La Malesia chiude le frontiere ai rifiuti elettronici ma il traffico illegale continua

Lo scorso febbraio la Malesia ha vietato l’importazione di rifiuti elettronici. Eppure dagli Stati Uniti e altri paesi continuano ad arrivare scarti tossici.

Le autorità della Malesia sono sempre più in prima linea per fermare il contrabbando di rifiuti elettronici. Il paese del Sud-Est asiatico per anni è stata la destinazione di tonnellate di scarti di questo tipo, in arrivo soprattutto da paesi come gli Stati Uniti e il Giappone. I rifiuti hanno riempito le discariche malesiane e messo in difficoltà le pratiche di smaltimento delle aziende locali mentre a livello ambientale si è dovuto fare i conti con le emissioni nocive e le contaminazioni connesse a questo tipo di scarti.

Ecco perché nel febbraio 2026 il governo ha approvato una legge che impone il “divieto assoluto” di importazione di rifiuti elettronici, senza alcuna deroga. Questi scarti però continuano a entrare nel paese in forma di contrabbando.

La legge contro i rifiuti elettronici

Secondo l’ultimo Global E-waste Monitor delle Nazioni Unite, nel 2022 nel mondo sono stati generati 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici per quello che, dati alla mano, appare come il flusso di rifiuti in più rapido aumento a livello mondiale, dal momento che cresce tre volte più velocemente dei rifiuti domestici.

Per anni la Malesia è stata invasa da container di rifiuti elettronici contenenti sostanze tossiche come piombo, mercurio e cadmio e molto difficili da smaltire. Il principale mittente sono gli Stati Uniti, che secondo il gruppo ambientalista Basel Action Network, esportano circa 32.947 tonnellate di rifiuti elettronici al mese, con la Malesia come principale destinatario. Diverse inchieste hanno dimostrato che nel paese sono entrati rifiuti elettronici illegali e dunque non smaltibili e questo ha causato anche scandali corruzione che hanno portato all’arresto di funzionari del ministero dell’Ambiente.

È in questo contesto che a inizio febbraio 2026 è arrivata la legge contro l’importazione di e-waste, con il Ministero degli Interni che l’ha presentata dicendo che la Malesia “non è una discarica per i rifiuti del mondo“. Già in precedenza erano state ristrette le maglie per l’ingresso nel paese di questi tipi di scarti ma la legislazione nazionale prevedeva alcune deroghe. Che con la nuova legge sono state cancellate una volta per tutte.

Container di contrabbando

Lo scorso 7 luglio un container contenente stagno grezzo ha preso fuoco nel porto di Klang. Quando i vigili del fuoco sono intervenuti per spegnere le fiamme e hanno aperto il cassone, si è scoperto che in realtà all’interno c’erano rifiuti elettronici. La legge approvata a inizio anno non ha infatti fermato l’importazione in Malesia di questo tipo di scarti, che avviene attraverso intricate reti criminali.

Il contrabbando prevede la falsificazione dei documenti così da far risultare che nei container ci siano materie prime legittime. Per confondere ancora di più le acque, le spedizioni prima di arrivare in Malesia fanno tappa in paesi che non sono soliti inviare rifiuti elettronici verso il paese, come per esempio la Corea del Sud. Una triangolazione che rende meno probabili i controlli nei porti e negli hub di arrivo.

Le autorità malesiane, in parallelo all’approvazione della legge, hanno messo in piedi una task force chiamata a intensificare i controlli e gli interventi negli hub di ingresso del paese. Si chiama Op Green Shield e nel primo semestre del 2026, secondo i dati raccolti da Mongabay, ha ispezionato 685 container, bloccando l’ingresso di 143 a causa del contenuto di rifiuti elettronici. Questi sono stati rispediti nei paesi di origine, una pratica adottata già da tempo anche per altri tipi di rifiuti come quelli di plastica.

Occhi sugli Stati Uniti

Oggi uno dei problemi principali per la Malesia continuano a essere gli Stati Uniti. “La maggior parte dei rifiuti elettronici inviati in Malesia proviene dagli Stati Uniti, che non sono parte della Convenzione di Basilea”, ha dichiarato Jim Puckett, direttore esecutivo Basel Action Network. La Convenzione di Basilea regola i movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e altri rifiuti. “Gli Stati Uniti, pertanto, non hanno alcun obbligo di intervenire sul traffico di rifiuti elettronici dagli Stati Uniti alla Malesia. Questo mette il governo malese in una situazione molto difficile”.

Al di là della task force, le autorità malesiane stanno facendo pressione sui paesi di origine dei rifiuti elettronici perché aumentino i controlli e prendano nuove misure per fermare il contrabbando di questi scarti dannosi per l’ambiente. Anche perché l’invasione di rifiuti elettronici esteri sta complicando le pratiche di smaltimento delle aziende malesiane, favorendo un nuovo giro di reti criminali e discariche illegali che si inseriscono in questo vuoto.

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