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In Egitto sorgeranno tre boschi verticali progettati dall’architetto Stefano Boeri

Il progetto New Cairo vertical forest, firmato dallo studio Stefano Boeri architetti, avrà l’obiettivo di ossigenare una delle città più congestionate del Nordafrica e sarà pronto entro la fine del 2023.

Il Bosco verticale, portavoce del concetto di forestazione urbana e riconosciuto ormai in tutto il mondo per essere uno dei primi esempi di architettura sostenibile, si prepara a diventare un punto di riferimento anche in Egitto: sorgerà nella città di New Cairo, costruita ad est della capitale con l’obiettivo di alleviarne la congestione. Il progetto si compone in realtà di tre torri, disegnate ancora una volta dall’architetto milanese Stefano Boeri, che saranno realizzate con la collaborazione della designer egiziana Shimaa Shalash e dell’agronomo paesaggista Laura Gatti, curatrice del verde del Bosco verticale di Milano.

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I tre nuovi edifici sperimentali presentati da Stefano Boeri architetti per la nuova capitale amministrativa del Cairo © Stefano Boeri architetti

Com’è strutturato il progetto

Ciascuna delle torri avrà un’altezza di trenta metri, si comporrà di sette piani, sarà autosufficiente dal punto di vista energetico e capace d’integrare perfettamente natura e architettura. Uno degli edifici ospiterà un hotel, mentre gli altri due saranno occupati da residenze di varie tipologie, progettate per rispondere alle diverse necessità degli abitanti della nuova capitale. In totale l’area verde supererà i 3.600 metri quadrati, una superficie equivalente alla pianta della costruzione.

Il progetto, reso possibile dall’accordo firmato tra la società immobiliare egiziana Misr Italia properties e dallo studio Stefano Boeri architetti, dovrebbe essere completato entro la fine del 2023. “Quando ho visto per la prima volta il Bosco verticale di Milano – afferma l’amministratore delegato di Misr Italia properties, Mohamed El-Assal – mi è piaciuto molto e ho voluto subito incontrare Stefano per parlargliene. L’intesa è stata immediata; qui al Cairo siamo i primi ad aver avviato un progetto ecosostenibile e ci auguriamo di poter continuare, magari coinvolgendo anche il governo”, sottolinea.

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Il progetto prevede la presenza di 350 alberi e oltre 14mila arbusti e cespugli appartenenti a cento specie differenti tipiche del Paese © Stefano Boeri architetti

Il verde dei tre boschi verticali di New Cairo

Il principio alla base della costruzione dei tre edifici è quello di dare ad ogni singola unità abitativa la possibilità di poter beneficiare di un’appropriata quantità di verde; ogni appartamento è stato progettato per aprirsi su una balconata che ospiti una selezione di specie vegetali tipiche della fascia climatica nordafricana caratterizzate da differenti altezze, tipologie e periodicità di fioritura. In particolare, il piano prevede la presenza di 350 alberi e oltre 14mila arbusti e cespugli appartenenti a cento specie differenti tipiche del Paese (oltre a uccelli e insetti), che corrispondono a circa un terzo di quelle viventi oggi all’interno del tessuto urbano del Cairo.

Le piante fungeranno da giganteschi filtri d’aria, che a regime ogni anno assorbiranno circa sette tonnellate di anidride carbonica e produrranno in cambio otto tonnellate di ossigeno, riducendo le emissioni di gas serra e la temperatura circostante. Avranno anche un ruolo importante nel mantenimento delle condizioni climatiche interne grazie all’ombra naturale che saranno in grado di produrre. “Dietro ad ogni progetto c’è un grosso lavoro di ricerca tecnica. Ogni situazione è nuova, e quello che cerchiamo di fare è lavorare con gli abitanti del luogo per selezionare le specie vegetali tipiche dell’area che meglio si adattino al bosco, e quindi non siano solo ornamentali”, spiega l’agronomo Laura Gatti.

