The Jam – Sound Affects

Una pietra miliare capace di influenzare generazioni di musicisti: dopo 30 anni Sound Affects suona ancora bene. Nel secondo dischetto, ben 22 bonus track.

Nel novembre del 1980, quando Ronald Reagan veniva eletto
Presidente degli Stati Uniti, la band di Paul Weller, Bruce Foxton
e Rick Buckler pubblicava Sound Affects, il quinto disco, dopo aver passato alcuni
mesi in studio. E il risultato è a dir poco incandescente:
un lavoro in bilico tra la lezione post punk, la matrice dei
fratelli Davies, l’insegnamento beatlesiano di Revolver e la
tensione verso il futuro di una formazione pietra miliare per le
generazioni di artisti britannici a venire. I risultati diventano
tangibili in brani come Start!, sviluppato intorno al giro di basso
mutuato da Taxman di George Harrison o That’s Entertainment, con un
riff talmente incisivo da porsi subito quale modello.

La carica espressiva della formazione, a soli tre anni dal debutto
con In The City, non sbiadisce in vitalità e freschezza ma
anzi si carica di perizia espressiva. Persino nei testi, Weller
abbandona gli affreschi del quotidiano anglosassone per volgere lo
sguardo all’interno di sé, catturato dalle visioni oniriche
e romantiche di William Blake e Percy Bysshe Shelley, accanto a uno
sguardo sulla realtà sempre più disincantato, dovuto
al tormentato clima sociale e politico del tempo.

A 30 anni dalla pubblicazione, l’inconfondibile collage pop della
cover nasconde una versione deluxe che comprende due dischi: uno
con l’album rimasterizzato in digitale e un altro con 22 bonus
track, tra demo, b-side e versioni alternative di canzoni come Boy
About Town o un’interamente strumentale Scrapeaway. Non mancano gli
inediti, 8 per l’esattezza, tra i quali il demo di Pretty Green o
ancora l’omaggio ai Kinks con Waterloo Sunset, in grado di spedire
in orbita per il solo connubio tra le due divinità. A
corredo di tutto, un booklet completo di rare foto e di
un’intervista al frontman. Questa ristampa conferma insomma
l’attualità di un disco su più fronti: per chi il
sound dei Jam lo sente nelle vene, per i molteplici adepti del
Modfather, influenzati in modo più o meno esplicito dalla
sua opera e, non ultimo, per lo stello Paul Weller.

Proprio lui non solo ha più volte ricordato Sounds Affects
quale il miglior disco dei Jam e suona ancor oggi molte delle
tracce in esso contenute ma, intento a registrare il suo Wake Up
The Nation, era affiancato da un Simon Dine che si è
ispirato proprio a questo album nel lavorare sui suoni. Poco male
se i Jam si sarebbero sciolti solo un paio d’anni dopo: qui si
è di fronte a un classico, spogliando la parola di tutto
quanto d’impolverato implica.

Samantha Colombo

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