Chi è Arata Isozaki, l’architetto che ha reinventato lo status quo di Oriente e Occidente

La vita e la carriera di Arata Isozaki, uno dei maestri dell’architettura contemporanea e vincitore del Pritzker Prize 2019. La biografia di un innovatore che ha saputo interpretare le esigenze globali e locali.

Arata Isozaki è considerato uno dei visionari dell’architettura contemporanea internazionale. Gli è stato attribuito il merito di aver facilitato il dialogo tra Oriente e Occidente, reinterpretando le influenze globali nel suo campo e sostenendo lo sviluppo delle generazioni più giovani. All’età di 87 anni, è stato selezionato come vincitore del premio Pritzker 2019, annuncio arrivato il 5 marzo, la più alta onorificenza mondiale in ambito architettonico.

Originario di Ōita, nel Giappone meridionale, la carriera di Isozaki è iniziata negli anni Sessanta, in un periodo di rinascita del paese e si è caratterizzata per il suo sforzo a favore della ricostruzione non solo fisica ma anche culturale in seguito agli eventi drammatici della Seconda guerra mondiale. Tutto grazie al suo approccio lungimirante, all’impegno profondo nei confronti dell’arte dello spazio e alla metodologia transnazionale.

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Biografia di Arata Isozaki, vincitore del premio Pritzker 2019

Quando avevo 14 anni, la mia città natale è stata rasa al suolo. La bomba atomica è stata lanciata su Hiroshima, sull’isola di fronte, quindi sono cresciuto vicino all’epicentro dell’esplosione. C’erano soltanto rovine, nessun edificio, neppure una città. Ero circondato da rifugi e caserme. Perciò la mia prima esperienza con l’architettura è stata l’assenza di architettura, e ho cominciato a pensare a come le persone avrebbero potuto ricostruire le loro case e le loro città.Arata Isozaki

Arata Isozaki premio Pritzker 2019
L’architetto giapponese Arata Isozaki è il vincitore del premio Pritzker 2019 © Giuseppe Cacace/Afp/Getty Images

Dopo essere cresciuto a contatto con la distruzione causata dalla guerra, Isozaki ha intrapreso gli studi all’Università di Tokyo sotto l’istruzione di Kenzo Tange (anch’esso vincitore del premio Pritzker, nel 1987), laureandosi nel 1954. Entrò a far parte dello studio del suo maestro, Urtec, svolgendo un ruolo importante nell’elaborazione del piano Tokyo 1960, il progetto avanguardistico per un grande intervento strutturale per accomodare l’espansione della metropoli (la cui popolazione era cresciuta da 3,5 a 10 milioni di abitanti in 15 anni), ovvero una serie di città satelliti a corona dell’agglomerato urbano, mai realizzato. Nel 1963 fondò l’Arata Isozaki Atelier, oggi Arata Isozaki & associates, attraverso il quale si dedicò inizialmente alla realizzazione di interventi in patria, tra cui la biblioteca della prefettura di Ōita tra il 1962 e 1966, la struttura flessibile Festival plaza per l’esposizione universale del 1970 a Osaka, il museo d’arte moderna di Gunma tra il 1971 e il 1974, e il museo d’arte di Kitakyushu a Fukuoka tra il 1972 e 1974.

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La biblioteca della prefettura di Ōita di Arata Isozaki & associates, 1966 © Yasuhiro Ishimoto

Isozaki e l’evoluzione dello stile

Se in un primo momento Isozaki aderì al movimento brutalista, uno stile architettonico modernista che si sviluppò a metà del Novecento, durante la sua carriera l’architetto giapponese ha esplorato forme e soluzioni diverse. “Per trovare il mezzo più appropriato di risolvere i problemi, non potevo limitarmi a un solo stile – spiega –. Il cambiamento è diventato la mia sola costante. Paradossalmente, il cambiamento è diventato il mio stile”. Dopo la prima fase brutalista espressa nel progetto della biblioteca di Ōita, ispirato direttamente alla sua collaborazione con Tange, Isozaki si avvicinò invece al movimento metabolista, immaginando negli anni Sessanta uno scenario utopico per Tokyo. Meno conosciute sono la sua attività di designer e la sua passione per le curve di Marylin Monroe, da cui trasse ispirazione per disegnare l’eponima sedia Monroe nel 1972. 

