25mila ragazzi a Roma per lo sciopero con Greta Thunberg del 19 aprile

Greta Thunberg ha partecipato allo sciopero per il clima a Roma, in piazza del Popolo, con un discorso di incoraggiamento per i giovani italiani nella lottare contro i cambiamenti climatici.


Greta Thunberg, l’attivista svedese che vuole coinvolgere i ragazzi per salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici, ha partecipato allo sciopero per il clima organizzato a Roma nell’ambito Fridays for future, il movimento nato sull’esempio e sull’entusiasmo di Thunberg. In questi giorni l’attivista, arrivata in Italia in treno da Stoccolma, ha avuto l’opportunità di incontrare Papa Francesco e le istituzioni italiane al Senato della Repubblica, dove ha sollevato l’interesse di molti politici nonostante il discorso fosse critico da parte della studentessa.

Lo sciopero per il clima del 19 aprile

Durante l’evento del 19 aprile di Fridays for future Roma, in piazza del Popolo, a cui hanno partecipato circa 25mila ragazze e ragazzi, Greta Thunberg è salita sul palco insieme all’amica e attivista belga Anuna De Wever, anche lei impegnata nei Fridays for future di Bruxelles. Insieme hanno ribadito ciò che stanno affermando senza soste da quando Greta ha deciso, il 20 agosto 2018, in solitudine, di protestare davanti al parlamento della Svezia.

Greta Thunberg a Roma, piazza del popolo
Greta Thunberg sul palco di piazza del Popolo a Roma, insieme all’attivista belga Anuna De Wever

Le due attiviste hanno voluto anche sottolineare come l’obiettivo di queste iniziative non sia farsi dei selfie o ottenere degli elogi dai politici, ma di ottenere dalle istituzioni quei cambiamenti reali, concreti, da realizzare nel più breve tempo possibile per mitigare i cambiamenti climatici già in corso, nei prossimi anni.

Sulla sua pagina Facebook ha pubblicato il testo integrale del discorso tenuto dal palco di piazza del Popolo. Lo riportiamo di seguito.

Il discorso di Greta Thunberg in piazza del Popolo, a Roma

Mi chiamo Greta Thunberg. Ho 16 anni. Vengo dalla Svezia.
Nel 2030 compirò 26 anni. La mia sorellina Beata avrà 23 anni.
Questo è un bel periodo, ci dicono. Quando hai tutta la tua vita davanti a te.
Ma non sono sicura che sarà così bello per noi.

Ho avuto la fortuna di nascere in un tempo e in un luogo dove tutti ci dicono di sognare in grande, che possiamo diventare quello che vogliamo e vivere ovunque vorremo, che le persone come noi hanno tutto ciò di cui hanno bisogno e anche di più.
Cose che i nostri nonni non potevano nemmeno sognare.
Possiamo avere tutto quello che desideriamo, ma potremo non avere nulla.
Perchè probabilmente non avremo nemmeno un futuro.

Perché quel futuro è stato venduto in modo che un piccolo numero di persone potesse fare somme di denaro inimmaginabili. Ci è stato rubato ogni volta che ci dicevano che non esistono limiti, e che si vive una sola volta.

Ci hanno mentito. Ci hanno dato false speranze. Ci hanno detto che il futuro è qualcosa a cui guardare con fiducia. E sì, alcuni di noi possono avere tutto quello che vogliono, per ora. Molti di noi possono comprare molto di più di quello di cui hanno bisogno. Ma l’unica cosa di cui abbiamo davvero bisogno è un futuro. E la cosa più triste è che la maggior parte dei bambini non sono nemmeno consapevoli del destino che li aspetta e non lo capiranno finché non sarà troppo tardi.

Quando viaggio per parlare in diversi paesi, mi viene offerto aiuto per scrivere delle politiche climatiche specifiche dei vari paesi. Ma non è necessario. Perché il problema fondamentale è lo stesso ovunque. Il problema è che non si sta facendo nulla per fermare – e nemmeno rallentare – la degradazione climatica, nonostante tutte le belle parole e le promesse.
La differenza principale è che alcuni paesi parlano più di altri di quanto siano “buoni”. Ma la verità è che nessun paese è un modello da seguire.

Quando viaggio, spesso incontro persone importanti. E quando mi parlano si congratulano tutti me. Lo trovo molto strano. Onestamente non ho idea del perché lo facciano.

Negli ultimi sei mesi ho viaggiato per centinaia di ore in Europa a bordo di treni, autobus e auto elettriche, dicendo che dobbiamo trattare questa crisi come una crisi perché non possiamo risolvere un’emergenza senza trattarla come un’emergenza.

Negli ultimi sei mesi milioni di studentesse e studenti in tutto il mondo – non da ultimo in Italia – hanno fatto sciopero per il clima. Ma nulla è cambiato. Le emissioni sono ancora in aumento. E, ad essere onesti, non c’è alcun cambiamento in vista. Allora perché dovrebbero congratularsi con me?

Noi, ragazze e ragazzi non sacrifichiamo la nostra istruzione e la nostra gioventù perché qualcuno ci dica cosa è politicamente possibile nella società che lui ha creato.

Non siamo scesi in strada perché i politici si facciano selfie con noi e ci dicano che ammirano davvero ciò che facciamo.
Noi, ragazze e ragazzi lo stiamo facendo per svegliare gli adulti.
Noi, ragazze e ragazzi lo stiamo facendo per chiedere azioni.
Noi, ragazze e ragazzi lo facciamo perché rivogliamo le nostre speranze e i nostri sogni.

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