L’Onu ha pubblicato il World Ocean Assessment, corposo rapporto sullo stato di salute degli oceani, che costituisce di fatto un appello per salvarli.
Da Terra Madre Salone del Gusto, in corso a Torino, parte oggi la sfida della società civile per raccogliere un milione di firme dei cittadini europei per fermare il consumo di suolo e chiedere un’efficace legislazione comunitaria per la sua tutela. Non è un caso che sia stato scelto proprio l’evento internazionale del Salone del
Da Terra Madre Salone del Gusto, in corso a Torino, parte oggi la sfida della società civile per raccogliere un milione di firme dei cittadini europei per fermare il consumo di suolo e chiedere un’efficace legislazione comunitaria per la sua tutela. Non è un caso che sia stato scelto proprio l’evento internazionale del Salone del Gusto per lanciare la grande petizione europea popolare che farà parte della campagna Salva il suolo, promossa in Italia da una task force di associazioni, tra cui Legambiente, che per 12 mesi collaboreranno per sostenere l’Iniziativa dei cittadini europei People4Soil (Eci).
Perché non si può parlare di alimentazione e di buon cibo, senza parlare di tutela, valorizzazione e gestione sostenibile del territorio, di agricoltura di qualità che rispetti i processi naturali e la biodiversità, di progetti che valorizzino il recupero di terreni incolti o abbandonanti. Temi imprescindibili che Legambiente ha portato in prima piano già durante l’Expo di Milano e che oggi rilancia da Torino per difendere il suolo dal cemento, dall’inquinamento e dagli interessi speculativi attraverso norme specifiche europee.
Un suolo, quello italiano, che è altamente in pericolo che rischia di scomparire a causa della cementificazione selvaggia, ma anche a causa dell’erosione e del dissesto idrogeologico. Come ha evidenziato l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) nel suo rapporto annuale sul consumo di suolo, parliamo di un fenomeno che viaggia alla velocità di 4 metri quadrati “mangiati” ogni secondo, per un totale di 35 ettari al giorno, ovvero 250 chilometri quadrati in un biennio. Un cancro che divora e soffoca la Penisola e che ci costerà ben 800 milioni di euro l’anno.
C’è da dire, inoltre, dal punto di vista legislativo, che questa risorsa non gode di nessuna tutela. Il fatto che l’Unione Europea non abbia ancora una legislazione per arginare il consumo e il degrado di suolo contraddice la centralità che, fin dall’origine, il progetto comunitario europeo ha assegnato alla sicurezza e alla sovranità alimentare, da attuare garantendo il lavoro agricolo e l’accesso alla buona terra come presupposti per il benessere e la convivenza pacifica dei popoli europei. Per questo invitiamo tutti i cittadini a firmare la petizione (anche online) facendo sentire la propria voce di “custodi del territorio” e lanciando un messaggio chiaro e preciso all’Europa, affinché il tema del consumo di suolo torni al centro dell’agenda europea. Il suolo è una delle più importanti e preziose risorse naturali del pianeta, essenziale, limitato, non rinnovabile e insostituibile. Tutelarlo vuol dire proteggere il paesaggio, la biodiversità e i servizi fondamentali per il nostro benessere che dipendono da un terreno in buona salute.
È proprio per questo che per fermare il fenomeno del consumo di suolo c’è bisogno di norme e regole efficaci, azioni e strategie europee e nazionali che mettano al centro la rigenerazione urbana, la sostenibilità ambientale, la riqualificazione edilizia, energetica e antisismica del patrimonio esistente. C’è bisogno, insomma, di un nuovo modo di concepire e tutelare il territorio e gli spazi urbani in chiave sostenibile, dando il via a quel lavoro di “rammendo” tra periferie e centro auspicato e immaginato dall’architetto Renzo Piano, perché la prima sfida parte proprio nel ridisegnare le città di domani.
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