Expo 2015

Entra in funzione il primo impianto al mondo per conservare le mele sottoterra

Oltre al risparmio di acqua e consumi, si potrebbe assistere – dato che le celle sotterranee saranno visitabili – alla nascita di un nuovo “turismo della mela”.

È in funzione il primo magazzino al mondo per la conservazione delle mele realizzato sotto terra. È stato presentato ufficialmente in Trentino questo primo impianto per la conservazione ipogea delle mele. Un sistema all’avanguardia. Raffreddate le rocce, conserva le mele al fresco ottimizzando i consumi. Nato in cooperazione tra Tassullo Spa e Melinda, il primo lotto di celle è capace di contenere 10.000 tonnellate di mele (1.050 vagoni, 33.870 cassoni), conservate in celle da 880 tonnellate l’una.

 

 

L’impianto è a Segno di Taio, in Val di Non, a poca distanza dalla sede di Melinda. Lo spazio è largo 15 metri, alto 50 e si sviluppa sui 140 metri di una galleria lunga ben 17 km. Consentirà un risparmio, rispetto ai sistemi d’immagazzinamento normali, di 27mila metri cubi di acqua annui, pari a 10 piscine olimpioniche; eviterà la costruzione di un ulteriore capannone per la conservazione delle mele, limiterà di 40 tonnellate l’anno le emissioni di CO2. A regime il risparmio energetico sarà del 60%, ma per arrivarci ci vorranno quattro anni secondo gli esperti norvegesi ai quali Melinda si è rivolta per riportare la temperatura al livello ante scavo.

 

“Un progetto pilota positivissimo, in termini di sostenibilità – ha commentato Michele Odorizzi, presidente di Melinda – ora lo testeremo concretamente, ma i dati sperimentali ci dicono che funzionerà”. L’idea è nata nel 2010, come spiega il direttore di Melinda Luca Granata: “Nel nostro business plan abbiamo visto che entro il 2020 saremo passati da 350mila a 400mila tonnellate di mele. Dovevamo trovare un modo per conservarle e dopo una serie di studi approfonditi, abbiamo deciso di cercare di sfruttare il comportamento geotermico della dolomia, la roccia presente nella grotta”.

 

L’uso della dolomia come isolante naturale ha inoltre evitato l’impiego di 850 tonnellate di isolante artificiale riducendo ulteriormente l’impronta ecologica dell’impianto. La dolomia è impermeabile ai gas e mantiene costante il rapporto tra ossigeno, azoto e CO2 nell’ambiente. La roccia, inoltre funziona da intercapedine termica, un po’ come un grande thermos: una volta portata la cella dai 10 gradi della roccia alla temperatura di 1 grado è sufficiente una minima quantità di energia per mantenere la temperatura costante e si consuma oltre il 60% in meno rispetto a una cella frigo.

 

L’azienda ha stimato un risparmio del 20% dei costi di costruzione e un 30% di spese in meno nella gestione. Per la valle, la possibilità di sviluppare un vero e proprio ‘turismo’: “Ogni anno 40mila persone visitano Melinda, ma i turisti potrebbero aumentare ulteriormente, vista la peculiarità della struttura – ha concluso Granata – senza contare che la dolomia merita di essere vista anche per le sue peculiarità geomorfologiche. Abbiamo la possibilità di incoraggiare un settore che creerà indotto sull’intera Val di Non”. Se il sistema funzionerà verranno create altre quattro celle ipogee, tutte visitabili, incoraggiando la nascita di un nuovo ‘turismo della mela’.

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