Petrolio, l’Opec taglia la produzione per far crescere i prezzi

L’aumento dei prezzi del petrolio farà salire la bolletta energetica. Produrre energia da fonti rinnovabili riduce i rischi di aumento dei prezzi dell’energia

I membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) si sono accordati per tagliare la produzione di oltre 700mila barili al giorno. L’accordo è stato raggiunto ad Algeri dove si è tenuta la riunione informale del Cartello e arriva dopo otto anni di dissidi interni. A seguito della decisione la produzione passerà dagli attuali 33,4 milioni di barili al giorno (mbg), ai 32,5 mbg. L’Arabia Saudita, principale produttore Opec, avrebbe deciso di archiviare le divisioni con il rivale Iran di fronte alle pressioni generate dal persistente clima di bassi prezzi del petrolio, secondo quanto riportato dai media internazionali.

Il presidente iraniano Hassan Rouhani e il ministro del petrolio Bijan Zanganeh hanno detto di “essersi impegnati per costruire un consenso e trovare una soluzione al grave ciclo di crollo dei prezzi”

Alla notizia le quotazioni del petrolio sono salite del 6 per cento, attestandosi intorno ai 48 dollari al barile. E i prezzi in questi giorni hanno registrato un continuo aumento, toccando quota 51 dollari al barile. Una situazione che evidenzia come la dipendenza dalle fonti fossili renda i Paesi importatori, come l’Italia, soggetti a subire decisioni di mercato e a veder crescere la propria bolletta energetica. Un maggior utilizzo delle rinnovabili renderebbe le singole nazioni meno dipendenti dai mercati energetici internazionali, oltre a sviluppare l’economia locale.

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Quindicesimo International Energy Forum, Algeri 27 settembre 2016. Photo credit: RYAD KRAMDI/AFP/Getty Images

La fase delicata dell’accordo Opec

Ma ora per i produttori di petrolio arriva la parte difficile e più delicata, trovare accordo sulla ripartizione delle quote di produzione, tanto che il taglio della produzione è stato esteso anche ai produttori al di fuori del Cartello, come la Russia.

La decisione sulle quote di ripartizione verrà presa durante il vertice Opec in programma per il prossimo 30 novembre a Vienna. Un mancato accordo porterebbe al fallimento della decisione presa ad Algeri, facendo ritornare i produttori a una situazione simile del 2006, quando l’Opec aveva rinunciato ad assegnare quote di produzione ai singoli paesi.

I mercati internazionali di petrolio

Il 2015 è stato l’anno in cui la produzione di petrolio è aumentata notevolmente, circa 2,7 milioni barili/giorno rispetto al 2014, il 63 per cento in più rispetto alla media degli ultimi quattro anni, secondo i dati dell’Unione perolifera. Lo scorso anno l’offerta petrolifera ha segnato i 96,4 milioni barili/giorno, di cui il 40 per cento coperta dai Paesi Opec che hanno continuato nella loro politica di difesa delle quote anziché dei prezzi.

Anche gli altri Paesi produttori non-Opec hanno aumentato la loro produzione, in particolare Stati Uniti e Russia che si confermano primo e secondo produttore mondiale. Per gli Stati Uniti, grazie allo shale oil, l’incremento è stato di circa 1 milione barili/giorno rispetto al 2014, mentre per la Russia, che sta gestendo una grave crisi economica, la crescita della produzione è stata di 150mila barili.

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Domanda e offerta di petrolio a livello mondiale. Elaborazione Unione Petrolifera su dati AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia)

Nel 2015 cresce anche la domanda petrolifera mondiale, che è stata di 94,7 milioni barili/giorno (+2 per cento rispetto al 2014), e il 51 per cento del fabbisogno è arrivato dai Paesi non-Ocse. Parliamo della crescita più consistente degli ultimi 10 anni, seconda solamente a quella del 2010, nonostante la congiuntura economica.

In Italia il basso costo del petrolio del 2015 ha determinato una riduzione della fattura energetica (i costi pagati per acquistare carbone, petrolio, gas, combustibili nucleari, energia elettrica) del 22,7 per cento rispetto all’anno precedente, ma che comunque rimane una bolletta di 34,482 miliardi di euro.

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