Ticino, la Svizzera non è mai stata così vicino

Ticino, la Svizzera non è mai stata così vicino

Cultura, itinerari, panorami, gastronomia, benessere: viaggio nella Svizzera italiana dove vivere una vacanza che ci assomiglia, all’insegna della sostenibilità.

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Costretti a casa per l’emergenza coronavirus, tra chiacchiere dal balcone e aperitivi a distanza sul pianerottolo abbiamo imparato a conoscere i nostri vicini – quelli che prima magari neanche salutavamo – scoprendo di aver più cose in comune con loro di quanto potessimo immaginare. Allo stesso modo, quando abbiamo ripreso a viaggiare, ci è venuto spontaneo guardare alla porta accanto, alle mete più vicine, possibilmente da vivere all’aperto, senza affollamenti, vuoi per l’impossibilità di prendere aerei per chissà dove, vuoi per l’idea di restare in una comfort zone dai tratti famigliari, vuoi perché abbiamo capito che non serve andare lontano per farci sorprendere.

E così abbiamo scoperto, per esempio, che la Svizzera dista meno di cento chilometri dalla Pianura Padana. E che il Ticino non è solo un cantone dove recarsi per motivi di lavoro transfrontaliero, ma anche un luogo dove trascorrere poche ore, un weekend, una vacanza, alla “maniera italiana”.

Quella del Ticino con l’Italia non è infatti solo una vicinanza geografica di confine, ma anche culturale, a partire dalla lingua (quella ufficiale del cantone è l’italiano e vi sorprenderà scoprire che il dialetto di certe regioni è molto simile a quello milanese), passando per il clima (nel territorio si contano 2.170 ore di sole all’anno), fino alla gastronomia (i cui protagonisti sono il vino e i formaggi). Partiamo?

Info Ticino

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MENDRISIOTTO, A CASA DEI MOMÒ

Se è vero che in Ticino il sole splende per 2.170 ore all’anno, nel Mendrisiotto se ne contano ben 2.300. La regione più meridionale della Svizzera, i cui abitanti sono chiamati “momò”, è un paesaggio racchiuso tra dolci colline e vigneti, tra le acque del lago Ceresio e le pendici dei monti Generoso e San Giorgio. Parte da qui il nostro viaggio alla scoperta del Cantone e all’insegna della sostenibilità. Perché mai come in questo periodo abbiamo capito di avere bisogno di una boccata d’aria pulita e di natura autentica.

La montagna generosa

Da Capolago, quartiere di Mendrisio, saliamo a bordo della cremagliera di fine ‘800 che in quaranta minuti circa ci porta in cima al monte Generoso, a 1.704 metri di altitudine. La vista da quassù è da capogiro: lo sguardo può spaziare a 360 gradi dalle regione dei laghi (Lugano, Como, Varese, Maggiore) alla Pianura Padana (c’è chi giura che nelle giornate di cielo terso si possa scorgere persino lo scintillo della Madonnina d’oro del Duomo di Milano), agli Appennini e alla catena alpina con il Gran Paradiso, il monte Rosa, il Cervino, la Jungfrau, il massiccio del Gottardo. Lo splendido panorama non è però l’unica attrazione della vetta del Generoso…

Un fiore di pietra

Dal 2017, in cima al monte Generoso, sorge il Fiore di pietra, espressione dell’opera dell’architetto ticinese di fama mondiale Mario Botta. Un edificio chiamato così proprio perché la struttura, realizzata in pietra naturale, si compone di cinque torri che richiamano i petali di un fiore. Negli interni, anch’essi progettati da Botta e dove domina il legno di quercia, sono ospitati uno spazio espositivo, due ristoranti, una sala conferenze. Non manca una terrazza panoramica dove in estate sono state organizzate sessioni di yoga en plein air, ma anche concerti in quota, aperitivi al tramonto, cene ticinesi con vista e tanto altro ancora.

Sarà un fiore di pietra che nasce dalla stessa pietra della montagna.

Mario Botta

La vista dal Fiore di pietra sul Monte Generoso © LifeGate
Un particolare del Fiore di Pietra di Mario Botta © LifeGate

La sostenibilità dell’architettura svizzera ha radici antiche

Gli architetti oggi ne rinnovano la tradizione con il legno, la pietra e nuove tecniche costruttive.

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Il monte Generoso © Svizzera Turismo

Relax, sport ed escursioni sul monte Generoso

Arrivati in cima al monte Generoso si può trascorrere qualche ora semplicemente ammirando il panorama, gustando un pranzo nel Fiore di pietra, scoprendo il cielo nell‘osservatorio astronomico inaugurato dall’astrofisica Margherita Hack, oppure praticando sport e attività come mountain bike, parapendio, birdwatching o, ancora, avventurandosi lungo uno dei tanti sentieri escursionistici: c’è quello che in quindici minuti porta sulla vetta della montagna, c’è quello dei Pianeti che riproduce in scala 1:10 miliardi il modello del sistema solare, mentre per i più allenati c’è il sentiero circolare che porta alla scoperta delle nevère, precursori dei moderni frigoriferi.

