La Grecia punta su nanosatelliti, droni e AI per domare gli incendi

La Grecia ha lanciato un sistema di gestione degli incendi basato su nanosatelliti e modelli di intelligenza artificiale. Un esempio che altri paesi vogliono replicare.

Tra i paesi europei più vulnerabili agli incendi boschivi c’è senza dubbio la Grecia. Nel 2025 hanno bruciato oltre 50mila ettari e i dati negli ultimi anni sono in costante peggioramento per effetto dei cambiamenti climatici, in particolare siccità e ondate di calore. 

Da tempo le autorità locali si mobilitano per fare fronte a questa emergenza e ora la Grecia è diventata un punto di riferimento tecnologico per la gestione degli incendi. Il paese è infatti il primo al mondo a integrare una costellazione satellitare dedicata nel proprio sistema nazionale antincendio. Si tratta di un sistema di quattro nanosatelliti capaci di individuare focolai anche molto piccoli, a cui si somma un’intelligenza artificiale che legge i dati, scarta i falsi allarmi e trasmette le informazioni alle squadre di soccorso. E poi ci sono centinaia di droni che permettono di avere punti di osservazione migliori. Un sistema che sta consentendo di individuare più facilmente i responsabili degli incendi e che presto potrebbe essere esportato in altri paesi europei.

La piaga degli incendi in Grecia

Secondo un rapporto di Wwf Grecia e dell’Osservatorio Nazionale di Atene, il 2025 è stato tra i peggiori anni dell’ultimo ventennio sia per estensione delle superfici percorse dal fuoco sia per numero complessivo di incendi. I dati parlano di 47.828 ettari bruciati e di un incremento del numero degli incendi del 39 per cento rispetto alla media del periodo 2006-2024. A questi numeri si aggiungono i focolai più piccoli che non sono stati mappati e il dato arriva così a superare i 50mila ettari di terra bruciata. L’impatto sociale, economico e ambientale è stato devastante: le emissioni di carbonio generate dagli incendi del 2025 rappresentano il settimo valore più elevato dal 2003 mentre la distruzione di abitazioni e infrastrutture essenziali hanno implicato costi di ripristino superiori a 165 milioni di euro.

Il 2025 non è stata l’eccezione ma una regola che, per effetto dei cambiamenti climatici e delle relative ondate di calore e stagioni secchissime, si sta affermando con forza in Grecia. Da anni il paese vive in maniera sempre più drammatica la piaga degli incendi e a questo proposito vengono in mente l’evento del 2018, quando le fiamme si estesero alle porte di Atene fino a uccidere circa cento persone, e quello del 2023, quando tra la Tracia occidentale e la Macedonia orientale si verificò il più grande incendio di sempre in Europa da quando esistono i monitoraggi.

Nanosatelliti e intelligenza artificiale

Nell’estate del 2026 la Grecia può contare su un nuovo alleato per combattere gli incendi: la tecnologia spaziale. A maggio sono infatti stati lanciati, in collaborazione con l’azienda tedesca OroraTech, quattro nanosatelliti dotati di sensori termici in grado di individuare focolai su superfici anche inferiori a quattro metri quadrati, a differenza dei satelliti classici che individuano gli incendi quando hanno raggiunto le dimensioni di una nave da crociera.

A supporto del lavoro dei nanosatelliti, che visualizzano le zone di calore e dunque individuano i focolai anche in zone molto remote, ci sono modelli di intelligenza artificiale che permettono al Centro Spaziale Ellenico (HSC) di elaborare istantaneamente i dati, scartare i falsi allarmi provenienti da pannelli solari e altre infrastrutture che immagazzinano calore, creare una sorta di scala di priorità nel caso di più incendi contemporaneamente, valutare la propagazione sulla base delle zone di umidità, della presenza di vegetazione e del calcolo delle altitudini, e di trasmettere tutte queste informazioni ai soccorritori così che questi possano coordinare i propri interventi.  

Deterrenza e predizione

Nei prossimi mesi la Grecia lancerà altri sette satelliti multispettrali che rafforzeranno il monitoraggio degli incendi mentre già ora sta godendo del supporto di altri satelliti dell’azienda OroraTech. Il paese ellenico è così il primo al mondo a integrare una costellazione satellitare dedicata nel proprio sistema nazionale antincendio.

Fino a pochi anni fa la macchina dell’emergenza era costituita da posti di avvistamento, pattuglie di vigili del fuoco che giravano tra i boschi più a rischio e autopompe dislocate nei punti critici e pronte a entrare in funzione. Un sistema obsoleto che non permetteva di monitorare in modo capillare tutto il territorio e che richiedeva tempistiche più lunghe per entrare a regime nel momento in cui effettivamente si verificava un incendio. Poi è arrivato l’ammodernamento tecnologico, che prima dei nanosatelliti è passato anche dalla mobilitazione di droni. Due anni fa erano quaranta, l’anno scorso ottanta e quest’anno hanno superato quota cento. “I droni hanno rivoluzionato le operazioni antincendio perché fino ad ora gli incendi venivano avvistati da vedette a otto o dieci metri da terra. Ora i droni volano a 120 metri, hanno uno zoom più potente di un binocolo e possono condividere video con 10 o 15 persone per la valutazione”, ha sottolineato il vigile del fuoco Alexandros Papaioannou.

La rivoluzione tecnologica anticendio greca non solo sta aiutando a domare gli incendi, ma anche a individuare i responsabili. Il numero di persone arrestate è raddoppiato nel giro di due anni e il valore delle multe è più che quadruplicato. Un sistema dove deterrenza, gestione dell’emergenza e predizione vanno a braccetto. L’Unione europea ha in programma di aumentare i finanziamenti per la Grecia così che si possano rafforzare questi modelli ed esportarli anche in altri paesi europei sensibili alla piaga degli incendi e delle conseguenze dei cambiamenti climatici. Italia compresa.

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