Per l’Onu la tratta degli schiavi africani è stato “il più grave crimine contro l’umanità”

La risoluzione Onu non ha carattere vincolante ma può aprire la strada a scuse pubbliche e risarcimenti. Gli Usa hanno votato contro, l’Italia si è astenuta.

La tratta degli schiavi è stato il peggior crimine contro l’umanità della storia. Lo ha stabilito l’Assemblea generale delle Nazioni Unite in una risoluzione approvata da 123 paesi, bocciata da Stati Uniti, Israele e Argentina e su cui si sono astenuti 52 paesi tra cui l’Italia

La risoluzione, presentata dal Ghana, non ha carattere vincolante e ha un valore più che altro simbolico. L’obiettivo vuole essere un riconoscimento internazionale del crimine di tratta transatlantica degli schiavi come preludio a eventuali scuse pubbliche e alla predisposizione di risarcimenti da parte degli stati coinvolti.

La risoluzione Onu sulla schiavitù

La risoluzione approvata all’Assemblea generale dell’Onu evidenzia che “il traffico di africani ridotti in schiavitù e la schiavitù razziale degli africani rappresentano il più grave crimine contro l’umanità”. Questo non solo per quello che ha significato nel passato, come “la sua definitiva rottura con la storia mondiale, la sua portata, la sua durata, la sua natura sistemica, la sua brutalità”, ma anche per le sue conseguenze durature, “che continuano a strutturare la vita di tutte le persone attraverso regimi razziali di lavoro, proprietà e capitale”.

Il riferimento è agli oltre 15 milioni di africani ridotti in schiavitù e trafficati attraverso l’Oceano Atlantico tra il 1500 e il 1800. A proporre il testo è stato il Ghana, un paese dell’Africa occidentale tra quelli maggiormente coinvolti nella tratta degli schiavi e dove ancora sono visibili i segni di quel periodo, come i forti costieri dove venivano tenuti in condizioni terribili decine di migliaia di persone in condizioni di schiavitù. Un sostengo nell’elaborazione del testo è arrivato anche dall’Unione Africana (Ua) e dalla Comunità dei Caraibi (Caricom)

“Abbiamo fatto ciò che era giusto per la memoria di milioni di persone che hanno sofferto l’indegnità della schiavitù”, ha sottolineato nel suo discorso all’Onu John Dramani Mahama, presidente del Ghana. Il testo è stato approvato con 123 voti favorevoli, tre contrari (Stati Uniti, Israele e Argentina) e 52 astenuti, tra cui tutti i membri dell’Unione Europa, compresa l’Italia. Il Regno Unito, per esempio, ha giustificato la sua astensione con il fatto che i governi di oggi non possono essere ritenuti responsabili di quello che hanno fatto i governi del passato. Dan Negrea, ambasciatore statunitense all’Onu, ha detto che a quei tempi la schiavitù non era considerata un crimine per il diritto internazionale e che quindi Washington non può essere chiamata a risponderne oggi.

Risarcimenti per i parenti delle vittime?

Il primo riconoscimento della tratta transatlantica degli schiavi come crimine da parte dell’Onu era avvenuto nel 2001 durante una conferenza contro il razzismo, la xenofobia e le intolleranze correlate tenutasi a Durban, in Sudafrica. L’approvazione della nuova risoluzione all’Assemblea generale è un passo successivo nella direzione di ottenere un riconoscimento politico ai massimi livelli per uno dei periodi più bui della storia. 

Il testo non ha natura vincolante ma più che altro simbolica in quel percorso che vorrebbe portare a scuse ufficiali da parte degli stati responsabili della tratta degli schiavi e anche a risarcimenti nei confronti dei parenti delle vittime. “La storia non scompare se viene ignorata, la verità non si indebolisce se viene rimandata, il crimine non marcisce e la giustizia non scade con il tempo”, ha sottolineato nel suo discorso all’Onu Samuel Ablakwa, ministro degli Esteri del Ghana. 

Da tempo è aperto un dibattito sul tema dei risarcimenti e i sondaggi dicono che nei paesi responsabili della tratta transatlantica sta crescendo la sensibilità al riguardo. In un sondaggio del 2000 solo il 4 per cento della popolazione statunitense bianca diceva di essere favorevole a risarcimenti nei confronti dei cittadini afroamericani parenti di vittime della tratta mentre oggi la cifra è salita al 30 per cento. Allo stesso tempo però nel caso degli Stati Uniti bisogna fare i conti con l’ostruzionismo del presidente Donald Trump. Nel corso del suo mandato ha ordinato per esempio una revisione dei musei Smithsonian, accusati di parlare troppo di schiavitù e poco dell’eccezionalismo americano. Numerosi reperti e mostre relativi alla schiavitù sono poi stati fatti rimuovere dai parchi nazionali storici e il presidente Usa si è anche speso in prima persona per conservare i monumenti che onorano i leader confederati che combatterono per preservare la schiavitù.

A margine dell’approvazione della risoluzione il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha invocato “azioni più coraggiose da parte di molti più stati” per eliminare le eredità di disuguaglianza e razzismo lasciate dalla schiavitù.

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