Le nevère, i frigoriferi di una volta

Lungo il sentiero delle nevère si scoprono undici costruzioni cilindriche in pietra seminterrate, del diametro di 3-5 metri e con il tetto composto da lastre di calcare. Il loro nome deriva da neve e significa “contenitori di freddo”. Fino alla prima metà del Ventesimo secolo, d’inverno i contadini le riempivano di neve così che d’estate potessero utilizzarle come veri e propri frigoriferi per la conservazione del latte prima della lavorazione per trasformarlo in burro e formaggio. Le nevère sono concentrate qui come in nessun’altra parte dellaSvizzera. L’itinerario, che richiede due ore di cammino, parte dalla vetta del Generoso scendendo lungo il crinale orientale e raggiungendo l’alpe di Nadigh e l’alpe di Génor, per poi risalire lungo il crinale opposto verso la stazione del trenino.

Percorrendo il sentiero delle nevère si raggiunge la valle di Muggio, caratterizzata da una vegetazione lussureggiante e da paesini arroccati sulla montagna. In passato, per potere utilizzare a scopo agricolo questo territorio di scarse risorse, si perseguiva l’autosostentamento: ad esempio, l’acqua piovana veniva immagazzinata nelle cisterne o, ancora, si sopperiva alla scarsità di terreni con il terrazzamento dei pendii in prossimità dei villaggi. Queste tracce di sostenibilità vissuta sono oggi in parte ancora ben visibili.

Valle di Muggio, tracce di ruralità sostenibile

La Valle di Muggio è stata dichiarata paesaggio svizzero dell’anno nel 2014. All’interno del Museo etnografico del territorio, che ha sede presso Casa Cantoni a Cabbio, si racconta come la valle abbia saputo conservare e valorizzare le tracce della vita rurale di un tempo. Come le stesse nevère, ma anche il mulino ad acqua di Bruzella, un’antica macina oggi restaurata e funzionante o, ancora, la tradizione riscoperta dello Zincarlin, un tipico formaggio della valle oggi Presidio Slow Food. Si tratta di un formaggio a pasta cruda prodotto con il latte vaccino proveniente esclusivamente dalla Valle di Muggio e aromatizzato con il pepe; le forme stagionano in cantine semi-interrate dove soffia l’aria del Monte Generoso e all’assaggio il formaggio si caratterizza per il suo sapore intenso e pungente.

Per scoprire di più sullo Zincarlin, siamo andati a trovare Marialuce Valtulini, che lo produce in un grotto a Salorino, in valle di Muggio. Ecco cosa ci ha raccontato.

Zincarlin, Ginbisbino e Gincarlin

“Questa è la mia follia!”, esclama Marialuce Valtulini spiegandoci il lavoro che in questi anni l’ha portata a riscoprire la produzione dello Zincarlin della Valle di Muggio. Nessuno dava più importanza a questo storico formaggio del territorio, fino a quando nel 2001, durante la Sagra della castagna che si tiene da queste parti ogni anno a ottobre, qualcuno ne assaggiò un pezzo a una bancarella ed ebbe come un’epifania.

Da lì la decisione: si doveva tornare a produrre lo Zincarlin. Seguirono anni di discussioni, tavole rotonde, incontri, poi un giorno “Luce” chiese a sua nonna Olga di fare lo Zincarlin come sapeva lei. La prova d’assaggio fu superata: tutti furono d’accordo che quello era il formaggio dei loro ricordi.

Da allora Marialuce non ha smesso di produrre lo Zincarlin (la ricetta è stata disciplinata da Slow Food), anzi, ne ha inventato una nuova versione. La particolarità di questo formaggio è che, durante la stagionatura, viene strofinato con del vino bianco, Luce invece ha avuto l’idea di lavorarlo con del gin, ma non un gin qualunque: si tratta del Gin Bisbino, prodotto artigianalmente a Sagno da quattro amici con le erbe biologiche del monte omonimo che abbraccia la sponda destra della valle di Muggio. E come si chiama lo Zincarlin strofinato con il Gin? Gincarlin. All’assaggio, questo formaggio risulta più morbido ed elegante dello Zincarlin.

I formaggi di Luce sono prodotti unicamente con il latte delle mucche che pascolano nella valle di Muggio – recentemente la riqualificazione di un castagneto ha aumentato la resa dei pascoli e dunque del latte cosicché si è riusciti a produrre più formaggio, ma la disponibilità di materia prima non è mai una certezza. Zincarlin e Gincarlin stagionano per due mesi in un grotto caratteristico a Salorino e, una volta pronti, si possono acquistare nei negozi o nei ristoranti della zona.

Un cammino per ogni mulino

Quello di Bruzella si trova nella valle di Muggio, ma il Mendrisiotto ospita altri quattro mulini e ognuno svela qualcosa del territorio in cui è stato costruito. Alcuni dei mulini aprono le loro porte per dimostrazioni durante la Giornata svizzera dei Mulini, che si tiene il sabato successivo all’Ascensione in tutta la Confederazione (ma possono anche essere organizzate visite straordinarie in altri momenti dell’anno), altri sono diventati sede di parchi o musei.

Rocce che raccontano. Il Parco delle Gole della Breggia

Uno dei cinque mulini ristrutturati nel Mendrisiotto, il mulino del Ghitello, ospita la sede del Parco delle Gole della Breggia. Il Parco è segnalato dall’Unesco come geoparco modello perché testimonia 200 milioni di anni di storia della terra: tra alberi, torrenti e cascate, gli agglomerati di rocce mostrano mille forme e striature che racchiudono innumerevoli fossili e raccontano che in un’altra era geologica il Ticino era sommerso dal mare.

