Dal Vangelo ad oggi: mai più agnelli sacrificali

Dopo Gesù Crusto mai più agnelli da sacrificare.

La festa cominciava il 14 del mese Nisan (Marzo-Aprile) e si
prolungava per sette giorni (Esodo 12:14-20). Già il decimo
giorno di quel mese, però, essi (gli ebrei) dovevano
scegliere un agnello dal gregge, senza macchia, e dovevano tenerlo
fino alla sera del quattordicesimo giorno. Quindi, dovevano
ucciderlo e mangiarne la carne. Il suo sangue doveva essere sparso
sopra l’architrave e sopra i due stipiti di ogni porta di tutte le
loro case. Questo doveva essere il segno della loro salvezza in
vista del giudizio di Dio che in quella notte sarebbe passato per
l’Egitto. La promessa che Dio fece loro fu: “Quando vedrò il
sangue passerò oltre” (Esodo 12:13).

Anche Gesù Cristo sottostava alle ricorrenze ebraiche, ma
con la sua “opera di salvezza” (morte e Resurrezione), ne adempie
pienamente i significati profetici (Mat. 5:17,18; Gal. 4:1-11; Col.
1:16,17). Ecco perché l’apostolo Paolo dice espressamente
che il Signore Gesù Cristo è la nostra pasqua
immolata per noi (1 Cor. 5:7,8). Gesù Cristo è
l’Agnello senza difetto (Giov. 1:29; 1 Piet. 1:17-21; Apoc.
5:6,12), e dopo la sua morte non saranno mai più consentiti,
nella religione cristiana, i sacrifici animali.

Stefano Carnazzi

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