Dopo 16 anni di governo è arrivata una pesante sconfitta per Viktor Orbán alle elezioni legislative in Ungheria. Ora il paese tornerà a cooperare con l’Unione europea.
Péter Magyar ha vinto le elezioni legislative in Ungheria segnando la fine del governo di Viktor Orbán, al potere da sedici anni. L’affluenza è stata del 78 per cento, un dato record, e la vittoria del partito di centrodestra Tisza è stata netta, con 138 seggi su 199 totali. Fidesz, il partito di estrema destra di Orbán, ne ha ottenuti solo 55.
Magyar ha 45 anni ed è cresciuto nel partito di Viktor Orbán. Lo ha lasciato nel 2024 denunciando i casi di corruzione al suo interno e nel nuovo partito Tisza si è affermato cavalcando il malcontento della popolazione per la difficile condizione economica del paese e l’insofferenza dell’elettorato per le tante ombre intorno ad alcune delle figure più note del partito di Orbán. Ora, con la maggioranza di oltre due terzi in parlamento, Magyar avrà il potere di cambiare le costituzione e cambiare le leggi approvate dal governo Orbán per assicurarsi il controllo sulla stampa e sulla magistratura. In politica estera si preannuncia un riavvicinamento dell’Ungheria all’Unione europea dopo anni di tensioni.
Chi è Péter Magyar
Péter Magyar è nato nel 1981 a Budapest. Ha studiato Giurisprudenza e dopo aver iniziato la carriera in uno studio di avvocati si è avvicinato alla politica, è entrato nel partito di Viktor Orbán Fidesz, ha lavorato per il ministero degli Esteri ungherese a Bruxelles e ha assunto incarichi in enti pubblici e società controllate dallo Stato.
Nel 2006 si è sposato con Judit Varga, che nel tempo è diventata una politica di primo piano all’interno di Fidesz fino a ricoprire la carica di ministra della Giustizia dal 2019 al 2023. I due hanno divorziato proprio nel 2023 ed è nel 2024, quando Varga e altre figure del partito sono state coinvolte in uno scandalo corruzione, che Péter Magyar ha deciso di lasciare il partito, aderire al partito più moderato Tisza e denunciare pubblicamente gli scandali all’interno della maggioranza di governo.
Magyar si è affermato come una figura di primo piano all’interno dell’opposizione e ha guadagnato sempre più consenso tra la popolazione. A pesare in questo senso anche la difficile situazione economica dell’Ungheria, che presenta uno dei tassi di inflazione più alti del continente europeo e che in questi anni, per effetto delle politiche economiche di Fidesz, ha visto crescere la ricchezza tra gli strati sociali più agiati mentre tra i ceti medio bassi è aumentata la povertà. Il malcontento per la crisi economica e l’insofferenza verso una classe politica di governo coinvolta in numerosi scandali corruzione ha fatto perdere popolarità a Orbán e nemmeno il controllo di quest’ultimo su stampa e magistratura ha permesso di invertire le rotta.
Una vittoria netta
La campagna elettorale per le elezioni legislative ungheresi del 12 aprile è stata molto feroce, quanto meno dalla parte di Orbán. Quest’ultimo ha accusato il rivale Magyar di consumo di sostanze stupefacenti e di aver molestato sessualmente la sua ex moglie, sfruttando il suo potere sui media e sull’industria culturale del paese per screditare la sua immagine. Questo anche alla luce dei sondaggi in vista del voto, che da mesi davano Magyar in netto vantaggio.
L’offensiva di Orbán non ha portato ai suoi effetti e nemmeno la legge elettorale ungherese, approvata da Fidesz per garantirsi un dominio incontrastato nei collegi elettorali, è riuscita a mettere in discussione la popolarità di Magyar. Che alla fine è uscito vincitore da un voto con un’affluenza record del 78 per cento, aggiudicandosi 138 seggi contro i 55 di Fidesz, una maggioranza di due terzi che permetterà di mettere mano alla costituzione e alle leggi autoriatie approvate in questi anni da Orbán.
La nuova Ungheria di Magyar
Péter Magyar ha detto di voler lavorare per “un’Ungheria libera, europea”, segnando già un radicale cambio di passo rispetto al suo predecessore in politica estera. Negli ultimi anni le tensioni tra Orbán e l’Unione europea sono state frequenti, tanto che Bruxelles ha congelato i fondi destinati al paese mentre il premier ungherese ha stretto rapporti sempre più stretti con la Russia, continuando a rifornirsi da Mosca a livello energetico e osteggiando l’Ucraina e gli aiuti a essa riservati, tanto da porre il veto al pacchetto da 90 miliardi di euro di fondi europei. Ora con Magyar al potere le cose potrebbero cambiare, visto che anche nel discorso della vittoria a Budapest pur non citando direttamente l’Ucraina ha detto che “L’Ungheria torna a essere un forte alleato nell’Ue e nella Nato” e ha aggiunto che andrà presto a Bruxelles per cooperare con le istituzioni europee.
In politica interna il leader di Tisza ha promesso investimenti nel settore sanitario ed educativo e lo smantellamento della classe dirigente degli enti pubblici e privati presidiati da figure vicine a Orbán. La sua battaglia contro la corruzione passerà anche dall’istituzione di una commissione d’inchiesta incaricata di recuperare i beni pubblici donati dal vecchio esecutivo a fondazioni e altre realtà vicine a Fidesz.
Su altri aspetti però è possibile che Magyar mantenga la linea di Viktor Orbán. Nel caso dell’immigrazione ha sempre sposato posizioni molto intransigenti, in certi casi perfino più radicali di Fidesz. Nel suo programma elettorale ha per esempio promesso di cancellare un decreto che prevede l’arrivo di lavoratori stranieri per colmare l’assenza di manodopera in alcuni settori occupazionali meno qualificati. Un altro tema delicato in Ungheria è quello dei diritti civili, dove Orbán durante i suoi mandati ha introdotto numerose misure restrittive soprattutto per quanto riguarda la comunità Lgbtiq+, arrivando anche a vietare il Pride di Budapest dello scorso anno. Su questi temi Magyar non ha preso posizione ed è dunque difficile fare previsioni.
Le reazioni internazionali
La vittoria di Péter Magyar alle elezioni ungheresi è stata apprezzata da diverse figure di primo piano dell’Unione europea. “L’Ungheria ha scelto l’Europa”, ha scritto in un post su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, mentre António Costa, presidente del Consiglio europeo, ha prospettato “una stretta collaborazione con Péter Magyar, per rendere l’Europa più forte e prospera”.
Il premier britannico Keir Starmer ha definito la vittoria di Tisza “un momento storico non solo per l’Ungheria, ma anche per la democrazia europea” mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha evidenziato che “la Francia accoglie con favore la vittoria della partecipazione democratica, l’attaccamento del popolo ungherese ai valori dell’Unione europea e l’impegno europeo dell’Ungheria”. Il premier polacco Donald Tusk ha scritto sui suoi profili social “Russi a casa!”, in riferimento alla caduta di Orbán con le sue posizioni vicine al Cremlino.
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