Yamina Oudai Celso

Contributor

Ho manifestato molto presto i sintomi di due vizi incurabili, ovvero la filosofia e la scrittura: la prima si è incanalata in un dottorato di ricerca, nella pubblicazione di un libro su Freud edito da Bollati Boringhieri e in un’attività accademica a cavallo tra Venezia, Ginevra e Parigi, mentre la seconda è sfociata in un’ormai più che decennale collaborazione giornalistica con le pagine culturali di varie testate cartacee e on line, con particolare attenzione all’arte, alla letteratura e ai viaggi. Sempre a caccia di quel fil rouge che accomuna cultura, arti, architetture e paesaggi, poiché le emozioni più intense o le riflessioni più istruttive sono nel mio caso sempre innescate dalla Bellezza, che inevitabilmente implica –e da alcuni decenni a questa parte spesso coincide con– un armonioso dialogo con l’ambiente e col resto del pianeta. Le mie “droghe” preferite? Un concerto dal vivo di Keith Jarrett o uno di Itzhak Perlman, un film del mio adorato Luchino Visconti, una poesia di Baudelaire, un “Don Giovanni” mozartiano cantato come si deve o una pièce di Shakespeare, ma anche l’intera giornata trascorsa in cucina ad inventare ricette, o la contemplazione dei miei “alter ego” animali, ovvero i gatti (di casa e non), i ghepardi, i leoni e tutti i felini in generale: se non vengono sul mio divano, vado io nella savana a cercarli.

Citazione preferita. “Bisogna avere ancora del Caos dentro di sé per poter generare una stella danzante” (Friedrich Nietzsche)

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