Solstizio d’inverno, cos’è e come viene festeggiato nel mondo

Il solstizio d’inverno segna il giorno più corto dell’anno e l’inizio della stagione fredda. Fin dall’antichità, però, ha significato molto più di questo, tanto che ancora oggi viene celebrato in diverse località di tutto il mondo.

Il solstizio d’inverno non solo rappresenta l’inizio della stagione fredda, ma è anche un evento ricco di significati simbolici che le popolazioni antiche erano solite festeggiare. È il giorno più corto dell’anno – anche se a volte si pensa che questo primato spetti a Santa Lucia, il 13 dicembre – tuttavia segna il momento in cui le giornate riprendono ad allungarsi. La data in cui avviene è variabile: può cadere tra il 21 e il 22 dicembre. Quest’anno si è verificato il 22 dicembre alle 5:19 ora italiana.

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Il solstizio d’inverno è la giornata più corta dell’anno © Federico Beccari/Unsplash

Cos’è il solstizio d’inverno

Il termine solstizio deriva dal latino e significa “sole fermo”. In occasione del solstizio d’inverno, infatti, il sole smette di calare rispetto all’equatore celeste, per poi invertire il suo cammino e ricominciare a regalare più ore di luce. Arriva anche a toccare il punto più basso all’orizzonte: a mezzogiorno la sua altezza è minima rispetto al resto dell’anno. Al contrario di quanto si possa pensare, si trova nel punto maggiormente vicino alla Terra, solo che i suoi raggi arrivano molto inclinati ed è per questo che fa più freddo. Non è comunque il giorno più gelido dell’anno perché in media le temperature minime si registrano a gennaio e a febbraio.

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Il sole di mezzanotte, invece, è un fenomeno che si verifica nelle regioni polari durante il periodo estivo, ovvero tra l’equinozio di marzo e quello di settembre nell’emisfero boreale e tra l’equinozio di settembre e quello di marzo nell’emisfero australe. Invece di tramontare, il sole rimane sopra l’orizzonte per tutto il giorno © Tyler Lillico/Unsplash

Il solstizio d’inverno nell’antichità

Molti popoli antichi festeggiavano il passaggio dalle tenebre alla luce: “nelle tradizioni germanica e celtica precristiana, Yule era la festa del solstizio d’inverno”, spiega la redazione di 3Bmeteo.com. In occasione di questo evento si banchettava sotto un pino, che potrebbe essere considerato l’antenato dell’odierno albero di Natale. Nell’antica Roma, a cavallo del solstizio si celebravano i Saturnali: per un giorno le distinzioni sociali erano abolite e gli schiavi prendevano il posto del padrone; per l’occasione ci si scambiava dei piccoli regali.

Come si celebra nel mondo, al giorno d’oggi

Cina

In Cina il solstizio d’inverno viene celebrato fin dai tempi delle prime dinastie, quando si trattava di un giorno dedicato alla commemorazione degli antenati. Ancora oggi il suo significato è molto sentito: il cosiddetto Donghzi, infatti, rappresenta uno dei festival più importanti dell’anno ed è un’occasione per stare in famiglia e mangiare piatti tipici. Solitamente non mancano i tangyuan, palline di riso vuote o ripiene, e i ravioli cinesi.

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I tangyuan sono palline di riso tipiche della cucina cinese che vengono mangiate in occasioni speciali come la festa del solstizio d’inverno

Inghilterra

Anche in Inghilterra sopravvivono alcune antiche tradizioni. A Brighton, per esempio, si celebra il festival Burning the clocks: i cittadini sfilano per le strade della città in costume, reggendo delle lanterne di carta di diverse forme da loro create. Il monumento preistorico di Stonehenge ad Amesbury, nel sud del paese, è uno dei luoghi più suggestivi dove poter ammirare il fenomeno, tanto che molte persone vi si riuniscono ogni anno per vedere tramontare il sole. Alcuni studiosi pensano che ad aver costruito l’insieme dei megaliti siano stati i druidi, una classe sacerdotale appartenente alle antiche culture celtiche, e che la disposizione delle pietre sia stata studiata proprio per consentire una visuale perfetta del tramonto in occasione del solstizio d’inverno.

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Festeggiamenti per il solstizio d’inverno a Stonehenge, in Inghilterra © Matt Cardy/Getty Images

Iran

Gli iraniani trascorrono la notte più lunga dell’anno in compagnia, mantenendo viva una delle più antiche tradizioni persiane: la festa di Yalda. Il termine significa “nascita”, in riferimento alla vittoria della luce sulle tenebre e quindi all’allungarsi delle giornate e alla rinascita del sole. Per l’occasione si mangiano melograni e angurie, che richiamano i colori dell’alba e alludono alla passione e all’abbondanza, e frutta secca, simbolo di energia e vitalità. Tutti i componenti della famiglia si riuniscono fino a tardi e leggono ad alta voce poesie della letteratura persiana, specialmente quelle di Hafez, piene di speranza per il futuro e considerate un buon auspicio per l’inizio dell’inverno.

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Per la festa di Yalda in Iran si mangiano melograni e frutta secca © Nathalie Jolie/Unsplash

I movimenti della Terra e l’ora

Sul lato pratico, per sfruttare al meglio i movimenti di Terra e sole è stata istituita l’ora legale: d’estate si spostano in avanti le lancette dell’orologio di un’ora rispetto all’ora solare, ovvero quella naturale, per usufruire il più a lungo possibile della luce del sole e risparmiare così a livello energetico.

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