Kirikù e la strega Karabà

Difficoltà, crescita, maturazione e acquisizione delle doti per fronteggiare la vita. Un cartone animato che spicca per originalità e contenuti.

La fiaba è una bellissima metafora dei temi archetipi della
vita, di come la crescita sia un’impresa eroica punteggiata da ben
precise tappe che vengono simbolizzate nel racconto attraverso le
imprese di Kirikù.

Il prosciugamento della fonte è un tema mitico, archetipico
che riguarda l’esaurirsi della energia vitale: quando l’anima viene
privata del suo nutrimento muore, si prosciuga; il mondo, la
persona si isterilisce e rischia di morire o quantomeno di rimanere
bloccata in tutti i processi creativi. Toccherà ad un
piccolo bambino, inteso come il bambino interno che ci portiamo
dentro tutti, quella energia vitale interna pura, ingenua, priva di
secondi fini, non piegata agli stereotipi culturali, ma piena di
innovazione, riportare la ricchezza, la creatività, la
generatività nel villaggio.

In molti racconti sia fiabeschi che in forma di romanzo, la ricerca
della soluzione e dei rimedi viene simbolizzata attraverso l’ascesa
della montagna, montagna lungo la quale si superano diverse prove
che in genere hanno a che vedere con l’assimilazione e
l’apprendimento di certe caratteristiche essenziali per
fronteggiare la vita: la generosità verso gli altri, la
cooperazione, la fiducia in se stessi, la tolleranza dell’ignoto,
la comprensione della vita e della morte.

L’incontro con il saggio (il senex nella psicologia Junghiana)
sarà il momento più intenso del rito iniziatico di
Kirikù che raggiungerà così la meta finale: la
piena maturazione in un essere adulto capace di generare a sua
volta ma soprattutto di comprendere il mondo negli aspetti emotivi
e razionali. Ciò che si apprezza particolarmente in questa
fiaba è la sostanziale differenza con fiabe europee dove il
bene sconfigge il male simbolizzato da figure mostruose, orchi e
streghe.

In questa fiaba Kirikù riesce a compiere un processo di
maturazione così completo da raggiungere una comprensione
empatica della “cattiveria” della strega, comprensione che consente
la conversione di Karabà, cattiva solo in quanto dominata
dal proprio dolore, incapace di conoscerne i motivi e di
abbandonare la propria immagine di sofferente pena la perdita della
propria identità. Si compie l’integrazione tra maschile e
femminile, tra istinti aggressivi e amorosi.
Un grande insegnamento per tutti per abituarci a riflettere con
più attenzione sulle ragioni del male.

Flavia Facco
Psicologa Psicoterapeuta

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