L’Oim ha pubblicato il nuovo rapporto sulle rotte migratorie. Dal 2014 sono morte 82mila persone e se in Europa i numeri sono in diminuzione altrove la strage si fa più grave.
Nel corso del 2025 lungo le rotte migratorie sono morte o risultano scomparse almeno 7.900 persone. I dati tragici sono stati diffusi dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), agenzia delle Nazioni Unite, e fissano a oltre 80mila i decessi avvenuti dal 2014.
Rispetto al 2024 è stato registrato un leggero miglioramento nei numeri ma su questo potrebbero aver influito anche i profondi cambiamenti nelle rotte migratorie e il fatto che alcune di esse siano meno monitorate rispetto a quelle storicamente più battute. Tra le situazioni più critiche nel mondo vengono segnalate quelle dei migranti afghani, dei rohingya del Myanmar e delle persone in fuga dall’Africa orientale.
Una strage senza fine
L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) ha pubblicato il report annuale sulle rotte migratorie, riferito all’anno 2025. I risultati si basano sulla Matrice di monitoraggio degli spostamenti (DTM) e sull’analisi del Progetto Migranti Scomparsi (MMP). La DTM traccia i movimenti, i cambiamenti di rotta e le condizioni lungo i corridoi migratori attraverso il monitoraggio diretto sul campo e fonti di dati governative, mentre l’MMP documenta i decessi e le sparizioni dei migranti utilizzando registri ufficiali, resoconti dei media e informazioni provenienti dalle missioni dell’OIM in tutto il mondo.
Quasi 8.000 persone risultano morte o disperse in tutto il mondo, portando il totale dal 2014 a oltre 82.000. L’organizzazione ha anche calcolato che almeno 340.000 familiari sono direttamente colpiti da questa strage avendo perso un loro caro. Il 2025 ha fatto registrare un calo dei decessi rispetto al 2024, quando erano stati 9.200 e avevano fatto segnare il peggior anno dal 2014. Secondo l’Oim questa diminuzione è legata in parte a un effettivo calo del numero di persone che tentano pericolose rotte migratorie irregolari, come quelle nelle Americhe, ma c’entra anche la limitazione e la mancanza di finanziamenti per gli operatori umanitari che documentano i decessi dei migranti sulle rotte principali.
Entrando più nel dettaglio dei profili che hanno composto la strage lungo le rotte migratorie, il report dà conto di 3.371 uomini, 683 donne e 368 bambini deceduti. Sulle cause risulta che i decessi dovuti alla violenza continuano a essere elevati e dal 2022 almeno l’8 per cento di tutti i decessi registrati a livello globale è arrivato in questo modo, con una maggiore incidenza in Asia e in Africa.
Le rotte europee
Le rotte marittime verso l’Europa hanno fatto registrare 3.200 vittime nel corso del 2025. Si tratta del 43 per cento del bilancio globale, per quanto in diminuzione rispetto alle 3.800 vittime del 2024. Il percorso con i numeri più drammatici è quello del Mediterraneo centrale, dove sono stati registrati 1.330 morti o sparizioni. Poi c’è la rotta Africa occidentale/Atlantico verso le Isole Canarie spagnole, dove sono stati verificati oltre 1.200 decessi. Altre 500 persone sono morte lungo la rotta occidentale del Mediterraneo mentre sulla rotta orientale, verso la Grecia, i numeri sono raddoppiati rispetto al 2024 con 372 morti. In generale, i dati dell’agenzia Onu rivelano che una persona è morta ogni 47 che hanno tentato di attraversare il Mediterraneo o l’Atlantico in direzione dell’Europa.
Anche le rotte interne all’Europa hanno fatto segnare un bilancio drammatico nel 2025. La diminuzione dei flussi migratori dall’Ucraina alla Romania ha fatto scendere il numero dei decessi complessivo ma comunque nel corso dell’anno nel Vecchio continente sono stati registrati 99 morti. 36 di questi riguardano la rotta del Canale della Manica, dalla Francia in direzione del Regno Unito. Diversi altri decessi hanno riguardato la regione balcanica, dove da anni le persone migranti si trovano ad affrontare condizioni di vita molto difficile e violenze da parte delle autorità locali.
Rifugiati afghani, Rohingya e profughi etiopi
Alcune rotte migratorie hanno fatto registrare un peggioramento nel numero di decessi nel 2025. Tra queste c’è quella che riguarda le persone afghane in fuga dal regime talebano, con almeno 1.323 morti che fissano un record negativo dal 2014. Molti hanno perso la vita attraversando l’Iran, altri al confine con la Turchia, altri ancora durante la traversata del Mediterraneo orientale o lungo la rotta dei Balcani occidentali.
Un’altra situazione molto difficile è quella che riguarda i rohingya, una minoranza etnica di fede musulmana sunnita concentrata nello stato del Myanmar di Rakhine e definita dall’Onu la minoranza più discriminata del mondo per la campagna d’odio messa in atto dalle autorità del paese. Nel suo report l’Oim sottolinea che il 2025 è stato l’anno più letale di sempre da quando esiste il monitoraggio, con quasi 900 decessi durante le traversate marittime del Golfo del Bengala e del Mar delle Andamane. In particolare si dà notizia di quattro grandi naufragi in cui si ritiene che quasi 800 persone abbiano perso la vita in mare, mentre ci sarebbero molti altri naufragi fantasma visto che nell’area i soccorsi e le indagini sono carenti.
Una terza rotta migratoria dove la strage è risultata in aumento nel 2025 è quella dell’Africa orientale in direzione della penisola arabica. Il 2025 è stato l’anno più letale mai registrato con oltre 900 morti, di cui circa 700 di nazionalità etiope. La tratta peggiore è stata quella in direzione dello Yemen e decine di morti sono stati registrati anche al confine terrestre con l’Arabia Saudita a causa di violenze.
Il commento dell’Oim
“Le rotte migratorie stanno cambiando in risposta a conflitti, pressioni climatiche e modifiche politiche, ma i rischi rimangono molto reali”, ha evidenziato a commento del report il direttore Generale dell’Oim, Amy Pope. “Dietro questi numeri ci sono persone che intraprendono viaggi pericolosi e famiglie che attendono notizie che potrebbero non arrivare mai. I dati sono fondamentali per comprendere queste rotte e progettare interventi in grado di ridurre i rischi, salvare vite umane e promuovere percorsi migratori più sicuri”.
A maggio si terrà il Forum internazionale sulla migrazione e l’agenzia Onu ha chiesto un impegno collettivo per proteggere i migranti, prevenire morti e sparizioni e fornire un maggiore sostegno alle famiglie colpite dalle tragedie migratorie.
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