Le gole della Breggia
Le gole della Breggia © Svizzera Turismo

Da esplorare lungo il percorso geologico, mentre il percorso storico conduce all’ex cementificio Saceba, oggi trasformato, grazie a un progetto di riqualificazione industriale, in un luogo dove scoprire i processi di trasformazione della roccia in cemento tra le cave a cielo aperto, le gallerie di estrazione, il frantoio di macinazione della roccia e la torre dei forni, adibita a spazio espositivo e didattico.

La valle Motta
La valle Motta © Svizzera Turismo

Il bosco incantato della valle Motta

Alberi fitti, ma che lasciano spazio alla luce di filtrare tra le foglie, terra umida e profumata, acqua che scorre e rinfresca, prati per fermarsi a riposare. Anche se guardandosi intorno a volte sembra impossibile che posti come questi esistano davvero, ci sono pezzi di mondo che riservano ancora sorprese. Uno di questi è il Parco della valle Motta, un territorio che abbraccia diversi comuni del Mendrisiotto, 163 ettari protetti.

Tra frassini, querce, ciliegi, aceri, platani e pioppi diversi sentieri tracciati mostrano la via per riconnettersi con la natura: gli alberi sono popolati da picchi, scriccioli, tordi, nelle acque del torrente Roncaglia sono tornati i gamberi di fiume, mentre nei pressi degli stagni gracida la rarissima rana di Lataste. Le particolarità della zona sono ben descritte nelle tavole didattiche che si incontrano lungo i percorsi e al centro espositivo ricavato nell’antico Mulino del Daniello, edificato nel 1801 per macinare cereali e noci e oggi rimesso in funzione.

La Toscana della Svizzera

Per gli oltre mille ettari di vigneti che caratterizzano il territorio, il Medrisiotto è chiamato anche “la Toscana della Svizzera”. I vini della regione, principalmente a base merlot, si possono scoprire e degustare presso la Casa del vino Ticino, a Morbio, che rende omaggio alla storia vinicola della regione e alle persone che del vino hanno fatto la loro ragione di vita. Gli stessi vini si possono assaggiare, insieme a piatti tipici come la polenta, anche nei tanti ristoranti della regione, molti dei quali sono ospitati nei grotti, caratteristiche cantine del territorio, un tempo utilizzate per la conservazione di vini, formaggi e salumi. All’interno di queste grotte scavate nella roccia la temperatura è sempre fresca, in tutti i periodi dell’anno, grazie all’aria che soffia dalla montagna.

Cantine sempre fresche, il fenomeno spiegato

Le cantine di Mendrisio sono state edificate lungo un viale di ippocastani centenari. La prima sarebbe datata 1724 e pare che nell’Ottocento ci fossero tante cantine quante case. Le cantine in genere hanno una struttura a due piani: al pianterreno si trova la cella vinaria, scavata nella roccia, dalla quale esce una corrente d’aria che garantisce la frescura. Al primo piano c’è il soggiorno, una stanza arredata come una cucina e quasi sempre provvista di un camino.

Le cantine di Mendrisio
Le cantine di Mendrisio © Svizzera Turismo

Il fenomeno della frescura nella cella vinaria è stato studiato dal naturalista Luigi Lavizzari che nel suo libro Escursioni nel Cantone Ticino ne spiega il funzionamento.

Le correnti d’aria che entrano sotto le frane della roccia vengono raccolte e avviate dentro le cantine per lo più con tubi di terracotta. Nell’estate l’aria fuoriesce con intensità dai tubi e durante l’inverno rientra nei medesimi in direzione opposta; il fenomeno facilmente si rivela se si accosta un lume: la fiamma viene respinta d’estate e risucchiata d’inverno”.

Luigi Lavizzari

In bici per i vigneti in Svizzera © Svizzera Turismo

In bici per i vigneti

Il paesaggio dei vigneti si può attraversare in bici in compagnia di una guida grazie al progetto Bike ‘n’ wine che ha vinto nel 2019 il Premio svizzero dell’Enoturismo nella categoria ambiente/sviluppo: l’itinerario lungo cinque chilometri parte da Balerna e che vi fa ritorno con tappe per visite e degustazioni in cantina.

Volete di più? Tante sono le cantine del territorio che rendono possibile ai visitatori anche partecipare alla vendemmia per vivere in prima persona il momento del raccolto e conoscere da vicino la produzione del vino.

Azienda agricola Bianchi, Svizzera
Azienda agricola Bianchi, Svizzera © LifeGate

Una di queste è l’Azienda Agricola Bianchi, in Val Mara. A conduzione famigliare, produce principalmente vino e miele biologici. E poi organizza tanti eventi per vivere l’azienda da vicino.

Azienda agricola Bianchi: vino bio (e molto di più)

Quando Marcy e Alberto, nel 1998, hanno fondato la loro azienda agricola ad Arogno (Val Mara), l’idea è stata subito quella di lavorare il più vicino possibile alla natura. Oggi il vino e il miele prodotti sono tutti certificati BioSuisse e i figli Martino (viticoltore) e Gabriele (ingegnere enologo), stanno seguendo le orme dei genitori. Dal 2017 una nuova struttura consente la produzione del vino secondo il principio di gravità: si producono bianchi, rossi e un metodo classico rosato che esiste in due versioni, quello che affina in cantina e quello, ancora più affascinante, che riposa sui lieviti galleggiando per mesi racchiuso in casse sospese nelle acque del Ceresio: è il Marà del Lago.

