Grimes dice no all’ice bucket challenge

Grimes ha deciso di non fare la doccia fredda dell’ice bucket challenge e di non fare donazioni alla ASL association per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’uso indiscriminato di animali nei test per la ricerca scientifica.

 

Nominata dall’amico Richie Hawtin –  dj e musicista canadese noto anche come Plastikman -, Claire Boucher, in arte Grimes, non solo ha deciso di non accogliere la sfida dell’ormai famosa doccia gelata, ma di non fare neppure nessuna donazione alla ALS association (ASLA), l’associazione noprofit americana che si occupa di raccogliere fondi per la ricerca e la sensibilizzazione alla conoscenza della sclerosi laterale amiotrofica.

 

 

Le ragioni che hanno portato la musicista e dj di origini canadesi a non partecipare alla campagna virale dell’ice bucket challenge sono state diverse. Innanzitutto, la grave siccità che ha colpito lo stato della California negli ultimi mesi. Grimes ha deciso di non sprecare neppure una goccia di quell’acqua che, in questo periodo, è diventata così preziosa anche in uno degli stati più ricchi degli Stati Uniti: la fase siccitosa di quest’anno, che sta mettendo in ginocchio l’agricoltura californiana con un aumento del sei percento del prezzo di frutta e verdura, è stata definita una delle più gravi dell’intera storia del paese. La prolungata assenza di precipitazioni e le scarsissime nevicate sui rilievi della Sierra Nevada dello scorso inverno hanno seriamente compromesso gli approvvigionamenti idrici dell’intero stato, lasciando a secco diversi bacini in questi mesi estivi.

 

Oltre a rifiutare la doccia gelata, Grimes ha deciso di non effettuare donazioni all’ASLA, affidando le spiegazioni del suo gesto ad un post sul suo Tumblr: “Non sono molto d’accordo sullo spreco di acqua in un periodo di grave siccità per la California, ma donerò comunque il mio denaro. Tuttavia non lo donerò alla ASLA, in quanto essa appoggia l’esecuzione dei test sugli animali per scopi farmaceutici”. Grimes darà il suo appoggio, invece, al Malala Fund, organizzazione nata nel 2012 e fortemente voluta da Malala Yousafzai, quindicenne pakistana sopravvissuta a un attacco talebano a un bus mentre faceva ritorno da scuola. Il fondo aiuta le ragazze e si impegna per l’affermazione del diritto allo studio anche nei paesi più disagiati.

 

ice bucket challenge

 

Altra defezione d’eccellenza alla ice bucket challenge e per le stesse motivazioni animaliste, è stata quella di Pamela Anderson. Ormai da anni attivista per Peta e testimonial di Sea Shepherd, organizzazione che si occupa della conservazione marina e delle balene, l’attrice ha scritto un post sulla sua pagina Facebook in cui spiega la sua posizione. “Mi piace una bella sfida, fa sempre bene tenere alta l’attenzione in modi divertenti e creativi. Non voglio togliere nulla a questa, ma mi ha fatto pensare. Scavare più a fondo. E ho scoperto che i nostri messaggi potrebbero non essere allineati”, scrive. “Ho pensato che invece avrei sfidato io l’Als Association a smettere di fare test sugli animali. In esperimenti recenti finanziati dall’ALSA, sono state iniettate sostanze chimiche nel cervello e nella schiena delle scimmie e poi sono state uccise e sezionate. Qual è il risultato di questi esperimenti se non tanta sofferenza?”. L’attrice continua, poi, spiegando che solo una dozzina di trattamenti scoperti con gli esperimenti sugli animali fatti dall’Als Association sono poi passati alla fase successiva della sperimentazione clinica. La sfida sarebbe, dunque, quella di smettere di eseguire i test sugli animali per cercare una terapia per la malattia, impegnandosi nella ricerca per il perfezionamento di modelli alternativi di ricerca come quelli cellulari (in vitro) o quelli computerizzati (in silico).

Articoli correlati