Sono tre i fronti su cui, al momento, è in corso un’offensiva militare di Israele. Il primo è l’Iran, dove il 28 febbraio sono iniziati i bombardamenti insieme all’alleato statunitense che hanno portato alla morte della Guida suprema Ali Khamenei e di centinaia di altre persone. Il secondo è la Striscia di Gaza, dove nonostante il cessate il fuoco dello scorso ottobre l’esercito israeliano continua a effettuare bombardamenti. Infine c’è il Libano, dove Israele negli ultimi giorni ha ripreso un’intensa campagna di bombardamenti contro l’organizzazione Hezbollah, sostenuta anche da forze di terra.
Un’offensiva israeliana in Libano era andata avanti per diversi mesi già tra il 2023 e il 2024, con un bilancio di circa 4mila morti. L’esercito di Tel Aviv era stato accusato di aver usato armi incendiarie come quelle al fosforo bianco e di aver effettuato, anche dopo il raggiungimento del cessate il fuoco a fine 2024, altri attacchi chimici con pesanti conseguenze ambientali e civili. Oggi le comunità nel sud del paese, che vivono perlopiù di agricoltura, sono private dei loro mezzi di sussistenza, mentre l’ambiente intorno a loro è profondamente cambiato a causa di incendi, inquinamento e distruzione delle infrastrutture.
Un nuovo attacco sul Libano
Dopo l’inizio dei bombardamenti israelo-statunitensi sull’Iran e l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, l’organizzazione libanese Hezbollhah, alleata proprio dell’Iran, ha lanciato alcuni razzi contro il territorio israeliano. Il governo libanese ha condannato l’operazione ma questo non è bastato. La reazione di Tel Aviv non si è fatta attendere e al fronte iraniano e a quello palestinese nella Striscia di Gaza si è aggiunto il fronte libanese.
Nella notte tra l’1 e il 2 marzo fitti bombardamenti hanno colpito la città meridionale di Tiro, le aree rurali del Sud, la capitale Beirut e la valle della Bekaa, che scorre a Est al confine con la Siria. Gli attacchi si sono concentrati in quelle che Israele ha definito roccaforti o obiettivi sensibili legati a Hezbollah, in particolare figure apicali della milizia e depositi di armi. Allo stesso tempo sono stati dati ordini di evacuazione per la popolazione civile. Lungo le autostrade libanesi si sono creati enormi ingorghi, con file infinite di macchine dirette verso il Nord del paese, non toccato dai raid israeliani. Le organizzazioni non governative hanno allestito rifugi di prima accoglienza e molte persone hanno anche varcato i confini, rifugiandosi in Siria.
Il 2 marzo, dopo le prime 24 ore di bombardamenti, il bilancio era già di oltre 50 morti. L’offensiva israeliana non si è però fermata e se il 3 marzo alcuni contingenti militari delle Israeli Defence Forces sono entrati nel territorio libanese per “guadagnare posizioni”, come ha detto il ministro della Difesa Israel Katz, preludio a una possibile imminente operazione di terra, il 4 marzo si è aperto con nuovi raid su Beirut che hanno colpito anche un hotel. Il premier Benjamin Netanyahu ha detto che “Hezbollah sta portando il Libano in guerra”.
Un cessate il fuoco mai effettivo
La nuova operazione militare israeliana contro il Libano arriva a quasi un anno e mezzo dal cessate il fuoco siglato con Hezbollah nel novembre 2024. Con l’inizio dell’offensiva nella Striscia di Gaza, nell’ottobre 2023, Israele aveva aperto un fronte anche in Libano con l’obiettivo di “cancellare Hezbollah”, uno dei principali alleati dell’organizzazione palestinese Hamas.
Dopo oltre un anno di attacchi sul Libano, tanto via aerea quanto via terra con un’invasione del territorio da parte di contingenti delle Israeli Defence Forces, il bilancio è arrivato a 4mila morti e oltre un milione di sfollati. Il raggiungimento del cessate il fuoco non ha però fermato le ostilità e l’esercito israeliano ha continuato, di tanto in tanto, a compiere attacchi militari e operazioni strategiche in Libano. A fine dello scorso gennaio sono stati segnalati aerei militari israeliani intenti a sversare una sostanza biancastra, probabilmente glifosato, per cancellare la vegetazione nell’area di confine. Il premier del paese, Joseph Aoun, ha parlato di “un crimine ambientale e sanitario” da parte di Tel Aviv. Accendendo i riflettori su un tema connesso alle offensiva israeliana degli ultimi anni poco raccontato: la distruzione ambientale come arma di guerra.
