Brexit, dall’Unione europea doppia opzione (con ultimatum) al Regno Unito

Dopo una riunione-fiume, i governi dell’Unione europea hanno imposto due date-limite al Regno Unito sulla Brexit. Ecco i possibili scenari.

I 27 paesi membri dell’Unione europea (Regno Unito escluso) hanno presentato una nuova proposta sulle procedure che occorrerà seguire nell’ambito della Brexit. Dopo lunghe discussioni, nella notte tra giovedì 21 e venerdì 22 marzo, i governi hanno indicato al primo ministro di Londra, Theresa May, due date limite: quella del 12 aprile e quella del 22 maggio.

12 aprile e 22 maggio, le due date-limite imposte da Bruxelles a Londra

Entro la prima, il Regno Unito dovrà indicare a Bruxelles se avrà preso una decisione definitiva sul metodo di uscita dall’Ue e se intende o meno partecipare alle prossime elezioni europee. Per ragioni organizzative, infatti, quella del 12 aprile rappresenta la data limite. Qualora invece, sempre prima di tale deadline, il governo britannico dovesse riuscire a convincere il Parlamento a far ratificare d’accordo sulla Brexit (un nuovo voto, dopo i primi due “no”, è previsto per la prossima settimana), l’Unione europea è disposta a concedere fino al 22 maggio per farlo ratificare ufficialmente. Perché proprio tale data? Perché immediatamente precedente alle stesse elezioni che si svolgeranno in tutta Europa dal 23 al 26.

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Una manifestazione contro la Brexit a Londra © Jack Taylor/Getty Images

L’obiettivo dei Ventisette è, di fatto, di porre il governo di Londra alle strette. Bruxelles e non ci sta ad assumersi la responsabilità della Brexit, soprattutto qualora essa sia effettuata con un “no deal” (senza accordo). Un recente studio dell’Istituto Bertelsmann ha spiegato che i costi, in tal caso, sarebbero infatti altissimi: per il Regno Unito si parla di 57,3 miliardi di euro all’anno di ricchezza perduta ovvero circa 900 euro per ciascun abitante. Mentre per l’Unione Europea il danno è stato quantificato in 40,4 miliardi.

Cifre stratosferiche, che confermano come lo scenario di una “hard Brexit” sarebbe catastrofico. Per tutti. Anche per questo non si esclude la possibilità, vista l’impasse totale nella quale si trova attualmente Theresa May, di prendere tempo. Il che si tradurrebbe in un rinvio dell’abbandono dell’Unione europea da parte di Londra.

Sulla Brexit tutte le opzioni ancora possibili. E anche il governo May potrebbe non reggere

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, ha tuttavia ammonito: “Se non sarà presa alcuna decisione di qui al 12 aprile, un rinvio di lunga durata diventerà impossibile”. In altre parole, Bruxelles ha accettato l’idea di concedere alcune settimane in più al governo inglese (la Brexit scatterebbe altrimenti il 29 marzo), ma non di procrastinare la questione sine die.

Inaccettabile, poi, anche la proposta giunta da Londra di prendere tempo fino al 30 giugno, senza tuttavia partecipare alle elezioni europee. Ciao, secondo i governi dei paesi membri dell’Ue, avrebbe rischiato conseguenze potenzialmente gravissime. In particolare per il fatto che la legittimità della stessa tornata elettorale avrebbe potuto essere messa in discussione.

Per la Gran Bretagna, infine, rimane un’ultima opzione. Quella cioè di porre in minoranza il governo May, costringere il primo ministro alle dimissioni, e convocare immediatamente elezioni anticipate. Il che potrebbe teoricamente rivoluzionare le carte in tavola, portando magari ad un “rinvio lungo” e, forse, ad un secondo referendum sulla Brexit tra la popolazione britannica.

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