Coronavirus

Il lockdown visto attraverso gli occhi dei senzatetto e di chi li aiuta

L’emergenza Covid-19 ha reso ancora più precaria la condizione degli oltre 50mila senzatetto in Italia. Con molti servizi sospesi, le strutture che resistono riorganizzano le attività mentre nascono nuove iniziative di cittadinanza attiva.

con il contributo di Camilla Soldati e Michele Cirillo

Alla bocciofila del parco Marinai d’Italia, zona est di Milano, il campo da gioco è occupato da un paio di tende, qualche coperta e diverse valigie. Un gruppo di senzatetto si è organizzato così per passare la notte. È una tiepida serata primaverile e le volontarie della brigata Ho Chi Minh (Brigate volontarie per l’emergenza) trascinano una cassetta nei pressi dell’accampamento. Dentro ci sono decine di sacchetti con scatolette di tonno, biscotti e altri prodotti alimentari a lunga conservazione.

Il lockdown in Italia visto dagli occhi dei senza dimora e di chi li aiuta
Alla bocciofila del parco Marinai d’Italia, zona est di Milano, operano le volontarie della brigata Ho Chi Minh, delle Brigate volontarie per l’emergenza © Camilla Soldati/LifeGate

Le persone inizialmente sono diffidenti. “Non voglio la carità”, dice uno degli occupanti. Spiega che lui un lavoro ce l’ha ma una casa non può permettersela. Comunque non si oppone quando viene lasciato qualche sacchetto di alimenti sulla panchina.

Poco più in là c’è invece un uomo che riposa solitario. Gli brillano gli occhi quando gli viene offerto il pasto. Si chiama Osama, ha 50 anni, è egiziano e ha fatto diverse volte la spola tra il suo paese e l’Italia. “Sono un tuttofare”, dice a proposito dei tanti lavori svolti a Milano. Ora però è disoccupato. In mezzo agli alberi hanno invece organizzato il loro giaciglio due donne brasiliane, così come Cheikhou. Ha 39 anni e viene dal Senegal, accetta volentieri il cibo portato dalla brigata e chiede se si possono avere delle scarpe. Le volontarie dicono che ripasseranno le sere successive.

Il lockdown in Italia visto dagli occhi dei senza dimora e di chi li aiuta
Osama ha 50 anni, è egiziano e ha fatto diverse volte la spola tra il suo paese e l’Italia. Ha svolto diversi lavori a Milano ma ora è disoccupato © Camilla Soldati/LifeGate

Durante il giorno il parco, anche in queste settimane di lockdown, è popolato da persone con i loro cani, bambini che giocano nel verde e qualcuno che fa attività fisica. La sera si svuota ma resta aperto, non ci sono cancelli all’ingresso. Percorrendolo al buio ci si imbatte solo in chi, nell’era dello #stateacasa, una casa dove passare la quarantena non ce l’ha.

Milano, nella città italiana dei senzatetto 

Secondo l’ultimo censimento dell’Istat, in Italia ci sono oltre 50mila senza dimora. Di solito fuori dai riflettori, nelle ultime settimane si è tornati a parlare di loro, e non in un’accezione positiva. Decine di senzatetto sono stati multati in diverse città italiane per la sola colpa di essere in giro. È anche da qui che si è sviluppata una riflessione sulle diseguaglianze sociali di fronte alla pandemia, dove perfino la più basica delle precauzioni richieste, stare a casa appunto, non può essere presa da tutti. E non per colpe personali.

Il lockdown in Italia visto dagli occhi dei senza dimora e di chi li aiuta
La scritta “State a casa” illuminata sul grattacielo Pirelli a Milano, sede del consiglio della Regione Lombardia © Camilla Soldati/LifeGate

Se il disagio sociale non è una novità italiana, l’emergenza Covid-19 non ha fatto altro che amplificarlo. Come ha stimato Coldiretti, un milione di nuove persone rischia di cadere in povertà a causa della perdita del lavoro o della riduzione dei bassi stipendi. Un numero enorme, se si pensa che l’Istat contava già cinque milioni di poveri lo scorso anno.

