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L’albero della vita è un simbolo antico, presente in tutti i tempi e in molte culture. La presenza dell’albero in questa festa – anche lei di lontana provenienza – il Natale, ha diverse simbologie, tutte ispiranti e… potenti.
Il mondo vegetale, a differenza di quanto generalmente ritenuto, è una forma di vita molto avanzata sul Pianeta. Le piante si nutrono direttamente con la luce del sole e i vegetali rappresentano il 97% del bioma terrestre. Sono le piante alla base della catena alimentare e sono materia prima per nutrirci, vestirci, abitare, curarci o coccolarci, basti pensare… al caffè e cioccolato. Le piante modellano il territorio e tengono la terra salda sui fianchi delle montagne, come tristemente apprendiamo ogni volta di nuovo, in tutti gli episodi di dissesto idrogeologico: quando tagliamo gli alberi, la terra non tiene più.
Andando dal piano materiale verso quello più simbolico, gli alberi sono metafora della stessa natura umana: radici che vanno in profondità, attingendo all’eredità e al nutrimento della sfera terrestre, materiale, e si ergono con le loro chiome verso il cielo, verso orizzonti più vasti, richiamo celeste, spirituale, connaturato alla stessa natura umana. “Piedi per terra e testa alta verso il cielo” soleva ricordare Roberto Assagioli, padre della Psicosintesi, che definiva l’essere umano, “cittadino di due mondi”.
Durante l’anno siamo molto polarizzati dalla dimensione materiale, operativa, iperattiva, della vita, ma quando si avvicina l’inverno, quando le giornate fuori cominciano ad abbreviarsi, la natura umana è più portata – quando riconosce l’impulso e lo asseconda – all’interiorità, alla riflessione profonda sui valori e gli scopi della propria vita. In questo periodo è più facile il contatto con la dimensione “altra”, quella a cui fanno riferimento pratiche meditative e rituali religiosi di tutti i tempi e culture. Non a caso ‘religione’ viene dalla radice latina religio, riunire, e il termine ‘yoga’ dalla radice sanscrita yuj, unire.
Questo salto di qualità è più facile in questo momento dell’anno che proprio quello giusto per “riunire i due poli”, materiale e spirituale, terra e cielo, per aprirci a una lettura più ampia della nostra stessa esistenza individuale sulla Terra, per connetterci a progetti che possono essere solo intuiti, perché non sono inclusi nelle nostre categorie ordinarie di pensiero troppo incatenate al qui e ora quotidiano. Proprio nel periodo di Natale, se ce ne prendiamo il tempo e lo spazio, è più facile ricordare, o anche solo concepire, che veniamo da lontano e siamo in cammino verso mete lontane, che questa vita è una tappa in cui abbiamo, in prima persona, il potere di renderla faticosa o gioiosa.
Il periodo che precede e che segue il solstizio d’inverno, è quello in cui siamo più portati a sentire la presenza di livelli altri di esistenza, in cui siamo più sensibili a una visone più ampia di noi stessi e della vita stessa. È questa l’origine del famoso “essere più buoni” usato a Natale che, ben lungi dall’essere una trovata pubblicitaria, è un mettere in parole semplici e accessibili un concetto più complesso, come quello appena esposto. Quando davvero ci ricordiamo chi siamo davvero, come individui e come esseri umani, molte rigidità si sciolgono e la connessione con le radici e soprattutto le radici comuni – viviamo tutti su questa terra, tutti con tante difficoltà – ci rende più propensi all’empatia, alla generosità, al piacere di fare qualche cosa di utile e bello anche per gli altri, al bisogno di sentirci utili e di dare così un senso più alto alla nostra vita.
E’ questo il segreto del Natale, antico e sacro, per quanto poi sfruttato attualmente dal consumismo più sfrenato, ed è il segreto dell’albero. L’albero è il simbolo della natura umana, l’albero è il simbolo della vita stessa; se attingiamo alla cultura celtica – da cui proviene la nostra cultura europea contemporanea – troviamo Iggdrasil, l’albero cosmico, metafora vegetale dell’universo concepito come essere organico e asse portante dell’Universo stesso.
L’albero sempreverde, illuminato, decorato e ricco di doni, è l’immagine simbolica che vuole ricordarci della nostra natura più profonda: ‘sempreverde’, per ricordarci che l’anima non ha stagioni, non sfiorisce mai; ‘illuminato’, perché è proprio quando la luce all’esterno è al suo minimo, che la luce interiore splende al suo massimo; e ‘ricco di doni’, per ricordarci la nostra missione nel mondo, che è quella di darci in dono alla vita… e possiamo cominciare con piccole cose. I veri doni, a Natale, non saranno quelli incartati e luccicanti, saranno i gesti, le parole, gli sguardi e i sorrisi che sapremo attingere dal più profondo di noi stessi e donare attorno a noi.
«Natale non è un giorno o un stagione, ma uno stato d’animo».
John Calvin Coolidge
(30º Presidente degli Stati Uniti d’America)
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