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Le tre torri green, alte 30 metri di altezza ognuna, saranno energeticamente autosufficienti © Stefano Boeri architetti

Le logge vegetali che avvolgeranno l’intero perimetro delle torri daranno continuità e connoteranno in maniera significativa il disegno delle facciate: un edificio sarà caratterizzato da terrazze continue dall’ampiezza e dallo sviluppo regolare, mentre negli altri due boschi verticali il sistema di logge, seppur continuo, varierà in profondità ospitando, a seconda dell’ampiezza della sporgenza, vegetazione arbustiva oppure varie specie arboree.

Una visione strategica per rendere Il Cairo più green

La presentazione dei tre boschi verticali di New Cairo si è accompagnata anche all’esposizione di una visione strategica per la capitale che, con i suoi dieci milioni di abitanti, è oggi una delle metropoli meno salubri al mondo: gli ultimi rapporti compilati dall’Organizzazione mondiale dalla sanità classificano Il Cairo come la seconda città più inquinata del globo, sottolineando come questo dipenda soprattutto dalla quasi totale assenza di alberi.

Il nuovo complesso architettonico rientra nella visione più ampia di Greener Cairo, un nuovo approccio sostenibile presentato da Stefano Boeri e dall’architetto Francesca Cesa Bianchi, che prevede varie strategie di demineralizzazione per ottenere la conversione ecologica della metropoli egiziana.

Oltre alla pianificazione di nuove architetture, si prevedono: una grande campagna per trasformare in orti e giardini le migliaia di tetti piani della città; la moltiplicazione di edifici verdi attraverso l’aggiunta di specie vegetali alle facciate; l’incremento della vegetazione urbana mediante la creazione di un sistema di corridoi verdi che attraversino la vecchia capitale e si congiungano ad un più grande bosco orbitale, rendendo Il Cairo la prima città del Nordafrica ad affrontare la grande sfida dei cambiamenti climatici e della riconversione ecologica.

La nuova capitale amministrativa d’Egitto

La foresta verticale egiziana è destinata a sorgere nella parte centrale di quella che diventerà la nuova capitale amministrativa della nazione. Il centro è in costruzione in pieno deserto a circa 45 chilometri a est de Il Cairo ed è promosso dalla Administrative capital for urban development (Acud), proprietà delle forze armate per il 51 per cento e della New urban communities authority (Nuca) per il restante 49 per cento.

La nuova capitale, la cui prima pietra è stata posata nel luglio 2018, sarà uno dei più importanti hub terziari e amministrativi del Paese, in cui verranno realizzate residenze e servizi per una popolazione stimata di 6,5 milioni di abitanti, distribuiti in 21 distretti residenziali collegati da 650 chilometri di nuove strade. Sarà connessa materialmente e digitalmente da reti di trasporto pubblico nazionali, attentamente monitorate da un’infrastruttura in fibra ottica. L’alimentazione sarà prevalentemente fornita da fonti rinnovabili. L’uso dell’Iot (Internet of things) servirà a risparmiare energia e ad utilizzarla nel modo più adeguato.

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Il progetto Liuzhou forest city, con 40mila alberi e circa un milione di piante di oltre cento specie diverse © Stefano Boeri architetti

Un modello sempre più globale, la forestazione urbana

Sebbene il pluripremiato Bosco verticale di Milano rimanga per ora l’unico esistente, sono sempre di più i Paesi in cui si stanno portando avanti nuove declinazioni delle due torri completate nel capoluogo lombardo nel 2014, con numerose varianti dalle dimensioni e forme sempre più imponenti. Da Losanna a Utrecht, da Parigi a Nanjing, da Liuzhou a Eindhoven, l’idea è di lavorare allo sviluppo di questo modello di intervento urbano in diverse parti del mondo, a cui adesso si aggiunge anche l’Egitto, con un progetto di riforestazione urbana che contribuirà alla rigenerazione dell’ambiente e all’incremento della biodiversità metropolitana senza espandere ulteriormente la città sul territorio.

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