Forti dei loro trent’anni (ancora da compiere) i due giovani hanno energie e idee da vendere. Per esempio, hanno inventato Sambì, una bevanda alcolica e frizzantina a base di ingredienti 100 per cento biologici: fiori di sambuco raccolti in Val Mara, acqua del Monte Generoso, zucchero e limone. L’idea è nata dal ricordo di una ricetta che la loro nonna preparava quando fioriva il sambuco: una bevanda che fermentando faceva scoppiare la bottiglia di plastica in cui era contenuta, uno scoppio che era un richiamo per far festa in compagnia, famigliari e vicini di casa. Tra i prodotti dell’azienda agricola Bianchi ci sono anche un aceto biologico alle erbe aromatiche, una grappa, un nocino. Con gli scarti della lavorazione del vino, il Birrificio No Land produce una birra bio al mosto d’uva, mentre le erbe aromatiche dell’azienda vengono usate per produrre la tisana ticinese Olivone, a base di Melissa, Lippia, Menta e Salvia.

Per chi lo desidera nelle belle stagioni c’è la possibilità di trascorrere una giornata in azienda vedere da vicino il lavoro quotidiano per la produzione di vino e miele. Si può trascorre qualche ora nei vigneti con l’enologo, si può osservare un’arnia da vicino con l’apicoltore e poi si può pranzare in mezzo alla natura oppure in uno dei ristoranti della zona. In collaborazione con Be free Go green , una community che propone attività sostenibili dai viaggi al cibo, in azienda vengono organizzati anche a pic nic sotto le stelle con romantici allestimenti in stile country chic e tanti prodotti della zona da degustare (persino una mozzarella di bufala prodotta in Ticino).

Nell’agricoltura biologica è fondamentale riuscire a trovare un equilibrio con la natura e la bilancia non pesa mai dalla parte della produttività.

Gabriele Bianchi

Cullati dalle acque del lago, corpo e mente

Le sponde del lago di Ceresio, meglio conosciuto come lago di Lugano, sono il luogo ideale per praticare sport acquatici o rilassarsi in uno dei tanti lidi.
A Riva San Vitale, si può praticare Sup&Yoga, una disciplina che unisce i benefici dello yoga a quelli dell’elemento acqua e che consiste nel praticare esercizi a corpo libero, in equilibrio su una tavola di Stand up paddle (Sup), simile a quella da surf, ma più grande. Cullati dalle acque del lago e abbracciati dai monti Generoso e San Giorgio, ci si ritrova in un paesaggio da cartolina che con la sua luce e il suo clima mite è la cornice ideale per dei momenti di benessere, sia per il corpo che per la mente. (Foto di sfondo © Alberto Canepa)

Una lezione di Sup&Yoga, con l’insegnante Michelle Badrutt che propone quest’attività, potrebbe dunque rivelarsi un’occasione ideale di rinascita, dopo l’isolamento dei mesi appena trascorsi. Una parentesi in cui tornare a sentirsi in armonia con se stessi e con la natura, rimasta chiusa così a lungo fuori dalle nostre porte.

Sup&Yoga

Per praticare Sup& Yoga, basta saper nuotare. Che tipo di esperienza si può vivere con quest’attività ce lo spiega l’insegnante Michelle Badrutt: “Nel Sup&Yoga siamo messi a dura prova sull’equilibrio: la tavola si muove sull’acqua e a nostra volta ci muoviamo sulla tavola; per mantenere le posizioni scopriamo muscoli che magari non pensavamo di avere”.

La sfida è anche sulla consapevolezza: “Siamo obbligati, e in qualche modo agevolati nella ricerca dell’equilibrio, a rimanere concentrati sul momento presente che è poi il fulcro della meditazione. Si deve pensare a dove mettere i piedi, le mani, al respiro che ci aiuta a stare in piedi, anche se cadere fa parte dell’esperienza”.

“È un’attività che consiglio alle persone molto attive che hanno difficoltà a praticare lo yoga classico perché non hanno pazienza o non riescono a trovare la concentrazione. I benefici sono gli stessi (quelli di migliorare la performance della mobilità fisica, conoscere se stessi, il proprio corpo, i propri limiti e ridurre lo stress), ma stare all’aria aperta dà l’idea di fare qualcosa di diverso.

Sup&Yoga è adatto però anche a chi è abituato alla sicurezza della sala yoga, protetta e intima: questa alternativa ti mette alla prova perché devi accettare aspetti su cui non hai il controllo come l’acqua, il sole, il vento, gli insetti, la tavola, e dunque bisogna avere più consapevolezza di sé”. Il rilassamento finale sulla tavola al tramonto è tutta un’altra esperienza, assicura Michelle – perché si riesce davvero a lasciarsi andare. Senza contare poi che, soprattutto, in una lezione così, ci si diverte anche!”

Soggiornare nella storia: la locanda del tempo ritrovato

Allontanandosi dal lago, a Riva San Vitale si scopre anche un battistero, sorto probabilmente sulle fondamenta di una costruzione romana, che è il più antico monumento cristiano conservato in Svizzera. L’itinerario può continuare nel vicino borgo di Meride, fatto di viuzze e scorci pittoreschi, dove si può soggiornare in una struttura ricca di suggestioni e storia, la Locanda San Silvestro.