La città con più senza dimora d’Italia è Milano. Se ne contano 12mila circa, un valore che corrisponde al 23,7 per cento nazionale. A cercare di intercettare queste persone nel Municipio 4 c’è la brigata Ho Chi Minh, che gira il territorio per aiutare chi sta vivendo un doppio dramma in queste settimane, sanitario ed economico. “La nostra attività ha avuto due fasi”, spiega Sofia, una delle volontarie. “Una prima in cui ci mobilitavamo per portare la spesa a chi, come gli anziani, era impossibilitato a occuparsene. Da qualche settimana si è aperta una nuova fase, fondata sul chi può doni e chi ha bisogno prenda, per aiutare le famiglie in difficoltà economica e i senzatetto”.

Il lockdown in Italia visto dagli occhi dei senza dimora e di chi li aiuta
La città italiana con più senzatetto è Milano: 12.000 circa, il 23,7% nazionale © Camilla Soldati/LifeGate

Chi può doni, chi ha bisogno prenda

La brigata conta una cinquantina di volontari. Hanno seguito una formazione con Emergency e oggi si alternano quotidianamente tra il presidio dei supermercati per la raccolta degli alimenti, la gestione del numero del centralino, l’organizzazione dei sacchetti e la distribuzione. “Solo questa settimana abbiamo fatto 150 consegne, per un totale di 580 persone raggiunte tra famiglie in difficoltà e senza dimora”, racconta Ottavia, un’altra volontaria. “Se al nostro lavoro si somma quello delle altre otto sezioni delle Brigate volontarie per l’emergenza, parliamo di migliaia di cittadini che ricevono i pacchi che distribuiamo”.

Quella delle brigate è un’iniziativa di cittadinanza attiva portata avanti perlopiù da ragazzi e ragazze molto giovani. Riempiono i buchi lasciati dalle istituzioni, ma mettono anche una pezza alle difficoltà che stanno incontrando alcune realtà più strutturate.

Molti servizi per le persone in condizione di precarietà sociale hanno chiuso in tutta Italia con lo scoppio della pandemia. Le norme sul distanziamento sociale hanno fortemente limitato l’operatività delle docce, dei guardaroba e delle mense, così come la stessa distribuzione dei pasti in strada. Come ha stimato la Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora (Fio.Psd), con l’inizio del lockdown il numero di volontari impegnati nel settore è diminuito nel 45 per cento delle realtà intervistate, mentre i costi sono aumentati nel 57 per cento dei casi per le necessità di adeguarsi logisticamente alle nuove disposizioni.

Molti servizi per le persone in condizione di precarietà sociale hanno chiuso in tutta Italia con lo scoppio della pandemia.
I volontari dell’associazione Ronda carità e solidarietà per i senzatetto
I volontari dell’associazione Ronda carità e solidarietà che opera nel centro di Milano © Camilla Soldati/LifeGate

“Ci sono tutta una serie di servizi che vivono un momento critico, sebbene qualcosa di aperto ci sia ancora. Alcuni volontari poi non possono partecipare alle distribuzioni per  problemi di spostamento in questa fase”, spiega un volontario dell’associazione Ronda carità e solidarietà. Sono le 22 circa e con il furgone stanno girando le traverse di corso Vittorio Emanuele II, la via dello shopping milanese, per distribuire beni di prima necessità ai senza dimora presenti nell’area. Un ristorante ha preparato un pasto caldo, nel sacchetto ci sono poi biscotti, un dolce, acqua, una mascherina e qualche vestito. “Cerchiamo di andare oltre alla sola distribuzione di cibo, dal momento che in queste settimane molti guardaroba sono chiusi”, continua il volontario.

Il lockdown in Italia visto dagli occhi dei senza dimora e di chi li aiuta
La città italiana con più senzatetto è Milano: 12.000 circa, il 23,7% nazionale © Camilla Soldati/LifeGate

L’area intorno al Duomo è spettrale. L’unico via vai è quello dei senzatetto, mentre i led dei negozi sono spesso oscurati dalle tende montate davanti alle vetrine. Nelle strade si possono contare decine di persone accampate. Alcuni chiacchierano e mangiano in compagnia, qualcun altro è sdraiato e si rilassa guardando un film dal cellulare caricato nei pochi centri diurni rimasti aperti, c’è anche chi spazza la polvere dal suo spiazzo per renderlo più confortevole.

