Nina, suprema sacerdotessa del soul

A lei piace un’attrice francese (Simone Signoret) e poi un suo amico ispanico la chiama affettuosamente Nina. Detto, fatto: Eunice Katheleen Waymon di Tryon, North Carolina diventa Nina Simone.

New York, primi mesi del 1950. C’ è un’allieva di pianoforte della Julliard School di New York che per pagarsi gli studi, suona in piccoli club. Ma non vuole che sua madre sappia che lei suona “la musica del diavolo”. Così, decide di scegliersi un nome d’arte.

 

A lei piace un’attrice francese (Simone Signoret) e poi un suo amico ispanico la chiama affettuosamente Nina. Detto, fatto: Eunice Katheleen Waymon di Tryon, North Carolina diventa Nina Simone.

 

 

Afroamericana, attivista, performer sbalorditiva e cantante passionale la Simone diventa un “cult” quando nel 1958 incide una versione davvero bollente di I Love You Porgy, dal Porgy And Bess di George Gershwin. Un po’ blues, un po’ rock e un po’ jazz, Nina è uno straordinario concentrato di black music. Le sue incendiarie performance live le valgono il titolo di “Suprema Sacerdotessa del Soul”.

 

Portavoce artistica delle rivendicazioni dei neri d’America, Nina scrive Mississippi Goddam in risposta all’omicidio del leader afroamericano Medgar Evers, ucciso nel giugno 1963. Lo stesso episodio che Bob Dylan ha celebrato nel brano Only A Pawn In Their Game.

 

Di Bob Dylan, la Simone interpreta in modo magistrale una delle poche canzoni che il songwriter ha dedicato al mondo delle donne. Scritto nel giorno del Ringraziamento del 1965, il brano è dedicato a Edie Sedgwick, la Musa della Factory di Andy Warhol con cui sembra che Dylan abbia avuto un flirt proprio in quei giorni.

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