La scoperta del buco nello strato di ozono

I primi studi su di un buco nello strato di ozono sono stati fatti nel 1934 ma prevedevano di sfruttarlo per poter effettuare meglio alcune misurazioni

La prima volta in cui l’ozono (O3), presente nella stratosfera, ha fatto capolino tra la comunità scientifica è stato
nel lontano 1934, quando il fisico inglese Sidney Chapman proponeva la “creazione” di un buco nello strato di ozono per impedire che interferisse con le osservazioni astronomiche all’ultravioletto.

Ecco come si presentava il buco nello strato i ozono nel 1992
Ecco come si presentava il buco nello buco nello strato di ozono nel 1992. Recenti studi hanno dimostrato che le misure adottate hanno funzionato: Il buco nello strato di ozono si sta infatti riducendo. (foto di Oxford Science Archive/Print Collector/Getty Images)

Poi, per 40 anni, l’ozono non è stato soggetto di grandi studi finché nel 1974 è tornato a far parlare di sé. Più precisamente quando Sherry Rowland, uno scienziato dell’Università della California, rese nota l’esistenza di un’area di discontinuità nello strato di ozono a 15-20 chilometri di altezza dalla crosta terrestre e ne studiò le cause pubblicando un articolo sulla rivista Nature in cui esponeva l’azione nociva di alcune sostanze chimiche (composti di cloro, fluoro e carbonio detti CFC) sull’ozono.

Gli studi di Rowland unitamente alla consapevolezza della pericolosità delle radiazioni ultraviolette, non più schermate dallo strato d’ozono, portarono gli Stati Uniti a promulgare una legge che imponeva le prime restrizioni all’utilizzo dei CFC nell’industria.

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Venticinque anni dopo un primo allarme, gli scienziati di tutto il mondo lanciano un secondo avvertimento all’umanità sullo stato del Pianeta. Nel 1992 i premi Nobel riuniti nell’organizzazione ‘Union of Concerned Scientists’ assieme a oltre 1.700 firmatari misero in guardia sul fatto che l’impatto delle attività umane sull’ambiente avrebbero probabilmente provocato grandi sofferenze e danneggiato il Pianeta in modo irrimediabile. Oggi, va peggio. E a dirlo sono 15mila scienziati.

Una vittoria per l’ambiente

Le misurazioni dell’ultima settimana di settembre confermano che il buco dell’ozono sul polo sud si sta riducendo. Questo grazie a una politica ambientale che con grande determinazione ha messo al bando i gas CFC.