Nel corso della serata Ronda carità e solidarietà ha distribuito 190 sacchetti, un numero che è in crescita giorno dopo giorno. “Molte facce le conosciamo da tempo, ma ci sono tanti volti nuovi in questo periodo, persone che magari fin quando hanno avuto un lavoro riuscivano in qualche modo a pagarsi un alloggio, ma che in questa situazione di crisi si sono ritrovate in strada”.

Il lockdown in Italia visto dagli occhi dei senza dimora e di chi li aiuta
Il numero di persone che cerca assistenza in strada durante il lockdown è in crescita giorno dopo giorno © Camilla Soldati/LifeGate

Un rapporto della Caritas ha registrato un aumento del 114 per cento nel numero di persone che si rivolgono ai suoi servizi rispetto al periodo di pre-emergenza coronavirus. È il risultato dell’incremento delle fragilità economiche e sociali nel paese, ma anche della riduzione delle realtà impegnate con i poveri, che fa sì che i bisognosi si concentrino nelle poche strutture rimaste aperte.

La Caritas ha registrato un aumento del 114 per cento nel numero di persone che si rivolgono ai suoi servizi rispetto al periodo di pre-emergenza coronavirus.

Tra queste, in zona Città-Studi di Milano ci sono le Suore francescane missionarie di Maria. Dal martedì alla domenica aprono la loro mensa a pranzo, ma se fino a febbraio il pasto veniva consumato all’interno della struttura, ora bisogna arrangiarsi con la distribuzione all’esterno. Il via vai di persone è ingente: la metà circa sono senza fissa dimora, per il resto si tratta di famiglie in difficoltà economica e abitativa, che qui trovano un piccolo supporto.

In zona Città-Studi di Milano operano le suore francescane missionarie di Maria
In zona Città-Studi di Milano operano le suore francescane missionarie di Maria © Camilla Soldati/LifeGate

“In totale siamo 230 volontari. In condizioni normali ne lavorano 20-25 al giorno, oggi con la sola consegna all’esterno ne servono meno, una decina”, spiega Antonio, responsabile dei servizi. Al cancello c’è la possibilità di scelta tra il sacchetto con affettato di maiale o quello vegetariano, per tutelare i musulmani che si recano alla struttura. Un signore egiziano ritira il suo sacchetto a base di uova, verdure, acqua e biscotti, lo consumerà la sera dopo le 20:30. Il 23 aprile è infatti iniziato il ramadan e il fatto che il pasto sia freddo gli consente di conservarlo durante la giornata.

Alla fine del turno sono stati distribuiti 500 sacchetti e, per chi volesse, è possibile anche prenotarsi per le docce nei giorni successivi. “Abbiamo due locali per le docce, le persone entrano due alla volta e poi l’ambiente viene sanificato, come ci hanno indicato le Asl”, spiega suor Silvana. “Considerando che tante docce hanno chiuso ci siamo organizzati per poter continuare a offrire questo servizio. Prima l’accesso era libero, ora chiediamo la prenotazione così da poter monitorare gli accessi ed evitare gli assembramenti”.

La mensa delle suore francescane di Maria a Milano
I volontari della mensa delle suore francescane di Maria a Milano © Camilla Soldati/LifeGate

Un altro problema che si sta consumando oggi nelle città italiane, per chi una dimora non ce l’ha, è quello dei dormitori. Molte strutture hanno chiuso, altre hanno limitato gli ingressi, mentre a inizio aprile già si contavano 45 casi di contagio in alcuni centri nelle città di Milano, Brescia, Venezia, Sanremo, Pisa, Torino, Trento, Bergamo e La Spezia. Questa situazione contribuisce a spiegare le numerose presenze in strada. Le municipalità si sono organizzate per mettere a disposizione edifici adeguati, così da ridurre la pressione sulle strutture ma anche per consentire la quarantena a chi dovesse manifestare sintomi. A Milano sono stati adibiti a questo scopo l’Hotel Michelangelo e il centro di via Carbonia.

