Ettore Giuradei – La Repubblica del Sole

In La Repubblica del sole, il cantautore bresciano libera gli spiriti di Pasolini, Fellini, Gaber, De Andrè.

«La Repubblica del sole ci sarà per forza.
Scomparirà la vergogna e la vita scoprirà finalmente
il suo senso di gioco, d’assoluta perdizione nel piacere del
pensiero e dell’azione». Con queste parole da profeta
visionario Ettore Giuradei dà alla luce il suo terzo disco
da solista, dieci canzoni che si scostano dal modello
teatral-caposseliano delle origini – ricordiamo soprattutto
Panciastorie del 2006 (Premio Nuova Canzone d’Autore al M.E.I.) ed
Era che così del 2008 – per abbracciare uno stile più
eterogeneo, che ricorda il pop raffinato di Pacifico, Samuele
Bersani o Tiromancino.

La particolarità di Giuradei rispetto ai suoi illustri
colleghi è forse una più esplicita aderenza
letteraria, celebrata anche nel videoclip che accompagna il singolo
che dà il titolo all’album, dove il cantautore bresciano,
rimboccate le maniche della camicia, dissotterra le tombe di Pier
Paolo Pasolini, Federico Fellini, Giorgio Gaber, Rino Gaetano e di
molti altri personaggi storici dello spettacolo, come a scoprire le
coordinate geografiche del suo “credo” artistico e spirituale.

Tra i pezzi migliori, oltre all’accattivante title track,
segnaliamo Strega, la scanzonata Piedi alati, l’intensa 4 matrimoni
e la quasi deandreiana Paese, mentre Sbatton le finestre e
Macchinina cocaina sono più legate alle suggestioni del
passato.

Una menzione particolare va alle musiche e agli arrangiamenti,
molto ricchi e curati, non a caso affidati al fratello Marco,
storico e fidato collaboratore, e alla sapiente produzione
artistica di Paolo Iafelice (De André, Capossela, Pacifico).
Il disco è prodotto dai fratelli Giuradei, Alessandro Cesqui
e Davide Danesi.

Vanna Lovato

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