Uno studio pubblicato su Nature Geoscience indica una presenza massiccia di agenti inquinanti negli oceani, con valori giudicati “enormi” dagli esperti.
Imprigionato in una relazione distruttiva con il petrolio, la Terra non è la sola a essere a rischio. Il problema della sostenibilità, infatti, non riguarda soltanto l’ambiente, ma investe sempre più le aziende destinate a vivere in uno scenario in cui il petrolio sarà sempre più caro e meno disponibile. Lo rileva il Guardian in un articolo,
Imprigionato in una relazione distruttiva con il petrolio, la Terra non è la sola a essere a rischio. Il problema della sostenibilità, infatti, non riguarda soltanto l’ambiente, ma investe sempre più le aziende destinate a vivere in uno scenario in cui il petrolio sarà sempre più caro e meno disponibile.
Lo rileva il Guardian in un articolo, New research points to risk peak oil presents to business, in cui riprende le teorie del peak oil: “Abbiamo fatto affidamento sul fatto che le riserve di petrolio sarebbero durate abbastanza a lungo per sviluppare un suo sostituto”, scrivono Alison Kemper e Roger Martin. Le teorie sul peak oil sono state confinate nell’angolo, ma ora risulta che ci siamo sbagliati, secondo il recente studio della Royal society’s philosophical transactions.
Per anni abbiamo saputo che il petrolio sarebbe stata la nostra rovina, ma nonostante ciò non siamo stati in grado di condurre politiche pubbliche per installare pannelli fotovoltaici e convertirci ai veicoli elettrici. Per il Guardian questi studi indicano ai business leader che non è (solo) il pianeta, ma il loro stesso capitale a rischio.
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