La ballata di Woody Guthrie

Nel Queens, al Creedmore Psychiatric Center, è morto uno dei pazienti più amati. Si chiamava Woodrow Wilson Guthrie, Woody, per gli amici.

New York, 3 Ottobre 1967.  Nel Queens, al Creedmore Psychiatric Center, è morto uno dei pazienti più amati.
Si chiamava Woodrow Wilson Guthrie, Woody, per gli amici. È stato il prototipo del cantautore.

 

 

Veniva da una cittadina rurale dell’Oklahoma ma negli anni 30, quando le “dust bowl”, le tempeste di sabbia, stavano distruggendo il Mid West, Woody Guthrie si è trasferito in California e lì è nata la sua leggenda.
Barricadero e sempre “sul pezzo”, Woody era una specie di jukebox umano che con le sue canzoni cercava di dare voce ai diritti dei più deboli. Qualcuno, dotato di fantasia, lo immaginava somigliante a una surreale stazione radiofonica itinerante perché si spostava alla maniera dei vecchi hobo, i senza tetto che viaggiavano per gli States “sfruttando passaggi gratuiti” sui treni merci. Una radio itinerante che dalle sue frequenze trasmetteva in continuazione messaggi tesi ad amplificare i toni delle vertenze sindacali e delle battaglie a favore dei lavoratori e dei più deboli.

 

Negli anni 40 si ferma a New York e registra le sue canzoni.
Sulla sua chitarra campeggia una scritta inequivocabile: “Questa è l’arma che uccide il fascismo
Alla fine di quel decennio, Woody Guthrie viene colpito da una grave malattia (la Corea di Huntington), una patologia incurabile che colpisce il sistema nervoso e porta il corpo alla paralisi totale. Ricoverato, Woody passa gli ultimi anni della sua vita in un letto d’ospedale. Il giovane Bob Dylan, il suo più fervente ammiratore, impara molto da lui. Si dice che lo vada a trovare spesso e gli faccia sentire le sue canzoni …

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