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Il governo della Spagna ha avviato le consultazioni per istituire nuove aree marine protette alle Canarie e nel Mediterraneo.
Il governo della Spagna ha dato il via alle consultazioni per creare 23 nuove aree marine protette nelle Isole Canarie e nel Mar Mediterraneo. L’area interessata riguarda 22.405 chilometri quadrati di acque marine dove si trovano specie animali e vegetali come tartarughe, delfini e posidonia.
L’iniziativa rientra negli sforzi spagnoli, in linea con gli obiettivi fissati a livello internazionale, di proteggere il 30 per cento delle proprie acque entro il 2030. E vuole essere anche una risposta alle critiche rivolte negli ultimi anni a Madrid per i suoi sforzi insufficienti nella tutela degli habitat marini.
La proposta è stata presentata a luglio dal ministero spagnolo per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica (Miteco). Proteggere 22.405 chilometri quadrati di acque marine sottoposte alla giurisdizione nazionale attraverso la creazione di 23 nuove aree marine protette. Ventuno di queste come siti di interesse comunitario (Sic) nell’ambito della rete Natura 2000, il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Altri due come nuove zone di protezione speciale per gli uccelli marini.
Le aree designate riguardano soprattutto le isole Canarie. Dei 21 siti di interesse comunitario proposti, 17 riguardano infatti l’arcipelago dell’Oceano Atlantico per un totale di 2.209 chilometri quadrati. Anche le due zone di protezione speciale riguardano le Canarie e andrebbero a coprire 14.855 chilometri quadrati. Altri quattro siti di importanza comunitaria, che comprendono 5.341 chilometri quadrati, sono stati invece proposti per il mar Mediterraneo al largo delle coste di Valencia, Almería, Granada e dell’isola di Maiorca.
Le specie che il governo spagnolo vuole salvaguardare attraverso l’istituzione di queste 23 aree marine protette comprendono tra le altre la posidonia, tartarughe, cetacei, ma anche barriere coralline e canyon sottomarini. Per quanto riguarda gli uccelli si fa riferimento alla berta e al petrello.
L’Unione europea ha previsto strumenti come i siti di interesse comunitario e le zone di protezione speciale nell’ambito della Strategia sulla biodiversità per il 2030, che mira a mettere sotto protezione il 30 per cento delle aree terrestri e marine entro appunto il 2030. Uno sforzo che fa parte dell’iniziativa 30×30, un target globale di protezione di almeno il 30 per cento dei mari del pianeta entro il 2030. Il ministero spagnolo ha sottolineato che la nuova proposta di creazione di 23 nuove aree marine protette mira ad aumentare di 2,08 punti percentuali l’area delle acque marine sotto la sovranità o giurisdizione spagnola che godono di protezione, portando il totale al 24,53 per cento.
La consultazione pubblica avviata dal Ministero durerà fino al 15 settembre. Nel frattempo le aree coinvolte saranno sottoposte a un sistema di tutela maggiore rispetto a quello che le ha caratterizzate finora ma senza che questo vada a incidere su pratiche come la pesca e la navigazione.
Da diverso tempo la Spagna è sotto accusa per non aver garantito una tutela effettiva dei suoi mari. Finora il paese ha messo sotto protezione 240.000 chilometri quadrati di acque ma ha subìto procedure di infrazione dalla Commissione europea per l’insufficienza del numero di siti. Le associazioni ambientaliste lamentano che anche all’interno delle aree marine protette già designate non vengano implementate misure di protezione sufficienti e che si continuino a consentire pratiche dannose come la pesca a strascico. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Marine Policy rivela che in quasi due terzi dei mari spagnoli sottoposti a protezione non viene fatto abbastanza per tutelare la biodiversità.
Recentemente il governo spagnolo si è attivato per incrementare i chilometri quadrati di aree marine protette, proprio come successo con l’ultima consultazione di luglio. Questa potrebbe essere una risposta alle critiche dell’ultimo periodo.
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