La locanda Meride
Il borgo di Meride ©locandasansilvestromeride.ch

Si tratta di una costruzione del 1700, che da ottant’anni è diventata luogo di accoglienza per ospiti. Questa locanda offre un labirinto di luoghi e vedute, con una terrazza condivisa, dove poter godere ogni sera di poetici tramonti. Per respirare e immergersi nelle atmosfere del passato c’è anche la grande stanza del caminone, luogo tradizionale di ritrovo delle famiglie che nei secoli precedenti hanno abitato la casa e che ora è destinata al relax degli ospiti. E per chi desidera concedersi momenti di puro benessere c’è anche l’area wellness, ricavata nei locali delle vecchie stalle sotto terra, scavate nella roccia, con le volte realizzate con le pietre recuperate dal vicino fiume.

Monte San Giorgio, l’idea in più

Sopra Meride si erge il Monte San Giorgio, inserito nella lista patrimonio Unesco come giacimento fossilifero più importante al mondo del Triassico Medio. Se volete saperne di più, i ritrovamenti sono esposti nel Museo dei fossili di Meride, progettato dall’architetto ticinese Mario Botta. Il monte si può raggiungere solo a piedi in un paio d’ore di cammino da Meride oppure si può arrivare nella zona del Serpiano in auto o con la funivia da Brusino: in vetta, a 1.097 metri, la vista spazia tra lago e montagne con panorami mozzafiato su tutta la regione.

 

BELLINZONESE, TRA STORIA E NATURA

Il nostro viaggio in Ticino ci porta ora in un’altra regione del cantone, quella del Bellinzonese e Alto Ticino.

È un territorio intriso di storia, in primis perché ospita la capitale del cantone, ovvero la città di Bellinzona con i suoi tre castelli e le antiche mura, Patrimonio Unesco come unico esempio nell’arco alpino di architettura militare medievale comprendente diverse fortificazioni collegate tra loro. La regione è anche un luogo dove riconnettersi totalmente con la natura scegliendo una delle escursioni tra le sue caratteristiche valli.

Bellinzona, la città dei tre castelli

Bellinzona non racconta solo la storia della Svizzera, ma quella dell’intera Europa. La città si trova in una posizione invidiabile, lì dove si incrociano le vie che portano ai passi alpini del San Gottardo, del Lucomagno e del San Bernardino. Non è difficile immaginare dunque come in passato Bellinzona sia stata una conquista ambita da tutti i dominatori e per questo al centro di guerre e conflitti che hanno contribuito a disegnare i confini europei odierni. La sua fortificazione si deve ai duchi di Milano che volevano arrestare l’espansione dei confederati. I tre castelli, sorti con l’unico scopo di difendere la città, sono visibili ancora oggi.

Castel Grande, Montebello e Sasso Corbaro

Il primo castello che si incontra arrivando a Bellinzona è il Castel Grande o Castrum Magnum, un nome che compare per la prima volta nei documenti del XIV secolo d.C., anche se la prima costruzione accertata archeologicamente in questo luogo risale ben al IV secolo d.C. Un museo e un filmato all’interno di Castel Grande raccontano la storia della città fortificata, mentre il panorama a 360 gradi sul territorio si ammira dal Belvedere della Torre Bianca alta 27 metri. Ci si può anche tuffare nel passato e tentare la fuga dal castello nell’Escape Room ospitata nella Torre Nera oppure costeggiare la murata della fortificazione lunga 270 metri e ridiscendere verso il centro di Bellinzona.

Castelgrande © Svizzera Turismo
I castelli di Bellinzona
I castelli di Bellinzona © LifeGate

Il secondo castello si trova invece sul colle di Montebello da cui prende il nome e da cui domina il Castel Grande. Fu restaurato nel 1903 in occasione del Centenario dell’Indipendenza ticinese: si può visitare il museo archeologico al suo interno oppure perdersi attraversando ponti levatoi e salendo sulla murata panoramica. Sasso Corbaro è invece la terza fortificazione: la sua struttura, 230 metri sopra la città, è in tipico stile sforzesco e fu eretta nel 1479 in soli sei mesi per impedire ai confederati il passaggio verso Milano. In cima alla sua torre il panorama spazia fino al bacino del Lago Maggiore in territorio italiano.

Il mercato e la spesa in bici in fattoria

La visita dei castelli si può abbinare a una passeggiata nel vivace centro storico, tra i caffè e i negozi, specialmente il sabato quando la città ospita un grande mercato, tradizione fin dal 1624, dove trovare prodotti di artigianato e gastronomia. Ogni mercoledì mattina invece, partendo alle 9 dalla stazione di Bellinzona, c’è la possibilità di fare la spesa in bici per le fattorie del Parco del Piano di Magadino, tra Bellinzona e Locarno. Una guida conduce i partecipanti lungo l’itinerario e trasporta la loro spesa con una cargo bike.

La spesa bio in bici © Svizzera Turismo

Alla scoperta del territorio in e-bike

Dalle dolci pianure del bellinzonese alle montagne delle valli dell’alto Ticino, la regione si può esplorare con le bici elettriche attraverso quattro itinerari guidati. Un tranquillo percorso pianeggiante è, ad esempio, il tour della Riviera e del Bellinzonese che parte da Biasca, centro delle valli Blenio, Leventina e Riviera, passa dall’imponente cascata di Santa Petronilla, costeggia il fiume Ticino, prevede una sosta nei grotti per il pranzo per poi proseguire tra vigneti e stradine di campagna fino ad arrivare a Bellinzona. Se le salite non sono un problema un’altra possibilità, sempre partendo da Biasca, è il percorso che attraversa la valle di Blenio (detta valle del Sole) fino al Passo del Lucomagno, uno dei paesaggi di valico più belli della Svizzera. Un sali e scendi dalla campagna fino al paesaggio alpino tra cascate, rovine di castelli, chiese romaniche e viste panoramiche.

