È stata, ed è ancora, un’estate come temperature abbondantemente sopra la media su gran parte d’Europa, Italia compresa: l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle e stiamo imparando che dovremo farci l’abitudine anche per i prossimi anni. Ma che succederà quando arriverà l’autunno? Che probabilmente le temperature rimarranno più alte delle medie stagionali, e che saranno più probabili piogge intense soprattutto nella fascia mediterranea dell’Europa, e a ovest, nella penisola iberica, anche se senza certezze su quantità e frequenza.
— CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche (@CNRsocial_) September 1, 2026
Sì, anche l’autunno sarà piuttosto caldo
Era il quadro dipinto già prima di Ferragosto dall‘aggiornamento di Copernicus per il trimestre settembre-novembre 2026, un segnale netto sul caldo, ma meno chiaro su pioggia e temporali, e che ora viene confermato anche dalle rilevazione del Consorzio LaMMA-Cnr. Francesco Meneguzzo, ricercatore del Consorzio nazionale per le ricerhe e Commissario del Consorzio, premette che “non è possibile effettuare una previsione affidabile di autunno piovoso, né dire che avremo tre mesi continuamente caldi. Gli andamenti stagionali derivano da grandi insiemi del sistema oceano-atmosfera e differiscono dalle previsioni a breve termine”.
Quello che è certo è che l’autunno parte da premesse cariche di energia per via dello stato del Mediterraneo, che esce – anche lui – da un’estate da record: a luglio 2026 la temperatura superficiale media del mare ha toccato circa 27°C, il valore più alto da quando esistono le rilevazioni satellitari, nel 1993. Il 79 per cernto del bacino ha attraversato almeno un giorno di ondata di calore marina “forte” o superiore, e al largo della Toscana lo scarto rispetto alla media 1991-2020 ha raggiunto quasi 4 gradi.
Il dato più interessante riguarda però ciò che non si vede dalla superficie: le rilevazioni del Consorzio LaMMA-CNR mostrano che il calore in eccesso arriva fino a 70 metri di profondità nel Mar Ligure. Tradotto in energia, si tratta di una quantità enorme: “Questo calore in eccesso rappresenta una quantità di energia stimabile in 8,2 exajoule: come ordine di grandezza, circa 1,8 volte l’energia disponibile per i consumi finali dell’Italia nel 2024“, spiega Meneguzzo. “Energia che non si può tecnicamente recuperare e che non è stata accumulata nel solo 2026, ma è uno stock in eccesso rispetto alla climatologia”. Un’energia che, spiega Meneguzzo, “dura più a lungo di un sottile riscaldamento superficiale, anche se rimescolamento e scambi con l’atmosfera possono ridistribuirla o attenuarla nelle prossime settimane”.
Possibili fenomeni molto intensi
La domanda a questo punto è: cosa può fare, nel breve termine, questa energia in più? Per esempio un mare più caldo del normale può cedere più calore e umidità all’atmosfera: un ingrediente in più per fenomeni meteo intensi. Certo, è solo un ingrediente, non un ricetta già scritta: perché si formino temporali servono comunque le condizioni giuste, come venti, umidità, instabilità, orografia. Ma di certo il mare, in queste condizioni, può amplificare la portata degli eventi.
Sul fronte dei suoli il quadro è a macchia di leopardo: allerta siccità in parte del Nord Italia, condizioni di warning in diverse aree del Centro-Nord, segnali di normalità o recupero al Centro-Sud. E un terreno arido, va ricordato, non è automaticamente più a rischio allagamenti, ma anche in questo caso può estremizzare il rischio di allagamenti, anche se “contano anche intensità e durata della pioggia, umidità antecedente, tipo e copertura del suolo, pendenza, urbanizzazione, rete drenante e condizioni dei corsi d’acqua, che sono fattori locali”, precisa Meneguzzo.
A metà agosto i centri di ricerca statunitensi hanno assegnato oltre il 90 per cento di probabilità a un El Niño molto forte per l’autunno-inverno. Ma il suo effetto sull’Europa è indiretto e incostante: non basta a spiegare da solo il caldo previsto, né a far prevedere piogge estreme in Italia. Il messaggio degli esperti è quindi di attenzione, anche se non di non di allarme: un Mediterraneo così carico di energia rende il contesto di partenza dell’autunno più instabile, anche se le previsioni più affidabili arriveranno solo avvicinandosi alle singole settimane.
Il 2020 sarà ricordato per la pandemia, ma anche per i disastri naturali figli del clima impazzito. La conta dei danni, seppur parziale, arriva a cifre colossali.
Una violenta bomba d’acqua ha colpito la città di Palermo il 15 luglio, provocando ingenti danni a strade, vetture e abitazioni. Si cercano due dispersi.
Il Regno Unito è stato colpito da due violente tempeste a distanza di una settimana l’una dall’altra. I climatologi non hanno dubbi: “Le inondazioni sono così gravi per colpa del riscaldamento globale”.
Più l’aria è inquinata e meno piove. È questo il risultato di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’università di Milano-Bicocca e pubblicato su Scientific Reports. La ricerca intitolata “Variability of orographic enhancement of precipitation in the Alpine Region”, ha preso in esame, per la prima volta, i dati pluviometrici – la quantità