Miti, leggende e realtà. Il canto delle sirene

E’ sempre stato visto come una perfida trappola per i marinai. Il racconto di Leonardo da Vinci non fa eccezione.

“Il vento era caduto, le vele si erano afflosciate sull’albero;
nella notte appena rischiarata dalla nuova luna la nave dondolava
leggermente sullo specchio nero dell’acqua, quando la sirena
cantò.
Parve ai marinai di sentire un fruscio come di una brezza leggera;
poi come una musica che salisse dal mare profondo; poi come una
voce dolcissima, mai udita prima; e finalmente il canto li avvinse
ad uno ad uno in un sonno senza risveglio.
La sirena, infatti, quando i marinai furono addormentati,
montò sulla nave, li toccò uno dopo l’altro con la
sua mano micidiale, e tutti, senza accorgersene, passarono,
sognando, dal sonno alla morte.”
(Leonardo da Vinci da Leggende: Lusinghe over soie. H. 8 r.)

Il mito delle sirene tiene compagnia all’uomo sin dai tempi di
Omero e del suo Ulisse: nell’Odissea queste creature fantastiche
sono viste come splendide e spietate donne con la parte inferiore
del corpo simile a quella di un pesce. Esiste addirittura un ordine
di Mammiferi chiamato Sirenidi a cui appartiene il lamantino, per
esempio. E’ vero che questo animale ha le zampe inferiori fuse in
una paletta che può ricordare la pinna caudale di un pesce,
ma è anche vero che la parte superiore del corpo, col suo
buffo muso, non è proprio ammaliante quanto una bella donna,
sebbene i gusti siano gusti.
Dal momento però che i lamantini vivono solo nell’Oceano
Atlantico ed in quello Indiano, è molto probabile che le
sirene incontrate dagli eroi mitologici nel Mar mediterraneo
fossero ispirate ad animali un tempo comuni nelle nostre acque, le
foche monache.

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