Durante i tour la ricarica per e-bike è sempre gratuita, più veloce di una normale ricarica ed è possibile effettuarla senza disporre del proprio caricatore. Chi non dispone di una bici elettrica può noleggiare nelle postazioni di bike sharing: a disposizione ci sono le bici rossa di Bellinzona e del Parco del Piano di Magadino o le e-Mtb del servizio “valle di Blenio-Biasca”.

Incontri speciali in Valle di Blenio

In valle di Blenio, in frazione Malvaglia (Serravalle), c’è una casa che non si può non notare. È una costruzione di fine ‘800 con un enorme murale che raffigura un fiore. Casa Merogusto, così si chiama, è l’abitazione privata di Meret Bissegger, una cuoca autodidatta che organizza tutto l’anno corsi di cucina tematici: in primavera, ad esempio, è possibile raccogliere in montagna e nei prati le piante selvatiche commestibili che poi Meret insegna a cucinare. Una passione che ha fin da giovane, quando lavora in alpeggio e vuole trovare un’alternativa al consumo quotidiano di pane e formaggio: con l’aiuto di un libro sulla botanica inizia a guardarsi intorno alla ricerca di erbe da cucinare.

La cucina naturale secondo Meret

La cucina di Meret è naturale, biologica e integrale dove “integrale” significa a base di ingredienti nella loro integrità: “Utilizzo i cereali interi, gli zuccheri non raffinati, cucino tutte le parti degli ortaggi (ad esempio, non sbuccio le carote).

La stessa cosa vale per la carne:la mangio una volta a settimana e quando la compro, da allevamenti biologici, acquisto tutto l’animale”.
Fondamentale poi per Meret è la stagionalità: “Sotto questo aspetto sono rigorosa, mi piace usare le cose quando ci sono. La stagionalità è la cosa più bella che ci sia e mi permette di usare un centinaio di ingredienti tra frutta e verdura”.

Meret è anche attenta agli sprechi. “Cerco di conservare al meglio frutta e verdura: in frigo devono stare a una temperatura di 5 gradi e non devono prendere aria per non perdere acqua e disidratarsi. E se qualche ortaggio deperisce comunque, lo uso come compost”.

Intorno alla casa Meret ha creato quello che chiama il suo giardino commestibile perché molte delle piante, dei fiori e delle erbe che coltiva qui si possono mangiare. Come, ad esempio, il giglio di San Giuseppe, conosciuto anche come “bella di notte”, i cui fiori sono sorprendentemente dolci e croccanti.

Fiori ed erbe vengono abbinati giocando anche con tanti oli aromatici e spezie per preparare le cene che organizza nella sua casa. Chi vuole può infatti partecipare alle tavolate di Meret: si arriva all’ora dell’aperitivo (o prima per dare una mano a cucinare), si chiacchiera davanti a un buffet di appetizer e poi ci si accomoda tra chiacchiere e nuove conoscenze gustando piatti come la millefoglie di ortiche, le taccole all’olio di mandorle tostate, il gratin di miglio, ricotta e cardo giallastro, la panna cotta con sciroppo di violetta..

Cena al grotto, sull’albero

Per una cena più convenzionale ma non meno caratteristica, Ludiano, l’altra frazione di Serravalle, nella bassa valle di Blenio, è un paesino caratterizzato da numerosi e antichi grotti. Si trovano alle pendici della montagna tra rocce e castagni centenari. Alcuni sono privati, altri sono aperti al pubblico. In particolare, il Grotto Milani gestito dalla gentile e sorridente Michela, si distingue per un tavolo posizionato in cima a un grande albero dove gustare, tra la frescura delle fronde, le specialità della casa.

Lucomagno, dove uomo e natura sono connessi

Monti ricoperti da una distesa di conifere (la cembrata più estesa del Ticino), un silenzio profondo interrotto solo dallo scorrere del fiume, l’aria frizzantina da respirare a pieni polmoni. Per chi vuole davvero riconnettersi con la natura, questo paesaggio si trova nel cuore delle Alpi, a 1.750 metri di altitudine e a cinque km a sud del valico del Lucomagno. Ad Acquacalda, il Centro Pro Natura Lucomagno è il punto di partenza privilegiato per numerosissime passeggiate, escursioni e trekking nella zona. Da qui parte infatti una fitta rete di sentieri di varie difficoltà. Si può partecipare anche al ricco programma di eventi e attività del Centro che vuole essere un luogo privilegiato per lo studio e la contemplazione della natura alpina e il ritrovo ideale per chi desidera delle vacanze rigeneratrici: si va dalle escursioni guidate (come quella per ascoltare il bramito dei cervi) ai corsi e seminari sul rapporto tra l’uomo e la natura.

 

Il Centro offre anche la possibilità di alloggiare scegliendo tra le camere dell’albergo e il campeggio (al lato del fiume Brenno e il più alto del Ticino). Qui ci sono una ventina di piazzole, ma anche due accoglienti bungalow in legno che possono ospitare due persone.

