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L’irritazione procurata a naso e occhi da questo ortaggio, diventa una preziosa alleata della farmacopea omeopatica nella cura del raffreddore.
Fino a non molti anni fa, ma in alcune zone del nostro paese ancora oggi, le mamme mettevano un collare di cipolle attorno al collo dei bambini raffreddati, somministrando, senza sapere, vere e proprie dosi infinitesimali di cipolla ai piccoli pazienti, che nella maggior parte dei casi guariva. Veniva applicato, anche se in modo inconsapevole, il principio fondamentale dell’omeopatia, cioè la legge dei simili o il principio di similitudine, che in altre parole sta significare come una sostanza che normalmente causa la malattia, a dosi infinitesimali sia in grado di curare la malattia stessa.
La cipolla è uno dei rimedi più usati, forse anche a sproposito, soprattutto nei cosiddetti raffreddori di testa o nel raffreddore da fieno. Ha una spiccata azione irritante sulle mucose delle prime vie respiratorie e su quelle congiuntivali, come ben sa chi sbuccia e taglia una cipolla: si piange e cola il naso abbondantemente.
Il tipo di raffreddore che vede nella cipolla il suo miglior rimedio, è quello caratterizzato da starnuti spasmodici, violenti e numerosi, abbondante scolo nasale di tipo acquoso, fluido e chiaro. Lo scolo, inoltre, è bruciante ed escoria il labbro superiore e il margine delle narici ed è sempre associato a costanti pizzicori al naso. La lacrimazione è intensa, ma molto meno irritante dello scolo nasale; gli occhi prudono sono arrossati, gonfi e sensibili alla luce.
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