Le munizioni al fosforo bianco
Il paesaggio del sud del Libano è stato profondamente segnato dagli attacchi israeliani compiuti a partire dal 2023. Le Israeli Defence Forces hanno sganciato sul paese una quantità di bombe che, secondo l’Onu, ha raggiunto uno dei picchi più alti a livello globale dai tempi della Seconda guerra mondiale.
L’offensiva è avvenuta anche attraverso armi controverse, in particolare munizioni al fosforo bianco, come hanno denunciato Human Rights Watch e altre organizzazioni non governative internazionali relativamente agli attacchi su 17 municipalità del sud del Libano. Si tratta di ordigni incendiari contenenti un composto chimico che brucia rapidamente a contatto con l’aria, generando calore intenso e fiamme persistenti, il cui utilizzo in aree popolate è vietato dal diritto internazionale e, secondo il Protocollo III della Convenzione sulle armi convenzionali, concesso solo come arma per stanare le forze nemiche o per illuminare l’ambiente durante un conflitto. Israele avrebbe peraltro usato anche bombe a grappolo, anch’esse vietate dal diritto internazionale. Queste esplodono in momenti diversi su un raggio più ampio, aumentando l’estensione dei danni.
Come ha sottolineato Ramzi Kaiss, ricercatore per il Libano presso Human Rights Watch, questo tipo di attacchi israeliani hanno spinto molte persone ad abbandonare le loro case e le proprie attività di sussistenza in campo agricolo. Chi è tornato nelle proprie abitazioni, soprattutto dopo il fragile cessate il fuoco, si è però trovato davanti a un ambiente completamente trasformato. Lì dove nel sud del Libano c’erano uliveti, piante da avocado, frutteti vari e alveari, oltre che boschi e foreste, oggi spesso si trovano terreni bruciati dalla vegetazione, falde acquifere inquinate e mine inesplose che continuano a costituire un pericolo civile e ambientale. A questo si aggiunge il danno economico: le perdite stimate nel settore agricolo, in un paese dove questo contribuiva all’8 per cento del Pil (l’80 per cento nel sud), ammontano a un miliardo di dollari.
I numeri della distruzione ambientale
Secondo i dati della Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, gli attacchi israeliani sul Libano tra il 2023 e il 2024 hanno ucciso 340mila animali da fattoria, 47mila ulivi e quasi 2.000 acri di terreno agricolo. Un altro rapporto dell’Undp, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo ha stimato la perdita di 48 acri di agrumi, 44 di banani e 15 di altri alberi da frutto. Uno studio dell’Unifil, la Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano, ha stabilito che la barriera che ha fatto costruire Israele sul territorio libanese nel corso dell’offensiva ha escluso la popolazione locale da un’area agricola di oltre 4mila metri quadrati. L’Onu sottolinea che i danni maggiori, a livello infrastrutturale, hanno poi riguardato le reti di irrigazione, con la distruzione di decine di bacini per la raccolta dell’acqua, dei canali per il trasporto e con l’inquinamento delle falde.
Solo nei primi sei mesi di bombardamenti, quindi fino all’estate del 2024, gli attacchi israeliani sul Libano hanno causato 115 incendi boschivi. Tra le aree colpite c’è stata anche Harj al-Raheb, o Foresta dei Monaci, a una manciata di chilometri dal confine israeliano. Qui vivevano numerose specie in via di estinzione come lo sciacallo siriano, la iena striata, la volpe rossa, il tasso eurasiatico e l’aquila serpente dal piede bianco. Oggi, sulla collina perlopiù spogliata dalla vegetazione bruciata, la fauna è scomparsa.
Se questi numeri sono il risultato dell’offensiva israeliana portata avanti in Libano tra il 2023 e il 2024, con il cessate il fuoco le cose non sono cambiate e in molti hanno denunciato un “ecocidio” in corso. I bombardamenti sono andati avanti e operazioni come quelle di fine gennaio, con lo spargimento di sostanze chimiche per cancellare la vegetazione nelle aree di confine, hanno aggravato quella distruzione ambientale che ha trasformato il volto del Libano meridionale. La nuova offensiva israeliana di questi giorni, che oltre che su Beirut si sta concentrando proprio su queste aree causando decine di morti, renderà ancora più lungo il ritorno alla normalità delle comunità agricole locali e il ripristino ecologico e ambientale.
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