La struttura che ospita il Centro anticamente era un ospizio che offriva vitto e alloggio ai viandanti lungo il Passo del Lucomagno. A metà degli anni Ottanta, su iniziativa dell’ingegner Luigi Ferrari, che era mosso dalla ricerca di un rapporto rispettoso dell’uomo con la natura, l’albergo fu ampliato, ribattezzato Centro ecologico Uomonatura e fu arricchito con un’offerta di attività culturali, scientifiche e spirituali (la zona del Lucomagno è considerata luogo energetico). Nel 2010, in occasione del 50° della sua fondazione, Pro Natura Ticino ha deciso di acquistare e rilanciare l’ex Centro Uomonatura, trasformandolo in Centro Pro Natura Lucomagno, ristrutturandolo nuovamente con l’aiuto degli artigiani della valle e gestendolo con particolare attenzione al risparmio energetico e idrico, all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia, all’impiego di materiali ecologici e all’offerta di prodotti prevalentemente locali, quando possibile anche biologici.

Val Piora, il paradiso dei laghetti alpini

Il Ticino vanta 130 laghetti alpini. Tra questi, ben 21, si trovano nella Val Piora, una valle alpina che va dal passo del Gottardo a quello del Lucomagno, un paradiso per chi vuole avventurarsi tra distese verdi e bacini blu. La Val Piora si raggiunge con la funivia del Ritom, una delle più ripide al mondo, che con una pendenza massima dell’87,8 per cento supera un dislivello di 786 metri in poco più di un chilometro. È stata realizzata nel 1921 in occasione della costruzione dell’impianto idroelettrico che alimenta la ferrovia del San Gottardo grazie alla diga del lago Ritom, il primo bacino che si incontra una volta in cima alla Val Piora.

Una curiosità sportiva
Parallela al percorso della funivia, c’è una scalinata storica: si compone di 4.261 gradini che dal fondovalle portano alla stazione Piora. Qui si svolge Stairways to Heaven, la corsa in salita più folle del Ticino, nonché la gara di vertical più dura in Europa, che vede i partecipanti gareggiare in resistenza, forza e velocità, per arrivare primi alla sommità superando una pendenza e un dislivello incredibili in 1,3 chilometri. La prossima edizione è in programma il 24 ottobre 2020.

Biodiversità a occhio nudo

Il fondovalle pianeggiante della Val Piora si estende per otto chilometri a circa 2.000 metri di altitudine e offre percorsi adatti a tutti, come il sentiero didattico del lago Ritom che costeggia il lago dal lato sinistro addentrandosi nella vegetazione con tavole informative che raccontano le particolarità naturalistiche della regione.

In realtà, basta guardarsi attorno per ammirare l’incredibile biodiversità che caratterizza la valle: il microclima e la ricchezza d’acqua del territorio favoriscono infatti tantissime specie biologiche regalando la presenza di molti vegetali e animali differenti, alberi come il larice, il pino cembro, l’ontano verde, il sorbo degli uccellatori, uccelli come la nocciolaia, piante carnivore e licheni velenosi.

Una curiosità faunistica
La nocciolaia è un uccello che costituisce delle riserve di pinoli sulle rocce dove la neve si scioglie più rapidamente. Un solo esemplare può avere oltre duemila nascondigli con all’interno da due a dodici pinoli, ma ne recupera solo l’80 per cento, mentre i semi dimenticati finiscono per germogliare sulle rocce.

Il formaggio dell’alpe, così buono perché…

 

Tramite il sentiero didattico del lago si raggiungono Cadagno e il lago omonimo. Si può trovare ristoro alla Capanna Cadagno che offre un’ottima cucina con pasta fresca e torte fatte in casa. E poi è d’obbligo una sosta all’alpe Piora dove viene prodotto un formaggio unico. La particolare flora alpina che in Ticino comprende più di 150 specie di erbe diverse conferisce un tocco speciale al sapore dei formaggi, e questo vale in particolare per il formaggio Piora. Visitando il caseificio e facendosi raccontare il lavoro quotidiano di pastori, casari e stallieri, si capisce perché.

La vita in alpeggio

C’è chi dice che il formaggio Piora sia il più buono e il più costoso del Ticino. Ogni giorno i pastori portano le mucche dell’alpeggio (sono 250) a pascolare nei prati della valle dove possono nutrirsi delle tante erbe foraggere aromatiche del territorio e produrre un latte speciale. All’alba, prima che escano, e al loro ritorno, nel tardo pomeriggio, gli stallieri le mungono. Il casaro prende il latte, ci fa prima il burro, poi il formaggio.

Pastori, stallieri, casari vivono tutti insieme nell’alpe, per tre mesi all’anno. E c’è anche la cuoca che si occupa di far trovare loro pranzo e cena dopo il duro lavoro quotidiano. Ma in alpeggio non si fatica e basta, ci si diverte anche.

“Non sai che vita che c’è qui” – ci assicura Davide, 33 anni, da diversi anni casaro dell’alpe Piora. Mentre parla, prende le forme di formaggio (una pesa circa 6,5 chili), le spazzola, le gira: il formaggio deve stagionare minimo due mesi, ma è ottimo dopo un anno. Ogni estate qui si producono circa tremila forme.

