Angelica Sylos Labini. La varietà, i dettagli, l’inaspettato: così si sta bene al lavoro

Cosa vuol dire oggi stare bene al lavoro e cosa serve per sentirsi bene secondo l’architetto Angelica Sylos Labini, che con Nicola Russi ha fondato Laboratorio Permanente: la luce, il design, gli elementi naturali e l’alternanza degli spazi sono elementi fondamentali della salute della persona e dell’azienda.

La qualità della vita al lavoro e il benessere personale in ufficio sono temi che hanno travalicato da tempo la sfera dell’intuizione e sono diventati di attualità scientifica. Oggi ci sono centinaia di ricerche che affermano che gli spazi in cui si lavora non solo influiscono sulla salute personale, ma anche su quella complessiva dell’azienda. Dipendenti sani uguale azienda sana. Dipendenti felici uguale azienda vitale, intraprendente, efficiente. E pare che questo valga per ogni tipo di lavoro, manuale o intellettuale.

Angelica Sylos Labini è la fondatrice con Nicola Russi di Laboratorio Permanente. Di recente hanno curato ristrutturazioni di uffici con spirito sorprendente e innovativo, si sono aggiudicati un grande progetto per far rinascere la post-apocalittica via Stephenson di Milano.

Nicola Russi e Angelica Sylos Labini, Laboratorio Permanente. © Delfino Sisto Legnani
Nicola Russi e Angelica Sylos Labini, Laboratorio Permanente. © Delfino Sisto Legnani

Laboratorio Permanente ha anche appena firmato la totale ristrutturazione di Spaces Porta Nuova, il nuovo palazzo – lo chiamano creative workspace – in Bastioni di Porta Nuova 21 a Milano. Sette piani di nuovi spazi e un rooftop da sogno nel cuore di un quartiere che sta per diventare la Silicon Valley milanese, tra Eataly Smeraldo, Amazon, Microsoft e Fondazione Feltrinelli.

Indipendentemente dal tipo di lavoro, che si vada dalle guarnizioni di precisione alle campagne pubblicitarie sui social media, è ormai certo che ergonomia, luce, design sono criteri che incidono sulla qualità della vita e del lavoro. Quali di queste tematiche riguardanti lo star bene al lavoro vi stanno più a cuore o reputate prioritarie?
Non credo si possano mettere in ordine di priorità, sono molte e concomitanti: è la sinergia tra queste componenti che fa di un luogo di lavoro un luogo riuscito, dove si sta bene.

Si parla di qualità spaziale degli ambienti. Cito la luce naturale, la vegetazione, l’utilizzo di materiali sostenibili. Ma anche il sapiente uso della luce artificiale, accostamenti materici coerenti ad un disegno generale, l’utilizzo di arredi su misura di qualità artigianale locale accanto ad arredi di alta qualità del panorama del design industriale italiano, ma anche nord europeo.

Oggi, gli uomini e le donne passano sempre più tempo sul luogo di lavoro e non stancarsi del luogo che gli accoglie è un fattore molto importante.

Quindi una fondamentale caratteristica che rende uno spazio di lavoro uno spazio in cui si vive bene è la sua varietà: la compresenza di spazi più formali e di spazi più informali; di spazi più intimi e di spazi più collettivi; di spazi più istituzionali e di spazi più domestici dona al luogo di lavoro una complessità che non stanca, non annoia e stimola continuamente.

Nei vari progetti per uffici da noi curati, abbiamo capito che bisogna dare importanza a ogni singolo dettaglio di un ambiente: anche un angolo nascosto, se ben progettato, può diventare occasione di uno scambio interessante di idee.

Progettare un ufficio oggi credo sia una cosa molto simile al progettare una piccola città: una complessità che ci interessa molto.

