Perché e quando visitare il Mausoleo di Augusto, riaperto a Roma dopo 14 anni

Dopo quattordici anni di restauri conservativi, riapre il Mausoleo di Augusto nella Capitale. Visite gratuite per i residenti fino a dicembre 2021.

Nella Capitale, il Mausoleo di Augusto ha riaperto al pubblico lo scorso primo marzo e presto tornerà ad avere un ruolo centrale nella piazza che dedicata al primo imperatore di Roma, “dialogando” con il quartiere e la città. Dopo ben quattordici anni di restauri conservativi, infatti, è stata “restituita” ai cittadini la tomba di Ottaviano Augusto, il più grande sepolcro circolare del mondo antico. Le visite saranno gratuite per tutti fino al 21 aprile 2021 (giorno del Natale di Roma), e solo per i residenti nel comune fino alla fine dell’anno. Dal 22 aprile, per i non residenti, le visite saranno a pagamento. Per tutti è necessaria la prenotazione sul sito dedicato.

I lavori di restauro sono stati diretti dalla Sovrintendenza capitolina ai beni culturali. Sono costati in totale oltre 11 milioni di euro, finanziati per una parte dal Ministero del Cultura (2 milioni), per un’altra dal Comune di Roma (altri 2 milioni), mentre oltre 6 milioni di euro sono stati erogati dalla Fondazione TIM.

Mausoleo di Augusto
Con la sistemazione della piazza Augusto Imperatore, il mausoleo tornerà a “dialogare” col quartiere e coi monumenti vicini © Sovrintendenza capitolina ai beni culturali

Dalla fine di aprile, il percorso di visita sarà arricchito con contenuti digitali in realtà virtuale ed aumentata, sempre in collaborazione con la Fondazione TIM, per raccontare le varie fasi di vita del monumento e le nuove scoperte. Per esempio, grazie agli scavi svolti prima del restauro, pare che il monumento funebre di Augusto non fosse tanto diverso dall’altro grande mausoleo costruito a Roma, quello dell’imperatore Adriano, oggi noto come Castel Sant’Angelo.

Visitare il Mausoleo di Augusto: un pretesto per riflettere anche sul passato recente?

La riapertura è avvenuta anche se, di fatto, i restauri non sono ancora del tutto terminati. È comunque possibile visitare la parte centrale del mausoleo in tutta sicurezza. La sistemazione del verde sul monumento, il restauro della cella sepolcrale e l’allestimento museale termineranno probabilmente in contemporanea con la definitiva sistemazione della piazza Augusto Imperatore (progetto vinto dal gruppo dell’architetto Francesco Cellini) i cui lavori sono iniziati a metà 2020 e la cui fine è prevista entro dicembre di quest’anno. Obiettivo: far sì che il mausoleo torni a “dialogare” col quartiere e coi monumenti vicini, Ara Pacis in primis, e che diventi magari un pretesto per raccontare non solo il passato remoto della città, ma anche le trasformazioni dell’area nel corso dei secoli e in particolare del Novecento.

Mausoleo e Ara, infatti, sono entrambi monumenti augustei, ma sono “vicini di casa” da meno di un secolo. L’imperatore che fu nipote di Caio Giulio Cesare e vincitore delle guerre civili che insanguinarono Roma per decenni li concepì come parte di un unico, grande progetto che definiremmo oggi di “riqualificazione” del Campo marzio. Si trattava di un’area “vuota” della città di Roma, utilizzata come suggerisce lo stesso nome riferito a Marte, dio della guerra, per le esercitazioni militari. Augusto volle utilizzare questo spazio per consolidare il proprio potere.

Quindi, come strumenti di propaganda, fece realizzare nel 28 a.C. il mausoleo per sé e per i membri della famiglia – ma fu la tomba anche degli imperatori successivi, fino a Nerva; e più a sud, sulla via Flaminia, fece costruire l’altare dedicato alla Pace e, di fronte, una grande piazza-meridiana, l’Horologium (rispettivamente nel 9 e nel 12 a.C). Mentre il Mausoleo rimase sempre visibile, subendo nel corso del tempo varie trasformazioni – divenne per esempio fortificazione, giardino, luogo per spettacoli –  altare e meridiana furono invece sommersi dalle piene del Tevere e se ne perse ogni traccia per secoli.

Il Campo marzio in epoca augustea. Plastico conservato al Museo dell’Ara Pacis. © Chiara Boracchi

L’Ara fu riscoperta solo a fine Ottocento, scavata negli anni Trenta del Novecento e fatta spostare nel 1937 dal dittatore fascista Benito Mussolini nel luogo in cui la vediamo ancora oggi accanto al mausoleo. Mussolini aveva infatti realizzato una piazza ad hoc per celebrare, attraverso le opere di Ottaviano Augusto anche il regime e anzi, avrebbe addirittura voluto riutilizzare il mausoleo come sepolcro personale.

Riscoprire il mausoleo e la sua storia significa allora non solo ricordare il passato remoto di Roma, l’epoca imperiale, e le moltissime trasformazioni urbanistiche della città, ma anche riflettere sul nostro passato recente e sull’utilizzo che la politica a volte fa dei monumenti a scopo di propaganda. Significa insomma ragionare sul presente attraverso il passato. Un motivo in più per programmare la visita.

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