Un altro problema che si sta consumando oggi nelle città italiane, per chi una dimora non ce l’ha, è quello dei dormitori.

A Roma con la Croce Rossa

A Roma invece, dove si trovano 8mila senza dimora secondo l’Istat – un numero che sale a 14-16mila se si considera il cosiddetto “barbonismo domestico” -, tra le strutture organizzate per accogliere i senza dimora durante l’emergenza Covid-19 c’è il Better Shelter.

A occuparsene è Croce Rossa Italiana, per quanto il coordinamento degli ingressi venga dal Comune di Roma. Un paradosso è che tra le 80 persone ospitate nei container in queste settimane c’è anche chi ha recentemente subito sgomberi da edifici dismessi e occupati, simbolo della miopia con cui la giunta romana sta gestendo l’emergenza abitativa, senza offrire reali alternative nell’edilizia popolare. Tra le casette si vedono italiani e stranieri di diverse nazionalità, mentre si cerca di rispettare le distanze di sicurezza – per quanto a volte sia difficile contenere i bambini. Il personale consegna agli ospiti mascherine chirurgiche, ma il servizio non si arresta qui.

Il Better Shelter è una struttura gestita dalla Croce Rossa che ospita le persone senza fissa dimora a Roma © Michele Cirillo/LifeGate
Il Better Shelter è una struttura gestita dalla Croce Rossa che ospita le persone senza fissa dimora a Roma © Michele Cirillo/LifeGate

Ogni sera i volontari girano nei punti più frequentati dai senzatetto romani, per distribuire sacchetti con cibo e materiale igienico. Via del Corso, Piazza Venezia, San Pietro, il lungotevere, ma anche le viette meno frequentate del centro storico cittadino: con la ronda si cerca di intercettare più persone possibili, presidiando le zone nevralgiche. Capitano anche momenti problematici, in cui si fa fatica a far rispettare il distanziamento sociale e bisogna dunque sospendere temporaneamente la consegna.

La fame può ridefinire le priorità delle persone, la salute e il timore del contagio finiscono per passare in secondo piano in certe situazioni. In ogni caso, i senza fissa dimora hanno dimostrato generalmente una grande adattabilità in queste settimane difficili. Questo non significa però che tutto scorra via facilmente. “C’è una sorta di incupimento e amarezza generale, una preoccupazione in più tra le tante che le persone senza dimora già hanno, basata sull’insicurezza di sentirsi ancora meno tutelati. Per chi vive in strada, sentirsi dire continuamente #stateacasa suona un po’ come una presa in giro”, spiega Michele Ferraris, responsabile comunicazione di Fio.Psd.

Le attività della Croce Rossa italiana per i senza fissa dimora a Roma © Michele Cirillo/LifeGate
Le attività della Croce Rossa italiana per i senza fissa dimora a Roma © Michele Cirillo/LifeGate

Al di là di alcune iniziative, un po’ in tutte le città italiane a livello istituzionale non si è stati in grado di trovare soluzioni strutturate per mettere in sicurezza queste persone, limitandone gli spostamenti come per il resto della cittadinanza. Fio.Psd e Croce Rossa hanno stampato un volantino da far circolare tra i senzatetto, con le indicazioni sui comportamenti da seguire per prevenire il coronavirus e su come comportarsi in caso le persone si sentano male. Una piccola iniziativa che aiuta a prevenire il problema, ma che non può risolverlo.

Un po’ in tutte le città italiane a livello istituzionale non si è stati in grado di trovare soluzioni strutturate per mettere in sicurezza queste persone.

Nella tragedia in corso c’è comunque un risvolto positivo. “Quando si verifica un’emergenza che ha un impatto così forte sulla vita delle persone, cambiano le prospettive, i punti di vista”, conclude Ferraris. “Certi argomenti finiscono in secondo piano, altri tornano alla ribalta. Oggi, per esempio, si è tornati a parlare dell’importanza del diritto alla casa”.

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