Via libera alla proposta Liberi Subito dell’Associazione Luca Coscioni, che riprende la sentenza della Consulta in mancanza di una legge nazionale.
E siamo a quattro. Anche il Consiglio regionale del Veneto, ieri, ha approvato la legge di iniziativa popolare sulle procedure di accesso al suicidio medicalmente assistito presentata in tutte le regioni dall’Associazione Luca Coscioni, con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. E la relatrice del testo è stata Manuela Lanzarin, presidente della commissione Sanità, ma soprattutto esponenente della Lega: è la prima volta che un provvedimento del genere, ripreso dalla proposta “Liberi Subito”, già bocciato nella scorsa legislatura nel gennaio 2024 e riscritto per adeguarsi alle indicazioni della Corte costituzionale, viene approvato da una giunta di stampo conservatrice.
Prima del Veneto, infatti, le altre regioni italiane a dotarsi di una normativa di questo tipo erano state Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto e a lungo governatore della Regione, ha parlato di un “atto di responsabilità” maturato dopo oltre dieci ore di dibattito, sottolineando che la legge non introduce un nuovo diritto ma si limita a organizzare, nell’ambito delle competenze regionali, le procedure già delineate dalla giurisprudenza costituzionale.
Non solo Veneto: la situazione nelle altre Regioni
Sul resto del territorio nazionale la situazione resta frammentata. Altre due Regioni – le Province autonome di Trento e Bolzano e l’Umbria – stanno discutendo proposte analoghe, mentre otto hanno depositato o stanno per depositare un testo (tra queste Lombardia, Puglia, Sicilia e Piemonte). In Lazio e Calabria è in corso la raccolta firme, mentre Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta non hanno ancora avviato alcun iter. Un mosaico di iniziative regionali che, secondo l’Associazione Luca Coscioni, supplisce a un Parlamento che dal 2019 – anno della sentenza della Consulta sul caso Cappato – non ha ancora approvato una legge nazionale organica sul fine vita, lasciando alle singole Regioni il compito di colmare il vuoto normativo.
“Siamo grati ai 9mila cittadini che hanno sottoscritto la proposta di iniziativa popolare, e alle Consigliere e ai Consiglieri della Regione Veneto che hanno approvato la nostra legge, pensata per evitare che persone affette da sofferenze insopportabili e irreversibili debbano restare ostaggio di veri e propri calvari burocratici e debbano attendere mesi o anni prima di ottenere una risposta” spiegano Marco Cappato e Filomena Gallo, rispettivamente tesoriere e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni.
Non sono mancate le reazioni contrarie. Pro Vita & Famiglia ha parlato di “attacco alla vita” e di “tradimento” da parte dei consiglieri di centrodestra che hanno votato a favore, chiedendo al Governo di impugnare la legge — lo stesso Governo che, va detto, non è finora riuscito a impugnare per tempo le leggi analoghe di Toscana e Sardegna prima che producessero effetti. Toni più compassati, ma di segno analogo, sono arrivati dal Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, che ha parlato di “amarezza” e di un modello di sanità dagli sviluppi “difficilmente controllabili” — l’argomento della china scivolosa che accompagna, puntuale, ogni legge regionale approvata finora.
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