Quanto contano gli elementi naturali?
Sono molto importanti. Per esempio, anche in studio da noi la luce che penetra dal lucernario e dalle vetrate ti aiuta a percepire il cambiamento delle ore del giorno, delle stagioni. La luce artificiale qui è posizionata in vicinanza alle fonti naturali, cosicché anche nei più bui pomeriggi milanesi ci sia una vibrazione che ricorda la luce naturale. Il verde e le piante sono vitali. In primavera sulle vetrate verso il cortile cresce questa splendida clematis, non solo è vivificante, ma influenza i riflessi di luce ed ombre nello spazio.

Da architetti avete il dovere di recepire le indicazioni dei vostri committenti. Le indicazioni che ricevete sono moderne, vanno in questo senso, o dovete battagliare un po’ per affermare e applicare le vostre convinzioni sul benessere in ufficio?
Il nostro lavoro parte da una condivisione delle esigenze con i clienti, ovviamente. Sia che si tratti di un luogo innovativo come Spaces Porta Nuova, sia che si tratti di un ufficio di una multinazionale come Quintiles Ims Health, è fondamentale comprendere a fondo l’azienda per cui stai progettando lo spazio: le loro politiche economiche, le loro strategia per quanto riguarda la gestione delle risorse umane, ma anche i loro sogni ed i loro desideri.

Con Spaces abbiamo avuto il tempo di parlare, di discutere, e ci pare che siano tutti molto contenti del risultato finale.

Una volta, l’ufficio era concepito come una celletta isolata. Ora, cosa sta diventando? Un luogo di relazione, un luogo di socialità…
L’evoluzione dei fenomeni economici alla scala globale degli ultimi vent’anni sta avendo una profonda influenza sulla trasformazione dell’organizzazione del lavoro e di conseguenza sugli spazi che accolgono ambienti ad esso dedicati..

Oggi l’organizzazione del lavoro predilige un ambiente comunitario, che offre molteplici occasioni spaziali per creare network e sinergie.

Ogni luogo aggregante è uno spazio utile per chi ha come filosofia quella di favorire molteplici occasioni di scambio, da quelle più formali a quelle più informali e spontanee.

i nuovi uffici di oggi poco hanno a che spartire con il paesaggio grigio e seriale delle postazioni di lavoro su cui Jacques Tati ironizza nel film PlayTime alla fine degli anni Sessanta.

Dalla C-Base di Berlino, spazio di lavoro informale fondato nel 1995 per ospitare hackers disillusi e insoddisfatti delle rigide strutture gerarchiche delle società multinazionali al primo vero e proprio “coworking space” fondato da Brad Neuberg a San Francisco nel 2005, in pochi anni gli spazi innovativi del lavoro sono usciti dalla libera espressione di una controcultura economica entrando a pieno titolo nel panorama immobiliare degli edifici per uffici.

Questa commercializzazione del fenomeno ha ampliato lo spettro di possibilità di un modello che sembrava destinato esclusivamente a giovani imprenditori indipendenti.

Oggi a questa nuova tipologia d’uffici sono interessate realtà anche economiche strutturate, che vedono negli ambienti informali e flessibili del coworking un modello fisico-spaziale che può avere effetti positivi nell’organizzazione del lavoro.

Abbiamo parlato di un arco di vent’anni. Allora nei prossimi vent’anni secondo voi cambieranno ancora parecchio le aspirazioni di noi che lavoriamo in un ufficio, oppure dopo questo scossone (gli uffici degli anni ’80 sono totalmente diversi da quelli di cui abbisogniamo oggi) il panorama valoriale si è assestato?
Non credo ci sarà più uno scossone così grande, ma piano piano si andranno ad assestare alcuni dettagli e si affineranno le migliori pratiche progettuali. Per esempio, dalla prima generazione degli spazi così concepiti, che forse forzavano un po’ troppo l’aspetto informale, si starà più attenti a capire le reali potenzialità di uno spazio. Non perché si vuole un biliardino lo si deve piazzare per forza in un ufficio, se non ce n’è bisogno! poi, si può dare ancora più attenzione al contesto e alla sua storia. Spaces in questo s’è dimostrato molto avanti. Ci hanno voluto perché volevano architetti locali, che conoscessero già i linguaggi milanesi, il quartiere di Porta Nuova, gli sviluppi della città…

Dunque, oggi i committenti vi mettono, tra le parole chiave per creare i progetti, il benessere delle persone?
Sì, lo fanno. Il benessere porta maggiore produttività. Ormai è un dato di fatto. Abbiamo trovato anche ricettività nello studiare lo spazio in modo che vi si possano svolgere attività inaspettate. Ma non forzate.