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La sedia Monroe, le cui curve sono ispirate alle foto di nudo di Marilyn Monroe, da cui appunto la sedia prende il nome © 1stdibs

Una carriera tra Oriente e Occidente

A partire dagli anni Ottanta, Isozaki decise di volgere il suo sguardo verso l’Occidente, con il primo importante incarico negli Stati Uniti, dove tra il 1981 e il 1986 costruì il museo d’arte contemporanea di Los Angeles (il Moca), la sua prima opera internazionale caratterizzata da volumi semplici e regolari legati fra loro da rapporti geometrici e aurei. In quegli anni esplorò anche lo stile postmoderno come dimostrano i progetti dello Tsukuba center building del 1983, una cittadella della scienza nell’omonima città giapponese e del Team Disney Orlando a Lake Buena Vista, una delle sedi statunitensi dell’azienda, del 1990.

A partire da questo momento iniziò una serie di interventi che lo consacrarono come un inguaribile viaggiatore e un precursore della tendenza di lavorare ben oltre la propria terra d’origine, condizione che lo ha reso anche un punto di riferimento nel dialogo tra Oriente e Occidente. “Isozaki è stato uno dei primi architetti giapponesi a costruire fuori dal Giappone, in un periodo in cui erano le civiltà occidentali a influenzare l’Oriente – secondo Thomas Pritzker, presidente della fondazione Hyatt di Chicago che, per volontà della famiglia Pritzker, istituì l’omonimo premio nel 1979 –, rendendo la sua architettura, condizionata a sua volta dalla popolazione globale, veramente internazionale”.  Con il suo approccio lungimirante molto attuale per il nostro mondo globalizzato, “è stato un pioniere nel comprendere che le esigenze dell’architettura sono sia globali che locali, e che queste due forze sono parte di una singola sfida”, continua Pritzker.

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I progetti di Arata Isozaki nel mondo e in Italia

Varcati i confini giapponesi, Isozaki realizzò decine di edifici in tutto il mondo: il Palau Sant Jordi di Barcellona, in Spagna, in occasione dei Giochi olimpici del 1992; il centro culturale di Shenzhen, in Cina (1998-2007); la scuola d’arte Central academy of fine arts e il suo museo a Pechino, sempre in Cina (2003-2008); il centro convegni Qatar national convention center di Doha (2004-2011); la sala concerti della Shanghai symphony orchestra, in Cina (2008-2014); e il museo provinciale dell’Hunan (2011-2017), anch’esso in Cina.

In Italia Isozaki è stato tra i protagonisti delle trasformazioni realizzate in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino nel 2006, firmando il palasport per l’hockey su ghiaccio, e dei nuovi sviluppi in altezza di Milano con la Torre Isozaki (chiamata anche Torre Allianz o “Il dritto”), che si trova nel quartiere Citylife e che con i suoi 209 metri è il secondo edificio più alto del paese dopo la Torre Unicredit, anch’essa a Milano. È tuttora al centro di accesi dibattiti a livello nazionale come quello intorno al progetto della Nuova uscita della galleria degli Uffizi a Firenze per l’ampliamento del museo, ancora irrealizzato. Dal 2005 ha aperto a Milano, insieme al suo socio italiano Andrea Maffei, lo studio Arata Isozaki & Andrea Maffei associati.

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La Torre Isozaki a Milano © Youbuild

Un’architettura che connette il globale con il locale

Isozaki ha ricevuto illustri riconoscimenti in Giappone e in tutto il mondo, e grazie alla sua esperienza e alla sua influenza sulla scena internazionale viene scelto come membro di molte giurie e commissioni per premi internazionali e concorsi. La cerimonia di consegna del premio Pritzker di quest’anno è in programma alla reggia di Versailles, dove nel 1995 era stato premiato un altro architetto giapponese, Tadao Ando. Con Isozaki sale a otto il numero di progettisti suoi connazionali che hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento. L’ultimo è stato Shigeru Ban nel 2014, preceduto l’anno prima da Toyo Ito. Nel 2010 era stata la volta della coppia formata da Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, nel 1993 di Fumihiko Maki per poi arrivare a Kenzo Tange nel 1987.

A conferire il premio Pritzker a Isozaki è stata la giuria composta da Stephen Breyer, André Aranha Corrêa do Lago, Richard Rogers, Kazuyo Sejima, Benedetta Tagliabue, Ratan N. Tata, Wang Shu e Martha Thorne, che ha sottolineato come Isozaki, possedendo una profonda conoscenza della storia e della teoria architettonica e abbracciando le avanguardie, non abbia mai semplicemente replicato lo status quo. Al contrario, la sua ricerca di un’architettura significativa si è riflessa nei suoi edifici che fino ad oggi, sfidando le categorizzazioni stilistiche, sono in continua evoluzione e sempre innovativi nell’approccio. 

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