La Val Venosta

Formata dal Fiume Adige nel suo corso superiore, schiacciata tra il muro delle Alpi Venoste a e i massicci del Cevedale e dell’ Ortles, ecco la Val Venosta.

Un insieme composito ma armonico di boschi scuri e selvaggi che si
alternano a ordinati frutteti che con la loro regolarità
riescono a rilassare; tranquille località di villeggiatura e
cittadine o piccoli borghi di una bellezza semplice e discreta, che
trasmettono il calore dell’intimità; quasi in contrasto, i
tanti castelli che, solitari e distaccati, ricercati ed eleganti,
emanano un fascino altezzoso.
In questo scenario si possono visitare le cittadine, i borghi, i
castelli della valle; si può passeggiare e fare escursioni;
ci si può concedere al piacere delle terme.
Volendo, anche la possibilità di punteggiare il week end di
cose insolite: tocchi di originalità per rendere coloriti
gli itinerari.
A tavola, la sostanziosa tradizione altoatesina, con i suoi sapori
un po’ montani e un po’ mitteleuropei.
Tutti gli ingredienti per un week end salutista.

Un buon punto di partenza per costruirsi degli itinerari può
essere Silandro, una piacevole località di villeggiatura
proprio nel cuore della Val Venosta.
Di Silandro si apprezzano la salubrità dell’aria e l’
atmosfera montana e vacanziera: un mix ossigenante e
distensivo.
Da vedere la Parrocchiale, con il suo campanile a cuspide tipico
degli edifici sacri della valle.
Spuntando, i campanili segnalano in lontananza cittadine e piccoli
borghi: un punto di riferimento prezioso per chi viaggia, la guida
non convenzionale del viaggiatore on the road.
Il campanile di Silandro è altissimo: si slancia
allungandosi verso il cielo quasi a volerlo oltrepassare. In questo
slancio che sfida il cielo sembra emulare i monti che lo
attorniano, inseguendone le cime.
Immancabile la visita ai castelli: il rimaneggiato Castel Silandro,
del 1500; il medievale Castello di Monte Silandro.

Da Silandro è possibile muoversi verso i due estremi
della Val Venosta. Dei suggerimenti.

Muovendosi verso Oriente si può raggiungere Merano.
Merano è nota per le acque benefiche che ne fanno un centro
idrotermale di primo piano.
La città vecchia, con la movimentata Via dei Portici,
brulica di negozi e negozietti. E poi ci sono il Castello
principesco del 1400 e il Duomo gotico col suo tradizionale
campanile a completare il quadro.

Imperdibili poi le passeggiate pedonali della città.
La ‘Passeggiata Tappeineir’ che, tra vigneti e bei giardini, si
arrampica sul Monte S. Benedetto.
La ‘Passeggiata Lungo Passirio’: ombrosa e fresca, si distende fino
a sfociare nella ‘Passeggiata d’ Inverno’ che giunge fino al ponte
romano sul Passirio, fiume su cui sorge Merano.
Sulla sponda opposta del Passirio, parallela alla ‘Passeggiata d’
Inverno’ corre la ‘Passeggiata d’ Estate ‘ .
Poco lontano da Merano c’ è Castel Tirolo, uno dei
più interessanti castelli della zona. E’ aperto al pubblico
e visitabile.

Muovendosi invece verso Occidente, si arriva a Spondigna per poi
lasciare la Val Venosta, e raggiungere il Passo di Resia.
Sulla strada per il Passo, spuntano i classici, alti campanili a
cuspide che segnalano i borghi caratteristici, come Castel Coira,
Glorenza, che meritano anche solo una visita superficiale.
A permeare questi borghi, un’ atmosfera intima che li fa
calorosi.
Per quanti amano le cose curiose, si può arrivare fino a
Curon Venosta (20 km da Spondigna): lì, il bacino
artificiale del Resia dalle cui acque emerge il trecentesco
campanile della Chiesa di Sant’Anna, per il resto sommersa.
Una cosa insolita, un po’ cinematografica. Un tocco di
originalità.

Da Spondigna è possibile anche raggiungere Trafoi,
abbandonando ancora la Val Venosta.
Sono quasi 30km di strada faticosa e difficile che, insinuandosi
quasi timorosa nel fitto di una vegetazione scura e intricata,
arriva irta fino a Trafoi.

Posto su un pendio assediato dai boschi, Trafoi è un
centro turistico piuttosto noto.
Offre tra l’ altro molte possibilità per belle escursioni
nel Parco Nazionale dello Stelvio.
Lo Stelvio è uno dei più grandi parchi naturali
italiani: un’ oasi verde in cui vivono una molteplicità di
specie animali che vi hanno trovato riparo.
Sono molte le guide che si prestano, a pagamento, per escursioni
nel Parco, facendone da ciceroni: una cosa interessante.

Una nota eno-gastronomica: sono tanti i prodotti e i piatti
tipici dell’ Alto Adige o più caratteristici della Val
Venosta: speck, canederli o knodel (gnocchi) , zuppe (insolita
quella di lumache), ravioletti della Val Venosta, gulasch.
Tra i dolci, buoni lo strudel di mele e il gelato di castagne.
Quanto al bere, birra e vini: tra questi S. Valentino, Moscato
Giallo e Rosa, Kuchelberger.
Infinita la lista delle grappe.

Roberto
Lodola

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