Il progetto di Spaces Porta Nuova ad esempio è il risultato di un rapporto dialettico tra progettisti e committenza, ed investiga modalità e usi innovativi degli spazi anche attraverso un’analisi precisa e sensibile del contesto entro cui si inserisce e della sua storia. Un edificio civile, tipico della tradizione edilizia del secondo dopo guerra milanese che si affaccia sui Bastioni e si rivolge verso Piazza XXV Aprile, nuova centralità della città su cui insistono alcune dei più interessanti esempi di rigenerazione urbana: Eataly Smeraldo, la nuova sede della Fondazione Feltrinelli, il nuovo cinema Anteo.

L’innovazione qui sta nell’aver conciliato il modello informale degli spazi creativi al rigore estetico della città, concentrandosi sulle vere e proprie potenzialità dello spazio e sulla qualità dei materiali che lo compongono. In Spaces Porta Nuova gli spazi comuni, seppur organizzati secondo principi che favorissero il più possibile forme di socialità, sono stati concepiti ponendo grande attenzione alla qualità dei materiali e dei dettagli, seguendo uno standard di progettazione in linea con quello degli ambienti privati.

Non c’è un misuratore scientifico di felicità individuale, anche se ci sono moltissime ricerche sul fatto che il benessere psicofisico dei dipendenti concorre in modo decisivo al successo dell’azienda. Come si regola un progettista, oggi, per puntare all’obbiettivo della massima felicità per ognuno sul posto di lavoro?
Varietà degli spazi. Dal formale all’informale. Dal intimo al collettivo. Dal rappresentativo al domestico.

Ma anche spazi che possono dar vita ad attività inaspettate in luogo di lavoro, book crossing, sorseggiare un tè su un comodo divanetto domestico, ritagliarsi un momento di intima meditazione in un booth o in un ufficio one to one.

Elementi naturali che trasformano lo spazio a seconda degli orari della giornata e delle stagioni.

Tutto condito con una alta qualità dei materiali e degli arredi siano essi su misura o scelti nello sterminato panorama del design industriale italiano, ma anche nord europeo.

Il vostro studio, Laboratorio Permanente, è già il vostro luogo di lavoro ideale, o vi si avvicina… oppure state studiando ulteriori migliorie?
Sì, nel nostro studio si lavora molto bene e l’umore generale di chi lo popola lo attesta. Una grande ricchezza sono gli elementi naturali che connotano lo spazio in modo diverso a seconda delle ore del giorno e delle stagioni.

La luce naturale che penetra dai lucernari e dalle grandi vetrate in modo diverso a seconda delle ore del giorno e delle stagioni.

Le piante che trasformano lo spazio con l’avvicendarsi delle stagioni. Le piante del cortile esterno e i fiori che in primavera si arrampicano sui serramenti della vetrata verso il cortile.

Materiali semplici: il cemento, l’intonaco bianco arricchiti qui e là da dettagli colorati e dalle seggioline tutte diverse….e quel classico disordine creativo che in uno studio di architettura non guasta mai.

Uno spazio open space per i nostri collaboratori, diviso dal nostro da una libreria e da una parete scorrevole.

Dall’altra parte del cortile una preziosa sala riunioni e sala maquettes.

Quando un luogo di lavoro è a misura d’uomo, è automaticamente bello. Quando funziona, e riesce a coniugare prestazioni e flessibilità, diventa bello. Come architetti, il nostro compito è interpretare le esigenze di chi lavora, trasformarle, applicarle. Questo è il bello.

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