Pellicce cinesi, io non lo sapevo

In molti Paesi non si allevano pi

In Italia, in seguito alle campagne di pressione condotte in
questi anni dalla LAV in prima linea, sono state introdotte norme
che rendono questi allevamenti antieconomici, determinandone la
progressiva scomparsa.

Dopo anni di crisi, il settore della pellicceria ha cercato
nuove soluzioni con cui resuscitare il mercato delle pellicce,
comprandosi “ritagli” e “brandelli” di notorietà presso
alcuni stilisti e decentrando gli allevamenti in Paesi come la Cina
dove le norme per il benessere degli animali non contano a; e
risparmiando sulla mano d’opera.

Così in pochi anni la Cina, grazie proprio alla totale
mancanza di norme a tutela degli animali, è diventato il
paese privilegiato dalle case di moda europee: garantisce grandi
quantità di pellicce, costi bassi. Ogni anno la Cina
“produce” 1,5 milioni di pelli di volpi, altrettante di procioni,
incalcolabili quelle di cani e gatti.

La Cina è diventato il maggior produttore ed esportatore
di capi di abbigliamento in pelliccia al mondo. Fin qui, la
LAV.

Ora… alcuni l’hanno visto, quel filmato: cani, gatti,
centinaia di esseri sbattuti come stuoini, per esser scuoiati,
vivi. Ce lo facciamo raccontare da
questo spot
(mp3, 1.100 k).

Questo è il colpo finale all’industria della
pellicceria.

Non si possono acquistare pellicce di animali selvatici.

Non si possono comprare oggetti di pelo, col sospetto che sia di
cane, o di gatto, cinese.

Non si possono più acquistare pellicce di animali
“allevati” in questo modo, finiti in questo modo.

Non si può più dire “non lo sapevo”.

a cura di Stefano
Carnazzi

Firma
la petizione online contro l’importazione di pelli dalla
Cina.

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