo la Finlandia sta immaginando di adottare regole più dure nei prossimi giorni. Il che preoccupa la Svezia, poiché nella provincia di Norrbotten il sistema sanitario è fortemente dipendente dalla manodopera finlandese. In Danimarca, similmente, le case di riposo non possono fare a meno dei lavoratori svedesi.

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