Giovani attivisti

Student strike: musica e colori attraversano Milano per salvare il clima e il futuro

Una grande manifestazione attraversa Milano nel secondo giorno della pre-Cop delle Nazioni Unite sul clima. Il racconto in diretta della mobilitazione.

La pre-Cop di Milano è in pieno svolgimento. Con essa, la mobilitazione degli attivisti che chiedono ai governi un sussulto, uno scatto in avanti nei negoziati cimatici in vista della ventiseiesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, la Cop 26 che si terrà nella prima metà di novembre a Glasgow. Un corteo composto da circa 50mila persone, nella mattinata, è partito da piazza Cairoli e ha attraversato la città per arrivare alla fiera, dove si sta svolgendo la riunione dei delegati.

Il corteo guidato da Greta Thunberg, Saoi O’Connor, Vanessa Nakate e Martina Comparelli

Al termine della marcia, sono intervenuti i ragazzi del movimento Fridays for future, i cui leader – tra suoni, balli e colori – accompagnano la mobilitazione: l’attivista svedese Greta Thunberg, l’irlandese Saoi O’Connor, l’ugandese Vanessa Nakate, l’italiana Martina Comparelli. In particolare, Nakate ha ricordato che l’Africa, nel suo complesso, “è responsabile di una quota irrisoria delle emissioni globali, pari a circa il 3 per cento. Ciò nonostante, l’impatto dei cambiamenti climatici è sempre più forte nel continente, come nel caso delle inondazioni che hanno colpito Zambia, Zimbabwe e Malawi. O le siccità che hanno colpito Madagascar e Mozambico”.

In questo senso, l’attivista ha ribadito la necessità di mantenere le promesse da parte delle nazioni ricche del mondo, in termini di trasferimenti a quelle più povere e vulnerabili: il solo modo per permettere a queste ultime di adattarsi al riscaldamento globale. Greta Thunberg ha a sua volta insistito sul fatto che “il cambiamento non verrà dal ‘bla bla bla’, verrà da qui, da queste piazze. È per questo che continuiamo a scioperare. Abbiamo il diritto di protestare e di essere arrabbiati. Continueremo finché non otterremo il risultato”.

Nel frattempo, i ragazzi che hanno animato la Youth4Climate, la Conferenza dei giovani, hanno consegnato ai rappresentanti degli esecutivi le loro richieste. In 400 hanno lavorato alla stesura di un documento nel quale si domanda innanzitutto di coinvolgere le future generazioni nei processi decisionali. La questione dei cambiamenti climatici deve infatti essere affrontata con uno sguardo di lunghissimo termine. Con una politica che rimanga coerente per decenni. E che non può essere, oggi, inquinata dalla volontà di staccare dividenti politici o finanziari nel breve periodo.

I giovani chiedono ai governi un cambio di passo alla Cop 26

In questo senso – è la seconda domanda emersa dalla Cop dei giovani – occorrerà far sì che la stessa ripresa post-Covid avvenga in modo compatibile con un abbattimento drastico e immediato delle emissioni di gas ad effetto serra. L’Unione europea ha fissato ad un minimo del 37 per cento la quota di fondi stanziati nel Green Deal che dovranno andare a progetti legati alla transizione ecologica. Un valore considerato tuttavia insufficiente dalle organizzazioni non governative. Occorrerà dunque vigilare affinché il mondo intero decida di superare la recessione globale senza allontanare la comunità internazionale dagli obiettivi cimatici che essa stessa si è prefissata.

Anche per questo, ed è la terza richiesta avanzata alla Youth4Climate, è importante coinvolgere maggiormente gli attori non governativi. Ascoltare la società civile, avviare “contaminazioni” tra potere esecutivo e cittadinanza. Infine, i ragazzi presenti a Milano hanno richiesto di avviare programmi di educazione ai cambiamenti climatici: un passaggio fondamentale per rendere le società coscienti della gravità del problema.

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