“Quando si riesce a produrre tanto formaggio, il pastore è contento perché vuol dire che ha fatto mangiare bene le sue mucche che così hanno prodotto tanto latte. La soddisfazione più grande per me, invece, è ricevere ogni anno il massimo punteggio dagli ispettori del marchio Dop. E poi, è bellissimo convivere quassù insieme ad altre persone, festeggiare la fine dell’alpeggio con una bella cena e poi magari ritrovarsi l’anno dopo”.

Una curiosità gastronomica
Il formaggio ticinese si distingue da quello del resto della Svizzera perché per produrlo si utilizza latte intero e non scremato e per il colore marrone-grigio della crosta invece che giallo-rosso.

Il mistero del lago dove le acque non si mescolano mai

Una visita al Centro biologia alpina poco distante dal caseificio aiuta a comprendere la ricchezza naturalistica e la particolarità della composizione geologica della Val Piora tra rocce granitiche e calcaree. Ricercatori da tutto il mondo si recano qui per osservare la flora e la fauna della valle, ma soprattutto per approfondire lo studio delle acque dolci (limnologia) di questa regione caratterizzata da un patrimonio idrico eccezionale. In particolare, si studiano le acque del lago di Cadagno che presentano un fenomeno rarissimo, la meromissi crenogenica, ovvero l’esistenza di due strati d’acqua sovrapposti che non si mescolano mai. È come se fossero due laghi sovrapposti: quello costituito dallo strato inferiore ricco di sali disciolti provenienti da sorgenti solforose sottolacustri e quello formato dallo strato superiore ossigenato e povero di sali minerali.

Il lago Piora © LifeGate
Il lago Cadagno © LifeGate

Un centro aperto a tutti per lo studio della biologia alpina

Ci spiega il suo lavoro, Samuele. E i suoi occhi benché stanchi (ha trascorso le ultime 24 ore in osservazione sul lago) si illuminano. In lui c’è tutto l’entusiasmo e la passione di chi ama il proprio mestiere e ha tanta voglia di trasmetterlo. “Non vedete come sono belli?” ci dice mostrandoci dei microorganismi contenuti in una provetta. Ci viene da sorridere, ma allo stesso modo comprendiamo e rispettiamo la dedizione di questo ricercatore verso l’oggetto del suo studio.

Si tratta dei batteri fotosintetici anaerobici che si formano tra i due strati del lago colorando di rosa le acque nel mezzo per uno spessore che va dai 70 ai 150 centimetri. Questi batteri costituiscono un filtro biologico e impediscono a componenti tossici di salire dallo strato sottolacustre alle acque superiori del bacino e quindi consentono la presenza di vita nel lago.

In conseguenza a queste scoperte è stata decisa negli anni ’90 la realizzazione di un Centro biologia alpina per incentivare le attività didattico-scientifiche universitarie. Attualmente durante l’estate vengono svolte duemila giornate sul campo da parte di ricercatori che svolgono lavori di idrobiologia, microbiologia, botanica, zoologia, geologia, agronomia ed economia alpestre e sono oltre duecento le pubblicazioni scientifiche sulle particolarità di questa regione naturalistica.

I pascoli della Val Piora © LifeGate

Relax tra silenzio e natura: due indirizzi

Per soggiornare nella regione del Bellinzonese e Ticino esistono delle strutture perfettamente integrate nel paesaggio, dove poter trascorrere giorni di pace e relax, immersi nella quiete. Per esempio nello Chalet Stella Alpina, definita una “dimora del silenzio” (relais du silence), per la sua magnifica e favorevole posizione a 1.500 metri di altitudine, a Bedretto, nella regione del San Gottardo, nel cuore delle Alpi Svizzere. In questo piccolo hotel da dieci stanze, gli ospiti hanno a disposizione un’area benessere con sauna e grande jacuzzi. Il ristorante della struttura mette inoltre a disposizione la possibilità di scegliere tra la cucina italiana tradizionale e quella vegana.

Viaggiatori solitari, coppie, famiglie e gruppi di amici e scolaresche: chiunque potrà trovare accoglienza anche nel nuovo Campra Alpine Lodge & Spa, a Olivone, nella valle di Blenio. Con le sue stanze semplici, spaziose e curate offre la possibilità di una vacanza da trascorrere all’insegna della tranquillità e del contatto con la natura. Il relax è assicurato anche grazie alla bella spa, ubicata al piano superiore e che offre sauna, bagno turco, idromassaggio e una zona relax da otto posti.

Vacanze su misura e viaggi organizzati

Ticino Turismo propone degli itinerari su misura per gli amanti delle vacanze in movimento. Con il servizio Eurotrek si viaggia da soli, a piedi o in bici, grazie a cartine e informazioni dettagliate, mentre i bagagli vengono trasportati da una struttura all’altra senza costi aggiuntivi. Se invece cercate una vacanza tra sapori e panorami, questo tour organizzato di tre giorni alla scoperta del Ticino è quello che fa per voi: si va da Bellinzona a Lugano al Monte Generoso passando per grotti, cantine, vigneti.
Per tutte le info: www.myswitzerland.com/it.

Ticino ticket

Pernottando in un hotel, ostello della gioventù o campeggio si riceve il biglietto Ticino ticket con la possibilità di utilizzare gratuitamente i trasporti pubblici e di ottenere agevolazioni sugli impianti di risalita, sui battelli nei bacini svizzeri e sulle principali attrazioni turistiche.